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sabato 2 gennaio 2021

Silvia è un anagramma

 

silvia è un anagramma franco buffoni
Silvia, rimembri ancora

Quel tempo della tua vita mortale,

Quando beltà splendea

Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,

E tu, lieta e pensosa, il limitare

Di gioventù salivi?



 

Questi versi di Giacomo Leopardi (Recanati, 1798 - Napoli, 1837) saranno suonati ben familiari a qualsiasi lettore. In essi, il nome di “Silvia” è un anagramma: quello di “salivi”, la parola in chiusura della strofa. Era anche uno pseudonimo, dato che la dedicataria (la figlia del cocchiere di casa Leopardi) si chiamava Teresa. Oltre a ciò, “Silvia” è un modo obliquo per parlare del senso di esclusione dalle gioie della vita (quelle amorose nella fattispecie) cronicamente provato dal giovane Giacomo. Un’esclusione non dovuta tanto all’aspetto fisico, ma probabilmente alla sua omosessualità, come deduce Franco Buffoni.

            Dopo Due pub, tre poeti e un desiderio (Milano 2019, Marcos y Marcos), il poeta biografo torna ad analizzare le vite e gli scritti di altri tre autori. Una volta occupatosi del mondo anglosassone con George Byron, Oscar Wilde e W.H. Auden, Buffoni è tornato idealmente in Italia, per parlare di Giacomo Leopardi, Giovanni Pascoli ed Eugenio Montale. Essi sono l’argomento del saggio Silvia è un anagramma (Milano 2020, Marcos y Marcos).

            Tutti e tre hanno avuto una vita sentimentale e un rapporto col mondo femminile a dir poco peculiare. Però, nessuno degli accademici che hanno trattato della loro vita ha mai osato ipotizzare apertamente che ciò fosse dovuto all’omosessualità. È quello che l’autore chiama “neutro accademico eterosessuale italiano”: ovvero, il dare per supposto che un grande poeta (ove non esplicitamente indicato) sia eterosessuale, considerando questa opzione come “ovvia” e “normale”. Eppure, comprendere se un autore fosse o meno attratto dalle donne getterebbe luce sul significato di buonissima parte della sua opera, perlomeno laddove essa tratta degli affetti e del suo senso di “diversità” rispetto al resto degli uomini. Lungi dall’essere un pettegolezzo biografico, l’eventuale omosessualità di un poeta sarebbe una chiave d’interpretazione cruciale...


Erica Gazzoldi


Continua su Il Simposio - Anagrammi. Acquistabile su Amazon come Kindle o in formato cartaceo.

domenica 29 novembre 2020

Il Simposio - Anagrammi

 “Silvia è un anagramma”, sostiene Franco Buffoni nel suo omonimo saggio. Si riferisce alla celebre Silvia leopardiana, il cui nome è un anagramma di “salivi”… ma anche un modo per mascherare il vero interesse sentimentale dell’autore. Perché Leopardi amava un uomo… 

il simposio lgbt anagrammi

            Abbiamo così dedicato questo numero ai modi per “dire e non dire”, alle ambiguità che - in ogni epoca - hanno segnato il modo di parlare delle sessualità non eteroconformi. Veri e propri anagrammi, in cui l’ “innominabile” viene scomposto e mascherato, ma mai taciuto del tutto - perché sarebbe impossibile.

            La strategia più nota è quella menzionata dalla dott.ssa Roberta Ribali, quella del “don’t ask, don’t tell”: ovvero, evitare del tutto il coming out, laddove non è richiesto. È la strategia tipica degli ambienti fintamente “corretti”, laddove il sorriso e la tolleranza nascondono la reale disapprovazione.

            Abbiamo poi forme d’intolleranza che possono essere sia interne che esterne alla comunità LGBT: come la panfobia, la diffidenza e la negazione aprioristica verso la pansessualità come orientamento a sé.

            Inaspettatamente fuori dall’eteronormatività risultano essere le personalità di monache ritenute sante e i contenuti di diversi testi ebraici. Spunta persino “santa Federica”… la famosa “mano amica”, utilizzabile per pratiche spirituali non certo gravose.

            Fra le realtà “innominabili” mascherate tramite “anagrammi”, non possiamo dimenticare transessualità e transgenderismo. È vero che la vista di un ftm (uomo nato femmina) suscita meno scandalo della vista di una donna transessuale? E qual è la risposta a chi si ostina a sostenere il binarismo di generi e sessi? È quello che scoprirete risolvendo i nostri anagrammi.


Il Simposio - Anagrammi è acquistabile su Amazon come Kindle o in formato cartaceo.

martedì 12 maggio 2020

Il Simposio - Non è un Paese per...


Non è un paese per… Per chi? Per cosa? L’interruzione lascia un vuoto che pone domande.
Il titolo di questo numero si ispira visibilmente a uno degli articoli contenuti in esso: Non è un Paese per genderqueer. Ma quel “buco” può essere riempito da altri “indesiderati”, normalmente “tollerati” - quella che già Pasolini definiva come forma di condanna più raffinata.
Comprendere le dinamiche di discriminazione e privilegio, innanzitutto, richiede un lavoro di analisi intersezionale della società, che mostri le interconnessioni fra genere, razza, classe, orientamento sessuale e altri elementi. 
il simposio lgbt non è un paese per

A proposito di orientamento sessuale e di genere, vedremo come due film di argomento yiddish affrontino queste tematiche in un modo che è probabilmente inusuale per chiunque stia leggendo in questo momento.
Attraverso un romanzo, conosceremo una storia di maturazione e scoperta di sé da parte di un uomo gay attraverso il rugby.
La nostra rubrica di cinema e spettacolo ci racconterà invece la storia vera di due donne che si sono amate tra mille rischi, nella Germania nazista.
L’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 ci ha invece portati a pubblicare un articolo su quanto le epidemie accentuino le fragilità sociali e la solitudine che già pesano su alcune persone, come le donne transessuali costrette a prostituirsi.
Un sorriso arriva dalle vignette, sebbene si tratti di un sorriso amaro sugli atteggiamenti machisti e sessisti di certi “microcefali”.
Dal “come devono essere le donne” dettato dai “veri maschi” al “come devono essere gli uomini” secondo coloro che vorrebbero “contrastare la dismisura del desiderio maschile”: ci sarà sempre qualcuno che pretenderà di stabilire il “dover essere” del prossimo?
Concludiamo questa carrellata di “indesiderati” con le immagini di chi è “desiderato” certamente: due fotomodelli, esempi di “equilibri” estetici immortalati in fotografia.

Il Simposio - Non è un Paese per... è disponibile su Amazon nei formati Kindle e cartaceo.

giovedì 12 dicembre 2019

Non si può fermare l'estate: intervista con Anton Emilio Krogh



Parlare di estate in questi mesi… Sembrerebbe un paradosso. Eppure, è dovuto, dato che stiamo parlando dell’ultimo romanzo di Anton Emilio Krogh: Non si può fermare l’estate (Mursia, 2018). Avvocato, ma con la passione per la scrittura, aveva già dato alle stampe l’autobiografico  Come me non c’è nessuno (Mursia, 2017). In merito alla sua seconda opera, ci ha rilasciato la seguente intervista. 
anton emilio krogh non si può fermare l'estate

Se posso permettermi: quanto c'è di autobiografico in questo romanzo?  Carlo (che il padre vorrebbe avvocato, ma che ha invece la vocazione alla comunicazione) sembrerebbe somigliare a Lei...

Posso senz’altro dire che, al contrario di Come me non c’è nessuno, il mio romanzo di esordio  autobiografico , il  secondo libro racconta invece  una storia di fantasia.
Questo non esclude che la scrittura possa essere stata contaminata in senso positivo da esperienze ed emozioni personali,  o, comunque, conosciute attraverso terze persone.
Credo infatti che  qualsiasi scrittore trasferisca qualcosa di sé nei propri libri, come probabilmente fanno i registi nei loro film.

Nell'era degli smartphone e dei rapporti "liquidi" (o addirittura "usa e getta"), un'amicizia così reale e così duratura sembrerebbe una rarità... Tu ritieni ancora possibili le relazioni autentiche? Se sì, perché?

Ho sempre coltivato l’amicizia, un sentimento e un valore in cui credo moltissimo, e per questo ho voluto celebrarla in Non si può fermare l’estate. Guardando i giovani e, soprattutto, i giovanissimi di oggi, mi ritengo fortunato per aver vissuto, fino a pochi anni fa, assolutamente libero da dipendenze da smartphone e tablet. Era un mondo in cui ci si conosceva stringendosi la mano e guardandosi negli occhi, un mondo in cui (sia in amicizia che in amore) “rischiavamo” l’incontro  reale, con tutte le sue conseguenze : dall’alchimia più profonda e coinvolgente alla frustrazione del rifiuto o della delusione.
Oggi, l’unico “ rischio” che corriamo è di trovarci soli tra quattro pareti e gli occhi fissi su uno schermo per ore, pieni di amici virtuali e di un’immensa solitudine. Ed è anche di questo che ho voluto raccontare, narrando la lunga estate di tre inseparabili amici che, inevitabilmente, anche a quarant’anni devono fare i conti con questa dipendenza, che ormai non risparmia più nessuno.
L’era digitale ha sottratto moltissimo ai rapporti umani e (ad essere sincero) all’orizzonte non vedo prospettive di “umanizzazione “ troppo confortanti; ma, nonostante tutto,  la mia natura di inguaribile ottimista mi spinge a credere che qualcosa accadrà e comprenderemo quanto abbiamo perso.

Visto che questa è una rivista LGBT, ci parli un po' di Luca: quello che "si veste in modo eccentrico" e "preferisce la compagnia dei ragazzi". Qual è il suo rilievo nella trama? Lo trova rappresentativo del ragazzo gay medio? O stereotipato? O semplicemente... se stesso?


Intervista a cura di Erica Gazzoldi

Continua su Il Simposio - Il coraggio di essere. Disponibile su Amazon nei formati Kindle e paperback


mercoledì 11 settembre 2019

"Diurna": essere transgender alla luce del sole



Diurna, la transessualità come oggetto di discriminazione (editore Costa & Nolan, 2008) è un libro di Monica Romano, attivista transgender, femminista e scrittrice. 
monica romano diurna transessualità

Ho letto Diurna d’un fiato, in una notte, prendendo appunti,  senza riuscire a smettere.  Dentro, vi ho ritrovato, espressi in modo potente, dettagliato e documentato, gli snodi filosofici e politici, le chiavi interpretative – comuni a varie forme di oppressione -  che guidano i miei attivismi, i campi in cui ogni giorno mi muovo. Alla fine della lettura, la consapevolezza che tutti i meccanismi di oppressione, pur nella loro specificità, presentano caratteristiche comuni, che rendono evidente l’importanza di  un'alleanza dei corpi.
 Al contempo, ho provato sconforto, in quanto proprio il fatto che questo testo renda così chiari i termini del dibattito e della discriminazione porta a  focalizzarsi su quello che (a mio avviso) è il voluto  mantenimento di una determinata  ignoranza  sul tema transgender, a oggi ancora più estesa rispetto ad altre categorie di oppresse e oppressi.  Ritengo che il problema sia innanzitutto a livello istituzionale, in quanto la scuola, che dovrebbe essere uno degli strumenti fondamentali per veicolare conoscenza sugli aspetti cardine del nostro vivere comune, non offre programmi adeguati di informazione in tal senso, ma anche a livello mediatico, dato che, ancora oggi, delle persone transgender si continua a parlare prevalentemente in contesti di gossip, cronaca nera e con sfumature dal macchiettistico al morboso.


Il libro è potente, molto potente. Perché? Innanzitutto, perché travalica quello che spesso pare essere il massimo che si possa pretendere da un potere vigente: paternalismo e carità. Il fine non è tranquillizzare l’ordine ciseteronomartivo, ma scardinarlo. Infatti, già nella prefazione di Diana Nardacchione, si trova espresso il concetto per cui quando un potere non riesce più a difendersi, con la violenza o con la censura, cerca di ridurre il dispendio delle energie concedendo  la “tolleranza”, definita come quell’atteggiamento per cui viene concesso alle nuove idee di essere espresse, a patto che non mettano troppo in discussione l’ideologia vigente tacitamente o implicitamente considerata come sovraordinata, o normale, o naturale. Tuttavia, accadono poi i sovvertimenti, le  rivoluzioni, e il mondo può cambiare radicalmente, non soltanto nelle parole, e  i cosiddetti diversi non devono più preoccuparsi di proclamarsi innocui (nel senso di "non minanti l’ordine tradizionale"), in quanto i concetti di normalità e diversità non avranno più alcun senso logico, saranno un'illusione del passato...

Silvia Molè


Prosegue su Il Simposio - Diamanti. Disponibile on line nella versione Kindle paperback. Chi ne ordinerà una copia cartacea riceverà quella elettronica in omaggio.


mercoledì 28 agosto 2019

L'amore è la nostra resistenza: la trilogia "A-Diamond"



Chi non ha mai sognato, almeno per una volta, di vivere in un mondo perfetto? Di trovare un luogo ove qualsiasi dolore e ingiustizia scompaiano? Nella letteratura, com’è risaputo, questo è possibile senza le delusioni e gli effetti collaterali delle utopie reali. È il motivo che ha animato un giovane autore, noto con lo pseudonimo di S. R. R. Adiamante. È il creatore della trilogia A-Diamond, di cui esamineremo il Libro Primo: L’amore è la nostra resistenza  (luglio 2018, Amazon Kindle Direct Publishing Project). 
a-diamond adiamante

Questo romanzo si apre con la presentazione di un marchio di moda: A-Diamond, appunto. Il suo logo mostra un’elegante “A” sovrapposta a un diamante. La lettera è simbolo di quanto sta in cima, all’inizio di ogni elenco alfabetico; la pietra preziosa rimanda all’eccellenza, ma anche alla passione collezionistica del bellissimo Roberto Adiamante. Lui e il marito Giancarlo si sono creati quel cognome, che hanno trasmesso ai figli Alwin e Gardenia. Così pure si sono creati una vita da favola: una griffa di moda, come abbiamo detto, ma anche uno sport di loro invenzione, l’Acrobatic Ball. Come recita il nome (“palla acrobatica”), è un gioco di squadra in cui il punteggio è deciso dalla destrezza e dalla complessità delle mosse effettuate dai giocatori.


I coniugi Adiamante hanno anche edificato una loro capitale, Adiamanta, riqualificando l’area della loro principale sede aziendale. La loro epopea gronda denaro, naturalmente: è inutile negare l’importanza delle disponibilità finanziarie nel realizzare un’utopia. Nemmeno un sognatore come S. R. R. Adiamante può negarla. Ma, come tutti gli eroi positivi che si rispettino, Roberto e Giancarlo sono partiti dal nulla: dalla povertà e da situazioni famigliari difficili. Dato che un sogno non è mai tale se rimane per pochi, gli Adiamante reinvestono buona parte delle loro cospicue entrate in mecenatismo, in progetti ecologici e umanitari. Hanno anche un loro ambasciatore, il russo Sasha, che si occupa di intervenire in caso di violazione dei diritti umani. Compito rischioso, che gli è spesso costato l’incarcerazione e la tortura. Rivederlo vivo non è mai scontato. Come se non bastasse, l’ambasciatore ha una predilezione per amori tormentati, verso anime spezzate. Sui corpi, da buon pansessuale, non ha spesso da eccepire: ma li preferisce “imperfetti”, lontani da un canone stereotipato di bellezza...

Erica Gazzoldi

Prosegue su Il Simposio - Diamanti. Disponibile on line nella versione Kindle paperback. Chi ne ordinerà una copia cartacea riceverà quella elettronica in omaggio.



giovedì 28 febbraio 2019

Una Graphic Novel interamente dedicata a Cinzia



Quando approdai a Milano nel 2002, come studente imberbe (imberbe anche perché vivevo ancora come ragazza!) del Politecnico di Milano, scoprii la cultura Nerd, e, tramite il mio ex, conobbi Leo Ortolani e Rat-Man
cinzia transgender leo ortolani

È un fumetto che mi ha tenuto compagnia per tutto il mio percorso universitario.
Ricordo quando, iniziando a prendere consapevolezza della mia transgenerità, scrissi ad Ortolani per “riprenderlo” sulla sua rappresentazione di Cinzia e degli altri personaggi femminili. Avevamo avuto uno scambio cortese di idee.
Poi, dopo tanti anni, scopro per caso che è uscita una Graphic Novel interamente dedicata a Cinzia, e una cosa mi colpisce in particolare: la sua nuova immagine.
Il suo corpo è bello, nel suo essere marcatamente transgender, ma in modo non più volgare. Cinzia è decisalibera, ignora lo sguardo giudicante delle persone, donne e uomini che siano.



Vita transgender raccontata con ironia

Non è chiaro se Cinzia sia in un percorso medicalizzato o non lo sia (il fumetto dà maggiore spazio alle relazioni sociali della protagonista), ma rivedo in lei tutte le difficoltà che noi persone transgender con documenti difformi dobbiamo affrontare ogni giorno, come la ricerca di un lavoro che renda giustizia alla nostra formazione.
Emergono anche altri elementi, come la complicità della nonna, l’amicizia di un’altra donna transgender che si accontenta del fare la cam-girl (mentre Cinzia insiste a voler trovare un lavoro diurno), il sadismo della psichiatra che non vuole concedere la perizia e che pratica misgendering verso Cinzia, chiamandola col nome anagrafico Paul, la demenzialità delle associazioni nel perdersi in tematiche barocche e lontane dai bisogni delle persone, il sentire di non avere un posto in un mondo binario basato su due poli, quello maschile e femminile, opposti e complementari, la battaglia per la depsichiatrizzazione della condizione transgender, il lesbismo transescludente, la sofferta decisione di lavorare indossando panni e identità maschile, i deliri del complottismo “anti-gender” e un amore mediato da una menzogna sulla propria identità.
Il tutto è condito da un sapore di musical (iù meic mi fiiiil, laic e netural uomaaaan!) e dagli alleati: l’immancabile coinquilina trans e la task force “trucco e parrucco istantaneo”...


Nathan

Continua su Il Simposio - Oltre la terza dimensione. Disponibile su Amazon nei formati Kindle paperback. Chi acquisterà la versione cartacea potrà avere anche quella digitale in omaggio.

giovedì 21 febbraio 2019

Lettera a Daniela Danna su "La Piccola Principe"



Sono stato uno dei primi a leggere il libro di Daniela Danna (La Piccola Principe), dopo la sua uscita nelle librerie. Ho fatto molta fatica a reperirlo, essendo piena estate; alla fine, ho dovuto usare Amazon.
Ho pensato che la cosa più sensata da fare, prima di scrivere una recensione, fosse mandare le mie impressioni a Daniela stessa, perché sono totalmente disinteressato al clima di contrapposizione e di opposizione creatosi negli ultimi due anni tra mondo lesbico/femminista e mondo trans, e che, secondo me, deriva, in buona parte, dal non riuscire ad avere un linguaggio condiviso.
Premetto che il mio è un punto di vista particolare, essendo io un uomo transgender ftm, ma anche un uomo gay e un sostenitore del percorso non medicalizzato come una delle opzioni possibili. Le mie impressioni, leggendo il libro, sono fortemente influenzate dal mio percorso personale e politico.




daniela danna la piccola principe


Cara Daniela,
come promesso, ti scrivo cosa mi è piaciuto, non mi è piaciuto, o mi risulta poco chiaro del tuo testo. Vado in ordine cronologico e appunto considerazioni pagina per pagina.
            Inizio dalle persone a cui ti rivolgi: ragazzine che pensano di avere una tematica di identità di genere (identificandosi come “altro da donna”) al femminile, immagino perché, finora, sono state “socializzate” come tali. Dal tuo punto di vista, ciò ha senso; ma, se fossi io il giovane ftm in questione, preferirei che mi si rivolgesse il più possibile al neutro, proprio in quanto persona questioning. Temo, però, che ciò vada contro le intenzioni filosofiche del libro. Non dico questo in quanto sostenitore ideologico del linguaggio genderless, ma penso sia meglio lasciare la persona questioning “in campo neutro”, per venire incontro alla sua sensibilità.
So che non è la tua politica, ma volevo condividere il mio approccio con te.
            Voglio pensare che questo libro non sia rivolto ai giovani transgender ftm: per esempio, a quel “me giovane” che, in anni in cui non si parlava di t (figuriamoci di ftm e di ftm gay), si è sentito “cancellato e frainteso”; ma che si rivolga, piuttosto, a chi “pensa a torto” di essere ftm, a chi, per i pochi strumenti che ha, a causa anche dell’età, confonde identità di genere, ruolo di genere, e orientamento sessuale - quindi, non si rende conto di essere portatrice di una tematica di “lesbismo” o di “ruoli” e di non essere, quindi, transgender...



Nathan

Continua su Il Simposio - Oltre la terza dimensione. Disponibile su Amazon nei formati Kindle paperback. Chi acquisterà la versione cartacea potrà avere anche quella digitale in omaggio.

sabato 26 gennaio 2019

Il Simposio - Oltre la terza dimensione

Puntualmente, è uscito il numero di gennaio-marzo 2019: Il Simposio - Oltre la terza dimensione. Perché questo titolo quasi fantascientifico?
il simposiol lgbt oltre la terza dimensione copertinaSi sa che la nostra rivista ama spingersi “oltre”: oltre luoghi comuni, schemi mentali, etichette precostituite… Insomma, ama esplorare la cosiddetta “quarta dimensione”: il mondo interiore dell’essere umano. Non pensate che non abbia a che fare con le questioni LGBT. Esse neppure esisterebbero, se l’affettività umana si limitasse alle “tre dimensioni” delle membra esteriori, al copulare per riprodursi. Essa è ricerca di unione nel senso più completo del termine: unione che saldi le lacerazioni interiori, renda più completi, faccia superare i limiti del proprio ego. La sessualità è anche pensiero: l’essere umano non può provare piacere, se il suddetto piacere non coinvolge anche la sua mente. Eviteremo di citarvi il sempiterno Platone del Simposio (quello immortale!), in merito alla natura di Eros. 
Essendo dunque illimitata come la mente e ricca come la sensibilità, la sessualità umana non può limitarsi a “pene-vagina-fare bambini”. Non che ciò sia illecito o inutile, intendiamoci. Ma sarebbe innaturale (questo sì) pretendere un’umanità che si adegui universalmente a tale modello. Perché essa comprende anche persone come Cinzia: l’arguta, pensosa e bellissima transessuale nata per battuta in Rat-Man e assurta al rango di protagonista assoluta di un recente graphic novel. Ruolo che merita in pieno, perché è un monumento di favolosità.
Questo Simposio osa affrontare anche la tematica della spiritualità sadomasochista, del rapporto “master-slave” come modo in cui entrambi i partner superano i limiti imposti dall’ “immagine di sé”, dalle paure e dai tabù. Parleremo però anche della storia di Anna K., in cui il rapporto fra lei e una diabolica mistress si è risolto non in una realizzazione di sé, ma in una perdizione. Parleremo di identità di genere, di scontri generazionali nelle associazioni LGBT, delle (dis)avventure dei ragazzi ftm nella vita quotidiana. Ci delizieremo con scatti fotografici statuari, nonché con dotte dissertazioni su passi biblici da leggere con attenzione. Guarderemo telefilm sugli alieni in cui i veri mostri sono… i terrestri. La novità del numero sono le rubriche, che speriamo vi stimolino ancor più coi loro spunti. Che dire di più? Buona lettura!


Disponibile su Amazon nei formati Kindle e paperback. Chi acquisterà la versione cartacea potrà avere anche quella digitale in omaggio.
Numero precedente: Il Simposio - Il gender sul tetto che scotta.

sabato 22 dicembre 2018

"Maschi selvatici e donne sottomesse" di Enrico Proserpio

Mi ero riproposto di comprare e leggere il libro Sposati e sii sottomessa di Costanza Miriano, per poter adeguatamente conoscere le idee di questi integralisti che imperversano con le loro accuse di complotto contro le famigerate “lobby gay”. Mentre navigavo sul web, però, ho letto uno status della Miriano, ripubblicato da qualche mio contatto acebook, nel quale l'autrice diceva di essere impegnata nella lettura del libro Il maschio selvatico 2 di Claudio Risé. Ho acquistato quindi anche questo libro, per avere un quadro più completo.

Il maschio selvatico 2

Cominciamo dunque con il libro di Claudio Risé, psicologo e professore universitario, specializzato negli studi sul “maschile”. Il libro in questione fu scritto e pubblicato già nel 1993. La versione attuale è quella rivista, aggiornata e ampliata, motivo per cui nel titolo compare il numero “2”.


costanza miriano claudio risé


Il maschio selvatico è l'archetipo dell'uomo, la sua natura intima, naturale, l'incontro con la quale è necessario per una crescita equilibrata e sana dell'individuo di genere maschile. Questo confronto però è problematico, soprattutto perché la nostra società tende a reprimere l'aspetto selvatico, sia per pregiudizio, che per interesse da parte del potere nel nascondere ciò che renderebbe libero l'uomo. Secondo Risé la società, strutturata e basata sul potere di pochi, ha necessità di reprimere la natura selvatica del maschio per assoggettarlo alla volontà di chi governa. Il maschio selvatico è infatti bastante a se stesso, non richiede conferme e non accetta un'autorità che lo limiti. Per questo, la cultura tende a trattare negativamente gli istinti e le emozioni, per imporre uno schema artefatto e funzionale al sistema stesso. Nel nostro mondo consumista, siamo portati dalla propaganda sociale e dalla pubblicità a credere che tutto ciò che ci serve per essere felici sia avere beni da consumare. Per questo, il sistema economico cerca di cambiare l'uomo, di imporre un mutamento antropologico utile agli scopi delle grandi aziende e della politica. Ciò si contrappone, nella psiche degli uomini, alle necessità radicali e naturali dell'uomo, che il sistema cerca di sostituire con i beni materiali e i consumi. Tale sostituzione è però insufficiente e non funziona. Così il maschio rimane insoddisfatto, precipitando in un meccanismo di sempre maggior desiderio di beni materiali o in uno stato di depressione... 

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giovedì 20 dicembre 2018

"Bruised: i cuori contusi di Federica Caracciolo" di Erica Gazzoldi

bruised federica caracciolo copertinaBruised (Montirone 2018, Triskell Edizioni) è il primo romanzo pubblicato da Federica Caracciolo. Laureata in lingue e letterature straniere, ex commessa, cameriera, insegnante, è principalmente bibliotecaria e lavora nel sociale. Ha un figlio. La giovane autrice ferrarese è impegnata in prima persona per le cause LGBT e questa sua opera lo mostra a chiare lettere. Infatti, racconta di Raffaele, adolescente gay non ancora dichiarato e chiuso in un guscio, fatto di poche cose: la sua camera e la sua unica amica, Bianca. Con lei, vive in simbiosi: gli piace la stessa sua musica, ha le sue stesse idee circa i social network… è innamorato del suo stesso ragazzo. Non proprio innamorato, almeno all’inizio. Ma l’attrazione di Raffaele per Daniele, detto Dean, diviene sempre più un problema: fonte di sensi di colpa. Un’altra cosa delle tante che il ragazzo tace, soprattutto alla sua famiglia. Del resto, non è facile comunicare, quando ci si trova circondati da un guscio di algida perfezione. Un fratellino, forse neppure dodicenne, ma con un’intelligenza quasi umiliante. Una coppia di genitori eleganti e curati, che passa il tempo ad amoreggiare. O, almeno, così sembrerebbe. Perché il guscio in cui vive Raffaele, volente o nolente, va sgretolandosi. 
            Comincia Bianca, dandogli uno shock: di punto in bianco, lui scopre che la sola persona che lo capisce e che lo fa sentire figo sta per trasferirsi. Andrà a Torino… per il lavoro di suo padre, per tentare l’ammissione alla Scuola Holden… E per stare con un nuovo ragazzo, che ha conosciuto tramite gli odiati social network. Una vera e propria rivoluzione copernicana, per il protagonista.
            Poi, cade un altro mattone: l’esemplare, odiata famiglia. Sua madre lascia il marito e i figli per andare a convivere con l’amante. Un “altro uomo” di cui Raffaele non sospettava nemmeno l’esistenza; una terapia di coppia fallita, senza che lui ne avesse il minimo sentore. A tal punto le pareti del suo guscio si erano ispessite.
            Senza di quello, al ragazzo sembra impossibile ripararsi dai colpi della vita. Non può che rimanere bruised, “contuso”... 

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lunedì 3 dicembre 2018

"I Neoplatonici: il lato omoerotico di un patriota del Risorgimento" di Luca Foglia Leveque


luigi settembrini i neoplatonici sellerio
Quasi centosettanta anni fa, Luigi Settembrini, patriota del Risorgimento, scrisse una manciata di parole dal sapore sensuale e dolciastro. Intinse il suo racconto nelle spezie dell’Eros, dando così vita a I Neoplatonici. Otto brevi capitoli in cui Doro e Callicle, i protagonisti del testo, si cimentano nell’arte e nella scoperta dell’amore e del sesso tra uomini nell’antica Grecia.
Callicle, privato dal fato dei genitori, viene accolto nella casa di Femio e Doride, benestanti vicini di casa. La coppia ha già un figlio, Doro, coetaneo del piccolo orfano. I ragazzini stringono un rapporto simbiotico, tanto da farli apparire agli occhi degli ateniesi come novelli Dioscuri. Vanno a scuola assieme, si allenano, ascoltano la voce dei filosofi... e, nel giro di tre pagine, non sono più imberbi, ma muscolosi ragazzotti pronti a scoprire l’amore fisico. I due diciottenni ammirano la bellezza delle ragazze di Colitto, borgo in cui vivono. Ma è il corpo, l’uno dell’altro, il vero motivo che li spinge a scoprire l’amore. Dormono assieme, non più come fratelli ma come amanti, iniziando così a conoscere tutte le gioie del sesso. Si vogliono, si cercano, si baciano, costantemente e senza mai smarrirsi. Amano la vita e vogliono assaggiare tutti i succosi frutti che la terra offre...

Luca Foglia Leveque


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giovedì 1 novembre 2018

Il Simposio LGBT: Il gender sul tetto che scotta

Con grandissimo piacere, annunciamo l'uscita del nuovo Simposio: Il gender sul tetto che scotta. Perché un titolo così apparentemente nonsense, per il numero dell'ottobre 2018? 
il simposio lgbt il gender sul tetto che scotta copertina

La gatta sul tetto che scotta (Cat On a Hot Tin Roof) è una commedia composta nel 1954 da Tennessee Williams e trasformata in film nel 1958 (regia di Richard Brooks). È la storia di Maggie, che è riuscita a salire la scala sociale sposando Brick Pollitt, ex campione sportivo. Peccato che quest’ultimo si sia dato all’alcolismo e non abbia mai consumato il matrimonio. Causa di entrambe le cose è, probabilmente, la mai superata passione di Brick per un compagno di squadra, morto suicida. Maggie si trova dunque ad essere una “gatta sul tetto che scotta”: pur sentendosi male in quella situazione, è decisa a non cadere, per non perdere lo status conquistato e tornare nella povertà.
Abbiamo voluto alludere a quest’opera nel titolo, perché tratta di una questione (l’omosessualità velata) legata all’ambito di cui ci occupiamo. Ma anche (e soprattutto) perché questo numero scotta in molti sensi. La parola gender ha ormai sostituito diverse paure più fruste e noiose (gli alieni, i licantropi, i vampiri…), pertanto figura benissimo sulla copertina di un numero che esce nel mese di Halloween. Come potete vedere, in copertina non scotta solo il titolo… Ringraziamo Loki, il nostro “Mister Simposio”, che ha posato per il buon Nathan e che - appropriatamente - si fa chiamare come un dio seduttore e misterioso, non di rado legato al fuoco. Ma, oltre a fotografie di nudo artistico, troverete materiali che “scottano” in senso più intellettuale: la questione della pedofilia, la transgenerità latente in tutt*, una vita rovinata (e risorta) per il coraggio di una denuncia, personaggi biblici che non ci aspetteremmo, romanzi su conflitti familiari e sentimenti inconfessati, maschi selvatici, donne sottomesse, filosofi che non pensano solo alle pure idee platoniche… Ma perché allungare il discorso? Buona lettura, e… attenti al fuoco.


Disponibile su Amazon, nei formati Kindle e paperback. Chi acquisterà il cartaceo on line riceverà anche una copia elettronica in omaggio.


lunedì 7 maggio 2018

"Come me non c'è nessuno: intervista con Anton Emilio Krogh" di Mario Artiaco


"Uno dei casi editoriali del 2017 che continua il suo viaggio nei sogni" 
anton emilio krogh intervista
Anton Emilio Krogh

1. Come me non c'è nessuno. Perché questo titolo? E raccontaci chi è Anton Emilio Krogh.

- È’ un titolo che potrebbe sembrare forte e pretenzioso; in realtà, l’ho deciso pensando al lettore e non all’autore. Ognuno di noi è assolutamente unico al mondo, quindi lo è ogni persona  che prende in mano il mio libro. 
Naturalmente, con un piccolo cambio, faccio anche il verso ad una famosa canzone e chi legge la storia ne comprende il collegamento. 
Anton Emilio Krogh è uno come tanti, che ha sempre amato “comunicare” le proprie emozioni e i propri pensieri e, ad un certo punto della sua vita, ha deciso di farlo anche attraverso le pagine di questo libro .

2. Come racconteresti il tuo libro in cinque righe?

- È un diario di formazione, l’evoluzione della vita di una persona (dall’infanzia all’età adulta) che, facendosi forza sulle ali di un sogno, riesce a trovare la sua giusta collocazione nel mondo.  Con una peculiarità: ogni rigo raccontato è realmente accaduto.
È soprattutto la storia di un adolescente che, grazie anche al suo sogno, trova la forza di ribellarsi alla  condizione borghese e non fa fatica a spezzare le catene di una società che lo voleva in un modo che lui scopre non essere il suo. La sua vera identità  sessuale emerge e, cavalcando quel “twist” scoperto per caso da bambino, la impone prima alla sua famiglia e poi al mondo, vivendo secondo natura e non secondo i diktat della società benpensante degli anni ‘80.

3. I sogni corrono e si rincorrono tra le pagine del tuo romanzo, della tua vita. Senza sogni non è vita. Cosa ti senti di dire a chi ha perso la speranza e a chi non è stato fortunato come te, non ha
avuto la tua stessa forza e determinazione, resilienza?

- I sogni sono il sale della vita. Senza i sogni, la vita sarebbe un piatto di pasta scondito. Purtroppo, crescendo, il più delle volte sulla scia di quella che gli adulti chiamano  “ragionevolezza”, i sogni si abbandonano negli angoli più marginali dell’esistenza. E questo è l’errore più grande che un essere umano possa fare . Io, forse, sono stato fortunato nel raggiungere il mio sogno; ma sono stato soprattutto molto determinato. Va poi aggiunto che, se un sogno non si avvera, si deve perseguire il successivo e, poi, il successivo ancora. Prima o poi, ne saremo ripagati, perché, al di là della ragionevolezza, “i miracoli accadono a chi ha il coraggio di fare richieste irragionevoli“...

A cura di Mario Artiaco

Continua su: Il Simposio - Linee che s'intersecano. Disponibile in formato Kindle e in paperback.