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mercoledì 29 settembre 2021

Cancel culture e politically correct

 Da quando è scoppiato il movimento del “black live matters”, con le relative rivendicazioni, i detrattori hanno cominciato ad accusare gli attivisti per i diritti delle minoranze di voler “cancellare” tutto ciò che non piace loro e di voler imporre la cultura della minoranza a tutti. Questa retorica si nutre spesso e volentieri di vere e proprie falsità, di fatti alterati, o inventati di sana pianta e del vittimismo dei privilegiati che non accettano l’idea di non poter più denigrare gli altri. Inoltre, come sempre fanno certe destre fasciste o fascistoidi, questi “signori” accusano i movimenti per i diritti delle minoranze di voler fare ciò che loro fanno da sempre: cancellare gli altri e discriminare. 

Cancel culture

Partiamo da alcuni episodi per sviluppare il discorso. 

Uno dei casi che più hanno fatto discutere è la presunta “censura” dei classici, accusati, a detta di certa stampa, di essere “maschi bianchi”. Tutto parte dalla Howard University di Washington, una delle storiche università per afroamericani, che si è vista costretta, per questioni economiche, a chiudere il dipartimento di studi classici. I corsi di studio, però, non sono stati eliminati, ma “trasferiti” sotto l’egida di altri dipartimenti. I fatti, però, sono subito stati alterati, fino all’accusa di voler censurare gli autori classici solo perché “maschi bianchi” e quindi, di default, “suprematisti”. Qui vediamo all’opera uno dei classici meccanismi della propaganda delle destre razziste: alterare le accuse dei movimenti per i diritti in modo da creare caos. Gli attivisti di questi movimenti, infatti, non sostengono certo che tutti i bianchi siano suprematisti e razzisti, ma alle destre fa comodo che lo si creda...

Enrico Proserpio

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sabato 10 ottobre 2020

Considerazioni sulla proposta di legge contro l'omotransfobia

In questi giorni il mondo lgbtqia italiano è preso dall’entusiasmo per la proposta di legge contro l’omotransfobia presentata dall’onorevole Zan (PD), entusiasmo che riteniamo decisamente ingiustificato e fuori luogo. Se la legge dovesse passare, sarebbe sicuramente un passo avanti, ma si tratterebbe di un passo molto piccolo e incerto. 

legge zan omofobia

Presentata come compendio delle due precedenti proposte (una dello stesso Zan e l’altra del M5S), il testo abbandona quasi tutto ciò che di interessante c’era per ridurre le richieste al semplice ampliamento della legge sui crimini d’odio anche a quelli basati sull’orientamento sessuale e l’identità di genere. Dell’idea, presente nella proposta grillina, di incaricare l’ISTAT di fare periodiche statistiche dei reati a sfondo omotransfobico (che avrebbe dato l’idea del fenomeno in modo incontrovertibile, disarmando coloro che sminuiscono questi crimini con la retorica del “caso isolato”) non c’è più traccia. Allo stesso modo è scomparsa l’idea di creare centri antiviolenza sul territorio per dare un reale aiuto alle vittime di omotransfobia. Restano solo le aggravanti per chi commettesse reati d’odio e una generica condanna dell’incitazione che, temiamo, resterà lettera morta anche qualora venisse approvata (basti vedere come vengono costantemente disattese le leggi contro la rifondazione di partiti fascisti e l’apologia di fascismo). Non c’è un solo accenno all’assistenza alle eventuali vittime (magra consolazione sapere che il proprio aggressore farà qualche mese di carcere in più, o dovrà pagare una multa, se poi si viene lasciati soli) e, soprattutto, non c’è nulla di preventivo: non un accenno a campagne educative nelle scuole, o sui media di stato, nulla contro i discorsi omotransfobici, nulla contro le terapie riparative. Si punisce solo (e con una multa non poi così pesante) l’incitazione all’odio e alla violenza e, sinceramente, ci sembra davvero troppo poco. Ma se pensiamo al fatto che il PD ha appena votato (insieme alle destre) il finanziamento delle scuole paritarie (per lo più cattoliche), capiamo facilmente il perché la proposta di legge sia stata ridotta a una cosuccia poco più che simbolica.
Perfino nei termini usati il relatore dimostra di essere arretrato rispetto al dibattito attuale: il testo parla di persone “lgbti”, escludendo asessuali e queer. E per fortuna che i piddini sono “progressisti”…


Enrico Proserpio


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giovedì 3 ottobre 2019

Le persone transgender a Milano: quale prospettiva di dialogo con le istituzioni della città?




Lettera aperta alla cortese attenzione del Sindaco Beppe Sala e degli Assessori Filippo del Corno Laura Galimberti, Pierfrancesco Majorino e Cristina Tajani 


persone transgender milano


Gentilissimo Sindaco,
gentilissimi Assessori,
vogliamo anzitutto ringraziarvi per il vostro sostegno al Milano Pride - manifestazione alla quale il nostro circolo ha contribuito assieme a tante altre sigle e soggettività - che sempre più diventa evento della città tutta e non di un solo gruppo o di una categoria di persone. Abbiamo accolto con gioia quegli Assessori che hanno deciso di marciare al nostro fianco dietro lo striscione che quest’anno ha aperto la manifestazione con uno slogan significativo: “La prima volta fu rivolta!”. Nel ricordare il cinquantennale della nostra storia politica, quest’anno abbiamo voluto riconoscere l’importanza che la “T” ha avuto e ha tutt’oggi nell’acronimo “LGBTIQIA+”, ricordando che le persone transgender ebbero e hanno un ruolo fondamentale nella costruzione del nostro movimento.

Dal 2013, presso la nostra associazione, il Circolo culturale Alessandro Rizzo Lari, abbiamo avviato uno spazio denominato “Progetto Identità di Genere”, che offre supporto, orientamento e accoglienza a centinaia di persone transgender e gender non conforming a titolo del tutto gratuito e basandosi esclusivamente sul lavoro di volontari e sulle modestissime quote di tesseramento del Circolo per il pagamento degli spazi. Lavoriamo e operiamo presso la sede dello storico gruppo di cristiani omosessuali “Il Guado” in via Soperga 36.
Come realtà di persone che ogni anno segue e supporta concretamente la popolazione transgender, intendiamo avviare un dialogo con le istituzioni e con il Comune di Milano, sicuri di trovare ascolto. Riteniamo infatti che i tempi siano maturi perché Milano dialoghi istituzionalmente con quelle persone transgender che sono, prima di tutto, cittadine e cittadini...


Monica Romano – Attivista, scrittrice, candidata nel 2016 per il Consiglio Comunale a sostegno di Beppe Sala Sindaco
Circolo culturale Rizzo Lari (ex Harvey Milk)
Nathan Bonnì, Laura Caruso e Daniele Brattoli per il “Progetto Identità di Genere”

Prosegue su Il Simposio - Diamanti. Disponibile on line nella versione Kindle paperback. Chi ne ordinerà una copia cartacea riceverà quella elettronica in omaggio.



lunedì 26 febbraio 2018

"Carlo e Corrado: l'Amore oltre la morte" di Mario Artiaco

"La morte pone fine ad una vita, non ad una relazione" (M. Albom)

Una meravigliosa storia d'Amore che continua attraverso il ricordo di Corrado e a causa delle lotte che il nostro Paese incivile, attraverso alcuni suoi rappresentanti, ci costringe a combattere. 
Corrado Spanger ci racconta di Carlo, in questa intervista a cuore aperto. Carlo, il suo amore di una vita, prosegue il suo viaggio nella quinta dimensione. 
La loro storia torna alla ribalta per la scellerata e meschina mozione proposta da un consigliere di "Forza Italia" del comune di Mariano Comense, secondo la quale la tomba di Carlo deturperebbe il decoro pubblico. 
Ma andiamo con ordine. 
carlo annoni e corrado spanger


Chi era Carlo e cosa eravate assieme?

Carlo Annoni, attore, regista e conoscitore teatrale, infermiere, terapista reflessologo, pittore, creativo, nato a Carate Brianza il 16 luglio 1955. Dall'undici aprile 2017, si è trasferito nella quinta dimensione, dove recita senza peli sulla lingua, come suo costume, i testi che ci meritiamo di sentire.

Nel 2010, a Londra, l'unione civile, poi ribadita e convalidata soltanto nel novembre del 2016 nel nostro Paese, grazie alla legge Cirinnà. Quanta strada credi ci sia ancora da fare qui da noi e cosa pensi intralci questo percorso di Amore e condivisione?


Amava il mondo, il teatro, le persone, gli amici e amava anche me (Radovan Corrado Spanger) con tutto se stesso.  Eravamo uniti civilmente, prima a Londra (18 settembre 2010), poi uniti in matrimonio ancora a Londra (5 giugno 2015) e, finalmente, in Italia (8 novembre 2016). Penso che la strada da fare dipenda da noi: in 36 anni di vita di coppia - eravamo da sempre dichiarati in famiglia e nella società - la contestazione della tomba colorata è stato curiosamente il primo episodio che ci abbia riguardato direttamente, in cui si possano intravvedere aspetti omofobici (peraltro non dichiarati). Vivere (e anche morire) alla luce del sole è l'unica strada per avere rispetto...

Mario Artiaco

Continua su: Il Simposio - Incipit vita nova (gennaio 2018). Acquistabile qui.