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mercoledì 6 ottobre 2021

FtM Do It Better: intervista doppia con uomini transgender

 Il 9 novembre 2017, presso quello che allora era il circolo “Harvey Milk” di Milano,  è stato tenuto il workshop FTM do it better!  Se ne sono occupati Daniele Brattoli, Nathan Bonnì e Leo Cumbo. Gli ultimi due hanno accettato di confrontarsi in un’ “intervista doppia”, che qui riproponiamo integralmente, per l’importanza dei suoi contenuti.

ftm do it better
Immagine realizzata da Sam Meraviglia


Intanto: com'è andato il workshop?


Nathan Bonnì: Il workshop è stato molto partecipato e l'utenza era variegata: uomini e ragazzi in percorsi medicalizzati e non medicalizzati, dai 18 ai 50 anni, portatori di identità maschili canoniche o non binarie.


Leo Cumbo: Ritengo sia andato molto bene: la risposta e l'entusiasmo sono stati positivi e proficui. Hanno risposto ftm di tutte le età (molti giovanissimi) e a tutti i livelli di transizione, non medicalizzati compresi, ed era il nostro obiettivo. Proporre un incontro trasversale, sempre nell'ottica dell'accoglienza e della considerazione.


FtM do it better: un titolo scanzonato, che fa eco a un detto diffuso circa gli italiani e le loro capacità amatorie. Volete dunque dare un taglio ottimista al vostro lavoro di riflessione? O semplicemente... voi uomini siete fatti così? *linguaccia*


N.B.: Forse, il titolo sarebbe stato carino anche col punto interrogativo. In realtà, però, voleva essere una rivalsa verso l'esterno, che immagina l'ftm come "in competizione" con l'uomo bio, atto a "compensare" una mancanza; mentre, in realtà, un ftm è, non di rado, oggetto di desiderio da parte di uomini gay, donne etero e di tutta la comunità pansessuale al completo, come molti siti e annunci dimostrano :D 


L.C.: Beh! Sicuramente, la scelta del titolo ha voluto, in modo anche ironico, mettere in evidenza la possibilità di una piacevole sorpresa nella sessualità ftm e (perché no?)  inconsciamente, forse, anche stimolare la curiosità (non morbosa) di qualche scettico.


Parlare di FtM vuol dire anche parlare di pregiudizi. Vuol dire parlare di "femministe" (chiamiamole così) che li accusano di "rifiutare il dono di essere donna". O di loschi figuri da sito d'incontri che tacciano i ragazzi transgender di essere "donne invidiose della virilità". Cosa rispondete a siffatte amenità?


N.B.: Spesso, chi contatta gli ftm nei siti di incontri per biasimarli dovrebbe ricordare che è stato lui/lei a prendere l'iniziativa di contatto, e riflettere su cosa in lui/lei tocca la persona ftm.

Per quanto riguarda alcune correnti lesbiche e/o femministe, purtroppo viviamo, da un annetto, un periodo "nero", di separatismo, binarismo e rifiuto delle differenze. Sembra quasi che le persone XX debbano essere per forza lesbiche e/o femministe e qualsiasi altra definizione (sotto il cappello transgender) sia tollerata o addirittura bandita, come se fosse vista come una minaccia o togliesse qualcosa alle altre istanze.


L.C.: Ritengo che le opinioni rispetto una situazione che non ci appartiene, spesso, siano molto limitate, di parte, basate appunto sull'ignoranza. Sarebbe necessario un livello di intelligenza minimamente superiore per poter ammettere il proprio limite e (anziché fermarsi ad un'opinione appunto becera, che poi prende il nome di pregiudizio) cercare un approfondimento. Ergo, queste persone dicono già tutto di sé così, senza che io aggiunga altro...


A cura di Erica "Eric" Gazzoldi


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mercoledì 22 settembre 2021

Il Simposio - Leggende metropolitane

 Come chiunque sa, sono dette “leggende metropolitane” quelle storielle inverosimili che titillano però paure e credenze esistenti… al punto da ottenere talora anche una certa risonanza mediatica. Il mondo della sessualità, soprattutto se si tratta di minoranze come quella LGBT, è particolarmente adatto a ispirare questo genere di leggenda. Ecco che il titolo di questo Simposio vuole essere sottilmente provocatorio: quanto c’è di vero in quello che crediamo di sapere del mondo LGBT? 

il simposio leggende metropolitane

            Pensiamo a quanto viene detto sui social e in televisione in merito alla cancel culture e al politically correct: “Sono loro a discriminare! Vogliono censurarci!” Ebbene, sappiamo che deluderemo molta gente, ma un articolo di questo numero smonta proprio la leggenda metropolitana delle minoranze “brutte e cattive” che vogliono “tappare la bocca” agli altri.

            Un vero e proprio falso storico è invece quello della cintura di castità imposta dai crociati alle mogli. Ma, allora, a cosa serve? La risposta vi sorprenderà…

            Sarebbe bello se fossero solo leggende metropolitane le storie di molestie agli studenti queer nelle università. Invece, è assolutamente reale il caso della Yeshiva University, di cui leggerete.

            Sarà poi vero che “gli ftm lo fanno meglio?” Scopritelo nell’intervista intitolata, appunto, FTM Do It Better. A dispetto del titolo, non c’è alcunché di pruriginoso: solo le voci di ragazzi transgender che ci parlano del loro modo di essere uomo.

            Oltre a questo, incontrerete la poesia di un amore saffico finito, i gesti d’amore che hanno accompagnato le ultime Olimpiadi e alcune vignette pungenti.

            Buon viaggio tra realtà e surrealtà!


Il Simposio - Leggende metropolitane è disponibile su Amazon in formato Kindle

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martedì 5 gennaio 2021

Il maschile XX offende meno del femminile XY?

 Ad agosto,  è esplosa sul web (postata dalla pagina Trans Army) una  polemica circa una vignetta rappresentante una ragazza coi capelli lunghi, la coda, una felpa, un paio di jeans e scarpe da tennis, accanto  a un ragazzo in gonna. Lo slogan diceva: “Se non ti offende la prima, perché ti offende il secondo?” La vignetta tocca un tema molto presente nelle rivendicazioni LGBT di origine biologica “xy”,ovvero che sia molto più difficile essere “femminile xy” piuttosto che essere “maschile xx”. 

donna vestita da uomo

Ogni volta che sento questo discorso, lo contraddico in modo deciso e voglio esporre le motivazioni una per una, perché questa visione, senza malafede, ignora davvero le implicazioni del vivere essendo xx e senza alcun interesse a scendere a compromessi con ciò che la società pretende o si aspetta se lo sei.

 

1)    Vestire con ciò che è stato “naturalizzato” come unisex non è “vestire da uomo”

 

Sarebbe errato, nel 2020, dire che una felpa, un paio di jeans e scarpe da tennis sono “da uomo”. I reparti femminili sono pieni di felpe, jeans, scarpe tennis e lo erano anche quando ero piccolo, negli anni ‘80. Questi abiti sono molto simili (ma non uguali) agli stessi capi commercializzati per gli uomini. Questo non impedisce alle donne di avventurarsi nel reparto da uomo e prendere proprio quelli “per l’uomo”, anche se questo ha spesso conseguenze, come la commessa che invita la persona ad andare dall’altra parte, se sta cercando “per sé”. Allo stesso modo, ci sono abiti ed accessori (nati per ragazze e donne), di meno, in verità, che sono stati naturalizzati per i ragazzi, o che, comunque, sono stati sdoganati almeno per una stagione della moda: ad esempio, la fascia per capelli, il cerchietto da calciatore, maglie scollate, jeans aderenti e a vita bassa con mutande in vista, orecchini anche su entrambi i lati, depilazioni, manicure, le mêches e così via. Quindi, il punto non è se qualcosa sia “da uomo” o “da donna” e non è neanche chi viene giudicato di più: il punto è se quel capo o accessorio, in quel momento, sia “accettabile” o meno per quel determinato sesso biologico...


Nathan


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domenica 29 novembre 2020

Il Simposio - Anagrammi

 “Silvia è un anagramma”, sostiene Franco Buffoni nel suo omonimo saggio. Si riferisce alla celebre Silvia leopardiana, il cui nome è un anagramma di “salivi”… ma anche un modo per mascherare il vero interesse sentimentale dell’autore. Perché Leopardi amava un uomo… 

il simposio lgbt anagrammi

            Abbiamo così dedicato questo numero ai modi per “dire e non dire”, alle ambiguità che - in ogni epoca - hanno segnato il modo di parlare delle sessualità non eteroconformi. Veri e propri anagrammi, in cui l’ “innominabile” viene scomposto e mascherato, ma mai taciuto del tutto - perché sarebbe impossibile.

            La strategia più nota è quella menzionata dalla dott.ssa Roberta Ribali, quella del “don’t ask, don’t tell”: ovvero, evitare del tutto il coming out, laddove non è richiesto. È la strategia tipica degli ambienti fintamente “corretti”, laddove il sorriso e la tolleranza nascondono la reale disapprovazione.

            Abbiamo poi forme d’intolleranza che possono essere sia interne che esterne alla comunità LGBT: come la panfobia, la diffidenza e la negazione aprioristica verso la pansessualità come orientamento a sé.

            Inaspettatamente fuori dall’eteronormatività risultano essere le personalità di monache ritenute sante e i contenuti di diversi testi ebraici. Spunta persino “santa Federica”… la famosa “mano amica”, utilizzabile per pratiche spirituali non certo gravose.

            Fra le realtà “innominabili” mascherate tramite “anagrammi”, non possiamo dimenticare transessualità e transgenderismo. È vero che la vista di un ftm (uomo nato femmina) suscita meno scandalo della vista di una donna transessuale? E qual è la risposta a chi si ostina a sostenere il binarismo di generi e sessi? È quello che scoprirete risolvendo i nostri anagrammi.


Il Simposio - Anagrammi è acquistabile su Amazon come Kindle o in formato cartaceo.

lunedì 25 maggio 2020

Persone transgender: epidemie e storie di fragilità passate ed attuali…

C’ero, quando è comparso l’AIDS: ricordo dapprima di remote cronache che parevano lontane, e che
tutto a un tratto si sono palesate in tutto il loro orrore. Si moriva: e si moriva male, fra sofferenze,
sensi di colpa, rifiuti delle famiglie, discredito sociale. La comunità gay ne era stata colpita,
decimata: se ne scriveva, se ne parlava. 
persone transgender coronavirus

Ma anche le persone transgender, specie le donne M toF che all’epoca erano visibilmente
rappresentate nel mondo della prostituzione, hanno pagato un grave tributo.
Ricordo il caso triste di una matura prostituta, che dopo una vita di mestiere difficile, preda di uomini
violenti, maniaci e truffatori, era riuscita a iniziare il percorso di legge , che, pagando il pegno
dell’intervento chirurgico, le avrebbe consentito di tornare al paese e di fare finalmente quella vita
semplice e serena che da anni agognava. Morì quando la sua sentenza , favorevole, stava per essere
pubblicata. Con grandi sofferenze, sola. Perché era vecchia, povera, isolata: non esisteva un gruppo
che la sostenesse, solo qualche amica sventurata come lei...


Dott.ssa Roberta Ribali


Il Simposio - Non è un Paese per... è disponibile su Amazon nei formati Kindle e cartaceo.

venerdì 15 maggio 2020

Dove ha sbagliato Daria Bignardi?


Daria Bignardi, giornalista “pioniera” degli anni 90, che, con la sua trasmissione Tempi moderni, aveva stupito noi, adolescenti di allora, parlandoci di bisessualitàpoliamore, e body modification, non è riuscita a sottrarsi ad una brutta gaffe. 

daria bignardi gianmarco negri
La gaffe transfobica

Ha risposto al messaggio sul tema Covid del sindaco transgender (e mio caro amico) Gianmarco Negri, dicendo che il messaggio era talmente bello che si sarebbe sentito che “era una donna”.
Ci sarebbe molto da scrivere su questa gaffe. La prima riflessione è sul binarismo: sembra che un uomo sia solo capace di messaggi privi di sensibilità e cura per l’altro, quindi solo un uomo “che è stato una donna” ne possa essere capace. In realtà, simili stereotipi riguardano anche l’uomo gay: l’uomo biologico può essere sensibile solo se il suo desiderio sessuale è rivolto verso un altro uomo. L’uomo “cishet” (cisgender ed eterosessuale), quindi, non può essere capace di sensibilità.

Il passato degli uomini transgender, o LGBT in generale

Poi, c’è un’altra questione: ricondurre le persone transgender al loro passato. Su questo, si possono fare molte riflessioni.
La prima riguarda l’identità “transgender” come identità “indipendente” e particolarel’uomo xx come “altro” rispetto all’uomo xy, in quanto portatore di una storia diversa. Molti uomini xx rivendicano il proprio passato e la particolarità della loro storia, dicendosi fieri di essere uomini transgender, per niente desiderosi di “spacciarsi” per uomini biologici, o invidiarne la vicenda esistenziale.
Gli stessi uomini trans, però, rivendicano di essere uomini, seppur uomini transgender. È vero: una storia diversa ti rende un uomo diverso, ma questo capita anche all’uomo biologico. Quante volte, indagando sulla storia di un uomo biologico particolarmente sensibile, scopriamo che si è confrontato con la perdita di una persona cara, o con la diversità, tramite un parente o un/a partner?
Quindi, avere un passato “difforme” dalla consuetudine non rende “diverso” (o meglio, un uomo diverso) solo un uomo xx, ma qualsiasi uomo (o meglio, qualsiasi persona)...

Nathan


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mercoledì 25 dicembre 2019

La (mia) perizia psichiatrica per le persone transgender



Premetto che avevo partecipato, all’epoca, alla stesura della Legge 164/82: erano tempi in cui il paternalismo ancora si manifestava con una certa evidenza (come , ad es., nei confronti delle donne che volevano abortire). Per quanto riguardava le persone transgender, si tendeva a voler  delegare l’ultima parola sulle loro decisioni a Giudici e Medici competenti.
Questa impostazione non mi piaceva e, nelle mie relazioni peritali, oggi come allora, ritengo che sia necessario valutare le capacità decisionali di una persona transgender  e di lasciare solo a questa  piena libertà di decidere
perizia psichiatrica transgender
Ho  scritto perizie da allora e ho seguito l’evoluzione sia del costume sociale che del pensiero giuridico.   Una volta, si parlava di capacità di intendere e di volere; oggi si preferisce  invece  parlare di capacità decisionali. 
Nel caso di persone maggiorenni, ben  informate e  in grado di decidere autonomamente, ritengo che spetti a loro e solo a loro scegliere la strada su cui desiderano proseguire la propria esistenza.
È chiaro che è forse la decisione più importante di una vita, che necessita di informazioni esaurienti, dettagliate, scientificamente valide. Tali informazioni saranno valutate approfonditamente dal Soggetto e l’esaminatore potrà aiutarlo a raccogliere tutti i dettagli e a verificare che tutto sia stato considerato.
Poi, da una posizione di totale neutralità, si lascerà la decisione finale  al Soggetto.
Per quanto riguarda la presenza o l’assenza di manifestazioni psicopatologiche tali da poter inficiare tale decisione, il discorso è altrettanto complesso.
Alcune psicopatologie gravi possono pesantemente interferire con una decisione di transizione: situazioni deliranti complicate, più o meno manifeste, possono determinare confusione, ambivalenza, percorsi  contraddittori, azioni incongrue e dannose.
Certamente, nella maggioranza dei casi che capitano sotto la mia osservazione, non si manifestano psicopatologie gravi: non si considerano tali le manifestazioni nevrotiche di disagio, disforia e ansia, ma devono essere invece portati alla luce i sintomi psicotici che interferiscono strutturalmente con la possibilità di una decisione ragionata...

Dott.ssa Roberta Ribali



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lunedì 23 dicembre 2019

Boys Don't Cry



Brandon era un po’ narciso, un po’ macho e un po’ eroe. Capelli corti, atteggiamento da consumato cowboy, pantaloni stretti e un sorriso da conquistatore: questa era la miscela con cui incantava le donne. Brandon era un ragazzino dal passato difficile: vittima di abusi, con una famiglia incapace di comprenderlo e bisognoso di una sola cosa: il rispetto. Cercava l’amore e sperava in un futuro sereno... coltivava il sogno di ogni essere umano. Trovare l’anima gemella, un lavoro soddisfacente, amici fidati, spensieratezza, amici: chi non vorrebbe tutto questo? A Brandon, ragazzo nato nel corpo di una ragazza chiamata Teena, venne tolta la possibilità di realizzare se stesso e ogni piccolo sogno. La sua vita venne recisa, con violenza, il 31 dicembre del 1993. Aveva compiuto 21 anni pochi giorni prima, il 12 dicembre. 
boys don't cry film

Nel 1999 l’attrice Hilary Swank venne scelta - per il suo aspetto androgino - per interpretare Brandon. La sua prova cinematografica le portò numerosi riconoscimenti, tra cui l’ambitissimo Premio Oscar per la miglior attrice protagonista. La regista Kimberly Peirce – con Boys Don’t Cry – raccontò l’ultimo tratto di vita di un ragazzo con la vagina, di un uomo con il seno. Portò sul grande schermo la storia di chi avrebbe voluto semplicemente arrivare a vivere la propria identità con gioia...
Teena di nome e Brandon di cognome: ma la sua essenza è assolutamente maschile. Brandon accantona Teena e inverte nome e cognome. Viene deriso, schernito, umiliato per il suo essere un maschiaccio, una lesbica mascolina... ma Brandon non è una lesbica. Teena non esiste e non è una ragazza omosessuale, perché Brandon si percepisce e vive come una ragazzo eterosessuale. È il frutto ruvido di un albero delicato. È la corteccia robusta di un nome che non gli appartiene pienamente… questo – almeno – è ciò che dice il suo documento d’identità...

Luca Foglia Leveque



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sabato 16 novembre 2019

Esce "Il Simposio - Il coraggio di essere"




«Il coraggio di vivere?» «No: Il coraggio di essere!» Possiamo così riassumere efficacemente il breve dibattito occorso in occasione della scelta del titolo per questo numero. Abbiamo lasciato il buon Lucio Battisti ai propri languori (se siete suoi fan, non vogliatecene) e abbiamo optato per qualcosa di più incisivo. 


Il Simposio lgbt rivista il coraggio di essere

Essere o non essere? Essere o apparire? Sarebbe facile fare citazionismo e proporre i soliti dilemmi. Perché questi sono bivi davanti ai quali chiunque può trovarsi. Senza nemmeno rendercene conto, la vita ci pone continuamente di fronte a difficili opzioni. Velarsi dietro una maschera? Lasciarsi trascinare da ciò che altri hanno voluto per noi? O pensare ciò che effettivamente pensiamo, desiderare ciò che davvero desideriamo, trovandoci così a rendere conto di tutta la nostra vita?
L’ha fatto la fotografa Claude Cahun, in amore e nell’arte. L’hanno fatto coloro che denunciarono l’omofobia negli anni ’80-’90. L’hanno fatto tre amici (fittizi, ma verissimi come non mai) nell’ultimo romanzo di Krogh. Ma, soprattutto, l’ha fatto Marie, originaria di un villaggio senegalese e testimone di come, ancora oggi, la sessualità femminile possa essere forzata, con l’imposizione del matrimonio (e dell’eterosessualità).
Proseguiremo con la scoperta di una verità insospettabile sul piacere erotico, poi con la commovente e feroce storia di Brandon Teena, ragazzo transgender.
Vedremo anche esempi di dialogo interreligioso in Africa, fra necessarie e difficili aperture. La penna competente della dott.ssa Roberta Ribali ci parlerà poi della preziosa alleanza fra persone transgender e psichiatri, al momento del percorso giuridico e medicalizzato di transizione.
Per rinfrescare lo spirito, oltre a tanto coraggio e dolore, troveremo qualche sorriso sulla vita da ftm e sensuali scatti di corpi maschili. Essere o non essere… felici? Questo è il quesito.


Il Simposio - Il coraggio di essere è disponibile su Amazon nei formati Kindle e paperback

giovedì 10 ottobre 2019

Le Iene, Luxuria e la rappresentazione delle persone transgender



Come attivista transgender, che ha a cuore il tema della rappresentazione T nell’immaginario collettivo e tramite i media, e come persona che ha scritto sull’inclusione delle persone transgender nelle app e siti di dating, non posso tacere su quanto avvenuto durante una recentissima puntata del programma televisivo Le Iene, che ha messo in scena le (dis)avventure di una donna transgender all’interno del portale Tinder, con un approccio morboso fin dal titolo della candid camera.
La trasmissione ha coinvolto Vladimir Luxuria, donna transgender che non ha bisogno di presentazione. 
tinder e sorpresa vladimir luxuria le iene
Si inizia con una “candid camera” che ha come protagonista proprio Luxuria, coinvolta da una “Iena”, scelta donna per rendere il tutto più alla Sex and the City, anche se non c’è alcuna solidarietà tra donne, e la trivialità, come leggerete, rimane quella dei suoi colleghi maschi.

“Tinder e sorpresa” e l’iscrizione di Luxuria al portale

Dopo un’introduzione, totalmente gratuita, dove viene ricordato che Luxuria “all’anagrafe è Vladimiro Guadagno”, in sovraimpressione appare un titolo pecoreccio: “Tinder e sorpresa”, che, alludendo all’assonanza con l’omonimo ovetto di cioccolato, anticipa la candid: Luxuria si iscriverà a Tinder, riservando la “sorpresa” del genitale maschile ai gentlemen che la contatteranno.
Dopo un’intelligente riflessione di Vlady sul diritto di iscriversi come “trans” (anche se, in realtà, sarebbe meglio poter inserire “donna transgender” e “uomo transgender” come categorie distinte tra loro), le mie speranze che la candid prendesse una piega brillante sono state deluse.
Nel profilo Tinder appena creato, Luxuria viene descritta come donna con una “marcia” in piùtra tanti risolini della Iena, la quale chiarisce che stanno arrivando tante richieste di uomini interessati a “quella cosina lì”.
Alle chat di questi uomini, che dicono di “Non mettersi paletti”, la Iena risponde con squallide battute sui “paletti”, con allusioni falliche, chiarendo che presto saranno “cazzi” loro in senso letterale...

Nathan


Prosegue su Il Simposio - Diamanti. Disponibile on line nella versione Kindle paperback. Chi ne ordinerà una copia cartacea riceverà quella elettronica in omaggio.

XX XY



XX o XY: dal primo giorno di vita della nostra prima cellula, che darà luogo a Noi, siamo tutti (o quasi…) portatori di caratteristiche anatomico-fisiologiche specifiche e apparentemente binarie, che ci identificano convenzionalmente come Femmine o Maschi. È una convenzione, ma ha un potere determinante nell’indirizzare le nostre esistenze.     Da almeno 200.000 anni funziona così, quali che siano i contesti sociali, politici, storici in cui ci ritroviamo a nascere e a vivere le nostre piccole vite, perse oggi fra sette miliardi di altre piccole vite….
Le nostre vite sono piccolissime, si, ma assolutamente importanti: non solo per noi, ma per chi ci ha messo al mondo e per la società che ci accoglie, per la quale siamo necessari alla sua stessa sopravvivenza. Questo contesto accogliente ha strutturato nei millenni tutta una serie di regole, che dovrebbero facilitare l’inserimento armonico dell’individuo nello stream sociale dei diversi gruppi. In genere, più o meno, ha funzionato, in un continuo (e oggi rapidissimo) divenire di nuovi adattamenti
maschio o femmina
La neonata femmina biologica si ritrova, prima ancora di nascere, inserita in un percorso di aspettative parentali e di gruppo che ne stabiliscono innanzi tutto il nome, mai da lei scelto, ma deciso a volte già da generazioni. È pronto il corredino e, con esso, i sogni e le proiezioni dei genitori, preparati a faticare, a impegnarsi, a investire tempo e denaro per quella figliolina. Che crescerà bambina, adolescente e donna. Che svilupperà un quadro psico-ormonale che potrà prepararla alla sessualità, all’interno di percorsi  codificati, accettati ed accettabili dalla maggioranza omologata dei suoi simili. Attrazione per gli uomini, comportamenti “femminili” ben definiti, maternità dovuta.
Per i maschietti il percorso è specularmente identico, con criteri identificativi propri della mascolinità - e del maschilismo. La suddetta mascolinità si è sviluppata curiosamente in modo analogo anche in culture lontane, che non hanno avuto (a volte) quasi nessun contatto fra di loro: è andata così.
(In talune culture, esistono però anche altre modalità adulte, oltre a Donna e Uomo)...

Dott.ssa Roberta Ribali

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giovedì 3 ottobre 2019

Le persone transgender a Milano: quale prospettiva di dialogo con le istituzioni della città?




Lettera aperta alla cortese attenzione del Sindaco Beppe Sala e degli Assessori Filippo del Corno Laura Galimberti, Pierfrancesco Majorino e Cristina Tajani 


persone transgender milano


Gentilissimo Sindaco,
gentilissimi Assessori,
vogliamo anzitutto ringraziarvi per il vostro sostegno al Milano Pride - manifestazione alla quale il nostro circolo ha contribuito assieme a tante altre sigle e soggettività - che sempre più diventa evento della città tutta e non di un solo gruppo o di una categoria di persone. Abbiamo accolto con gioia quegli Assessori che hanno deciso di marciare al nostro fianco dietro lo striscione che quest’anno ha aperto la manifestazione con uno slogan significativo: “La prima volta fu rivolta!”. Nel ricordare il cinquantennale della nostra storia politica, quest’anno abbiamo voluto riconoscere l’importanza che la “T” ha avuto e ha tutt’oggi nell’acronimo “LGBTIQIA+”, ricordando che le persone transgender ebbero e hanno un ruolo fondamentale nella costruzione del nostro movimento.

Dal 2013, presso la nostra associazione, il Circolo culturale Alessandro Rizzo Lari, abbiamo avviato uno spazio denominato “Progetto Identità di Genere”, che offre supporto, orientamento e accoglienza a centinaia di persone transgender e gender non conforming a titolo del tutto gratuito e basandosi esclusivamente sul lavoro di volontari e sulle modestissime quote di tesseramento del Circolo per il pagamento degli spazi. Lavoriamo e operiamo presso la sede dello storico gruppo di cristiani omosessuali “Il Guado” in via Soperga 36.
Come realtà di persone che ogni anno segue e supporta concretamente la popolazione transgender, intendiamo avviare un dialogo con le istituzioni e con il Comune di Milano, sicuri di trovare ascolto. Riteniamo infatti che i tempi siano maturi perché Milano dialoghi istituzionalmente con quelle persone transgender che sono, prima di tutto, cittadine e cittadini...


Monica Romano – Attivista, scrittrice, candidata nel 2016 per il Consiglio Comunale a sostegno di Beppe Sala Sindaco
Circolo culturale Rizzo Lari (ex Harvey Milk)
Nathan Bonnì, Laura Caruso e Daniele Brattoli per il “Progetto Identità di Genere”

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mercoledì 11 settembre 2019

"Diurna": essere transgender alla luce del sole



Diurna, la transessualità come oggetto di discriminazione (editore Costa & Nolan, 2008) è un libro di Monica Romano, attivista transgender, femminista e scrittrice. 
monica romano diurna transessualità

Ho letto Diurna d’un fiato, in una notte, prendendo appunti,  senza riuscire a smettere.  Dentro, vi ho ritrovato, espressi in modo potente, dettagliato e documentato, gli snodi filosofici e politici, le chiavi interpretative – comuni a varie forme di oppressione -  che guidano i miei attivismi, i campi in cui ogni giorno mi muovo. Alla fine della lettura, la consapevolezza che tutti i meccanismi di oppressione, pur nella loro specificità, presentano caratteristiche comuni, che rendono evidente l’importanza di  un'alleanza dei corpi.
 Al contempo, ho provato sconforto, in quanto proprio il fatto che questo testo renda così chiari i termini del dibattito e della discriminazione porta a  focalizzarsi su quello che (a mio avviso) è il voluto  mantenimento di una determinata  ignoranza  sul tema transgender, a oggi ancora più estesa rispetto ad altre categorie di oppresse e oppressi.  Ritengo che il problema sia innanzitutto a livello istituzionale, in quanto la scuola, che dovrebbe essere uno degli strumenti fondamentali per veicolare conoscenza sugli aspetti cardine del nostro vivere comune, non offre programmi adeguati di informazione in tal senso, ma anche a livello mediatico, dato che, ancora oggi, delle persone transgender si continua a parlare prevalentemente in contesti di gossip, cronaca nera e con sfumature dal macchiettistico al morboso.


Il libro è potente, molto potente. Perché? Innanzitutto, perché travalica quello che spesso pare essere il massimo che si possa pretendere da un potere vigente: paternalismo e carità. Il fine non è tranquillizzare l’ordine ciseteronomartivo, ma scardinarlo. Infatti, già nella prefazione di Diana Nardacchione, si trova espresso il concetto per cui quando un potere non riesce più a difendersi, con la violenza o con la censura, cerca di ridurre il dispendio delle energie concedendo  la “tolleranza”, definita come quell’atteggiamento per cui viene concesso alle nuove idee di essere espresse, a patto che non mettano troppo in discussione l’ideologia vigente tacitamente o implicitamente considerata come sovraordinata, o normale, o naturale. Tuttavia, accadono poi i sovvertimenti, le  rivoluzioni, e il mondo può cambiare radicalmente, non soltanto nelle parole, e  i cosiddetti diversi non devono più preoccuparsi di proclamarsi innocui (nel senso di "non minanti l’ordine tradizionale"), in quanto i concetti di normalità e diversità non avranno più alcun senso logico, saranno un'illusione del passato...

Silvia Molè


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venerdì 2 agosto 2019

Il Simposio - Diamanti




I diamanti… Sfavillanti, preziosi, rari. Evocano immediatamente una vita da star. E di star trabocca effettivamente questo numero: a partire da Madonna, che ha riecheggiato la strage di Orlando nel testo e nel videoclip del brano God Control
il simposio rivista diamanti

Per contro al summenzionato “controllo di Dio”, vedremo il cenno al cuore rivoluzionario del Cristianesimo: realtà, illusione od obiettivo? Ma si può pensare anche a un’utopia laica, come quella della dott.ssa Roberta Ribali.
I diamanti sono anche una delle passioni di Roberto Adiamante, uno dei protagonisti della trilogia narrativa A-Diamond. Nata dalla penna di un giovane autore che scrive dietro pseudonimo, racconta la vita dei coniugi Adiamante, marito e marito, che hanno saputo costruirsi la propria favola: riscattarsi dalla povertà e dall’omofobia, costruire un impero della moda, creare un nuovo sport, lanciare uno stile di vita. Ma, anche su questa utopia fiabesca, incombono le ombre del mondo reale…
Come le pietre preziose, brilla anche il desiderio di vivere alla luce del sole: essa emerge nell’opera di Monica Romano dedicata alle persone transgender e al mondo del lavoro (Diurna). La firma dell’autrice, insieme a quelle di Laura Caruso, Nathan Bonnì, Daniele Brattoli e del circolo culturale Rizzo Lari (ex Harvey Milk), compare anche in calce alla lettera aperta alle istituzioni milanesi, circa la condizione delle persone transgender nel capoluogo lombardo.
Lotta politica, elaborazione intellettuale e dignità che contrastano con l’immagine mediatica troppe volte propinata della transessualità. Lo vedremo nell’analisi di una puntata de “Le Iene”, dedicata a un pruriginoso esperimento di Vladimir Luxuria sulla app d’incontri Tinder.
Era un diamante anche Karl Heinrich Ulrichs (1825-1895), pensatore che gettò le basi dell’orgoglio omosessuale: anzi, della consapevolezza e dell’autostima. Ospitiamo qui l’autorevole contributo di Luca Locati Luciani sulla sua figura.
Poi, fotografie sexy e vignette, per ricreare l’occhio con un altro tipo di scintillii…
Ulteriore chicca di questo numero sono le nuove firme di Silvia Molè e Rita Ricciardelli.
Buona lettura!

Il Simposio - Diamanti è disponibile nel formato Kindle e in paperback. Chi ne acquisterà una copia cartacea riceverà la versione ebook in omaggio.


lunedì 8 luglio 2019

Intervista con Monica Romano

Il tuo libro Gender (R)Evolution, uscito nel 2017, sta riscuotendo un grande successo. Infatti, è un bellissimo intreccio tra storia personale, tappe fondamentali dell'attivismo transgender e teoria dedicata. Un libro importante in quanto, a livello mediatico, ci pare un tema scarsamente trattato. Proprio per questo, ti chiederei di illustrarci innanzitutto i concetti di transessualità e transgenerità.

monica romano intervista


Intanto, ti ringrazio per aver apprezzato la mia ultima fatica, Gender (R)Evolution, per la casa editrice Mursia.
Veniamo ai concetti di transessualità e transgenerità.
Riporto un estratto dal mio sito web www.monicaromano.it:

Il termine transessuale fu coniato nel 1949 dal dottor David Cauldwell (1857-1959) e con la pubblicazione del libro Il fenomeno transessuale del dottor Harry Benjamin, pubblicato nel 1966, entrò nel linguaggio comune. La parola ha quindi un’origine medicalizzata.
La letteratura scientifica definisce transessuale la persona portatrice di un disagio cronico rispetto alle caratteristiche primarie e secondarie derivanti dal sesso di nascita, disagio risolvibile soltanto modificando tali caratteristiche attraverso gli strumenti che la scienza e la medicina mettono a disposizione.
Il percorso di transizione, che consiste nel cambiare le caratteristiche sessuali primarie e secondarie (attraverso terapie ormonali e interventi chirurgici) così come quelle legate al genere sociale d’appartenenza (adeguando l’abbigliamento e il comportamento alle aspettative sociali legate al genere nella società di riferimento), ha lo scopo di permettere alla persona transessuale di vivere la sua identità di genere reale, quella definita “d’elezione”.
Assumendo come punto di riferimento l’impostazione binaria dei generi culturalmente dominante, la transizione può percorrere due direzioni. Esistono pertanto persone biologicamente maschi che adeguano il corpo, l’esteriorità e l’identità sociale alla propria psiche, andando verso una femminilità fisico-estetica-genitale, internazionalmente identificate con l’acronimo MTF (Male to Female, da maschio a femmina) e persone biologicamente femmine che intraprendono un percorso in senso opposto, internazionalmente identificate come FTM (Female to Male, da femmina a maschio). Le persone MTF oggi si definiscono donne transgender, mentre le persone FTM uomini transgender...


Intervista a cura di Fallacielogiche.it

Continua su Il Simposio - La bellezza del giaguaro. Disponibile come Kindle e come paperback. Chi acquisterà la versione cartacea potrà avere in omaggio anche quella elettronica.