domenica 18 aprile 2021

I bar lesbici in America

 Introduzione


Il 21 Gennaio 2021, il giorno dopo il giuramento di Joseph Robinette Biden Jr. (n. 1942) come 46° Presidente degli Stati Uniti d’America, e di Kamala Devi Harris (n. 1964) come 49^ Vicepresidente, lo Smithsonian Magazine, organo dello Smithsonian Institution di Washington, DC, ha pubblicato l’articolo The Rise and Fall of America’s Lesbian Bars = Ascesa e caduta dei bar lesbici americani, che mi permetto qui di tradurre.

Bar lesbici

Lo Smithsonian Institution si vanta di essere la più importante istituzione culturale americana, è un trust che dipende dal governo federale, il suo Consiglio dei Rettori è presieduto dal Presidente della Corte Suprema USA, e comprende il Vicepresidente degli USA, tre membri del Senato, tre della Camera, e nove cittadini nominati dal Congresso degli USA.

Non c’è un’influenza diretta del governo federale sulle scelte culturali ed editoriali dell’ente, ma sono abbonato da alcuni anni alla newsletter (gratuita) dello Smithsonian Magazine, e, guarda caso, il primo loro articolo che si occupa di questioni LGBT+ l’ho visto pubblicato il giorno dopo l’inaugurazione della presidenza Biden-Harris.

Le note tra parentesi quadre sono dell’autrice, quelle tra parentesi graffe mie; molti link li ha forniti l’articolo originale, quelli di alcuni locali (anche quelli ormai chiusi) li ho trovati io; poiché non conosco la situazione attuale dei locali lesbici italiani, lascio ad altri il compito di parlare di loro.


Traduzione


Ascesa e caduta dei bar lesbici americani

Negli Stati Uniti restano solo 15 locali notturni dedicati alle donne queer e gay


di Sarah Marloff.


La scrittrice e commentatrice sociale Roxane Gay si mise a ridacchiare mentre descriveva la sua prima visita ad un bar lesbico, il Panic Bar a Lincoln, Nebraska. “Avevo 21 anni”, dice, “Forse 20”. Gay descrive il bar, che ha chiuso quest’autunno, come un tuffo, e riassume perché era speciale: “Era semplicemente figo {cool} andarci, e sapere che c’erano altre lesbiche al mondo”...


Raffaele Yona Lâdû


Prosegue su: Il Simposio - Quell* come noi. Disponibile su Amazon come Kindle e cartaceo.

giovedì 8 aprile 2021

Red Pill: quando la critica ai ruoli di genere è misogina

 Qualche anno fa, mi hanno spiegato che, oltre agli attivisti MRA, ci sono gli “attivisti” Incel e“ RedPillati”. Curioso come una scimmia, ho provato a capire qualcosa di più su questo movimento. La cosa che mi incuriosiva era che, per una volta, era la “maggioranza” (non che “le donne” siano una minoranza!), ovvero gli uomini etero, a voler costruire impalcature sociologiche per analizzare vantaggi e svantaggi di quello che noi attivisti LGBT chiameremmo “binarismo di genere”.

Red pill



Mi incuriosiva il fatto che qualcuno, quelli che noi LGBT e le femministe consideriamo “privilegiati”, ragionassero sullo “svantaggio” di essere uomini biologicamente maschi ed eterosessuali, in un mondo “binario” che si basa sui ruoli di genere. Mi interessava cercare di capire il “contraccolpo del privilegio”, in quanto io sono una persona LGBT, ma sono anche un uomo (sebbene non eterosessuale) e, soprattutto, perché non mi sono mai definito “femminista”, ma “antibinario”. Ho deciso di capire se potesse esserci qualcosa di fondato nella cosiddetta RedPill, anche se non condividevo per nulla come essa venisse promossa e presentata, almeno in lingua italiana. Prima, però, è il caso che io spieghi a chi mi sta leggendo cosa sia questa RedPill e a che conclusioni sono arrivato studiandola.


Cos’è questa RedPill


Non so quando la teoria RedPill sia nata, ma, esaminando Google Trends, nel 2014 questo termine ha registrato una veloce crescita nelle ricerche. Ha raggiunto un picco nel 2017, proprio quando io ne avevo sentito parlare. Il nome è tratto dal film Matrix, anche se le due registe transgender non avrebbero mai pensato che qualcuno ne avrebbe fatto questo utilizzo, e il fenomeno è legato a doppio filo al movimento AltRight americano, della destra “alternativa”, che sostiene che il “vero” discriminato, oggi, sia l’uomo eterosessuale bianco. La teoria sostiene che l’uomo etero “risvegliato” dalla pillola rossa sia in grado di capire che la donna, “per natura” (e qui vi è grande distanza dal movimento antibinario, che sostiene che i ruoli siano culturali), cerca la sicurezza di un uomo protettivo e potente che la mantenga e che, quindi, abbia potere, soldi e “bellezza”. Andando, però, negli spazi redpillati, si scopre che hanno un loro concetto di bellezza basato sulla simmetria del viso, verificabile da alcune strane app che danno ad ogni viso un votodall’1 al 10. In una pratica che ha sfumature omoerotiche, i redpillati condividono foto per avere conferme o smentite sul voto da 1 a 10 che essi danno a se stessi da parte degli altri maschi redpillati. Inoltre, la teoria sostiene che sia stato il Sessantotto e la successiva libertà sessuale a permettere, tramite la caduta dei “matrimoni combinati”, a tutte le donne ad ambire a uomini più belli e ricchi, lasciando a bocca asciutta i brutti, i poveri, e gli ignoranti. Il movimento, quindi, spera in un ritorno alla società precedente all’emancipazione femminile, quella che per noi attivisti, invece, non è ancora sufficiente.

Molti uomini redpillati sono di destra e cattolici.

I loro gruppi sono, più che altro, spazi da “gruppo di autoaiuto”, in cui, spesso con commenti gratuitamente misogini (addirittura, le donne sono chiamate le NP, o le ennepì, le “non persone“), gli uomini protestano sui rifiuti ricevuti, chiarendo che queste donne sono dei 3, dei 4, dei “cessi a pedali” e non si capisce come abbiano potuto respingere loro. Inoltre ,sostengono che le donne siano attratte prevalentemente da uomini mascelloni e violenti e scartino i “sensibili uomini beta”; ma, spesso, si dimostrano loro stessi violenti, in questi sfoghi pieni di insulti e minacce. I personaggi peggiori, invece, giustificano stupri e molestie, dicendo che sono le donne a “cercarsela”. È chiaro che, se il loro movimento voleva essere una critica ai ruoli di genere (quelli che vogliono che l’uomo sia galante, offra cene e venga scartato se non abbastanza macho o in carriera), poiché essi paradossalmente danneggiano anche l’uomo etero (pressato dalle aspettative di forza e dominanza, scartato per qualcuno di più autoritario), esso fallisce e si perde in una serie di sfoghi gratuiti, violenti, pieni di body shaming alle donne, senza nessuna vera proposta, se non quella di tornare a quando vigeva “la legge del più forte” e la donna doveva sposare chi la sceglieva, senza poter scegliere, e dove i ruoli di genere da cui si sentono oppressi erano ancora più marcati...


Nathan


Prosegue su: Il Simposio - Quell* come noi. Disponibile su Amazon come Kindle e cartaceo.

venerdì 2 aprile 2021

Un libro di preghiere LGBT

 Nell’anno 5780/2020, la CCAR Press, casa editrice della CCAR (Central Conference of American Rabbis – la conferenza dei rabbini del movimento ebraico riformato americano), ha pubblicato un supplemento LGBT+ ai suoi libri di preghiera, intitolato “Mishkan Ga’avah : Where Pride Dwells . A Celebration of Jewish LGBTQ Life and Ritual” (disponibile anche su Amazon Kindle) – titolo e sottotitolo possono tradursi “Il santuario dell’orgoglio : Ove dimora l’orgoglio . Una celebrazione della vita e del rituale ebraici LGBTQ”.

Libro di preghiere LGBT

Trattandosi di un supplemento, e non di un libro di preghiera a sé stante, ho voluto acquistare e leggere anche il libro di preghiera “base”, quello che vale per quasi tutti i giorni dell’anno, e si chiama “Mishkan T’filah = Il santuario della preghiera”, pubblicato nel 5767/2007, disponibile anche su Amazon Kindle.

Insieme con esso ho letto il suo commento “Divrei Mishkan T'filah : Delving into the Siddur = Le parole del Mishkan T’filah : Approfondire il Siddur [libro di preghiera per il tempo ordinario]”, pubblicato nel 5777/2017, e disponibile anch’esso su Amazon Kindle.

E scoprirete poi perché ho letto anche il libro “Mishkan R’fuah : Where Healing Resides = Il santuario della guarigione : Dove risiede la guarigione”, pubblicato nel 5772/2012, disponibile anch’esso su Amazon Kindle.

Il libro “Mishkan Ga’avah” è molto interessante in quanto gli autori (rabbin* e laic* di ogni genere, ma LGBT+) hanno voluto predisporre preghiere e riflessioni per ogni momento della vita di una persona LGBT+, ma evidenzia per contrasto i limiti di “Mishkan T’filah”: questo testo infatti non dice nulla di biasimevole, ma finisce con il passare sotto silenzio ciò che è LGBT+...


Raffaele Yona Lâdû


Prosegue su: Il Simposio - Quell* come noi. Disponibile su Amazon come Kindle e cartaceo.