Con grandissimo piacere, annunciamo l'uscita del nuovo Simposio: Il gender sul tetto che scotta. Perché un titolo così apparentemente nonsense, per il numero dell'ottobre 2018?
La gatta sul tetto che scotta (Cat On a Hot Tin Roof) è una commedia composta nel 1954 da Tennessee Williams e trasformata in film nel 1958 (regia di Richard Brooks). È la storia di Maggie, che è riuscita a salire la scala sociale sposando Brick Pollitt, ex campione sportivo. Peccato che quest’ultimo si sia dato all’alcolismo e non abbia mai consumato il matrimonio. Causa di entrambe le cose è, probabilmente, la mai superata passione di Brick per un compagno di squadra, morto suicida. Maggie si trova dunque ad essere una “gatta sul tetto che scotta”: pur sentendosi male in quella situazione, è decisa a non cadere, per non perdere lo status conquistato e tornare nella povertà.
Abbiamo voluto alludere a quest’opera nel titolo, perché tratta di una questione (l’omosessualità velata) legata all’ambito di cui ci occupiamo. Ma anche (e soprattutto) perché questo numero scotta in molti sensi. La parola gender ha ormai sostituito diverse paure più fruste e noiose (gli alieni, i licantropi, i vampiri…), pertanto figura benissimo sulla copertina di un numero che esce nel mese di Halloween. Come potete vedere, in copertina non scotta solo il titolo… Ringraziamo Loki, il nostro “Mister Simposio”, che ha posato per il buon Nathan e che - appropriatamente - si fa chiamare come un dio seduttore e misterioso, non di rado legato al fuoco. Ma, oltre a fotografie di nudo artistico, troverete materiali che “scottano” in senso più intellettuale: la questione della pedofilia, la transgenerità latente in tutt*, una vita rovinata (e risorta) per il coraggio di una denuncia, personaggi biblici che non ci aspetteremmo, romanzi su conflitti familiari e sentimenti inconfessati, maschi selvatici, donne sottomesse, filosofi che non pensano solo alle pure idee platoniche… Ma perché allungare il discorso? Buona lettura, e… attenti al fuoco.
Disponibile su Amazon, nei formati Kindle e paperback. Chi acquisterà il cartaceo on line riceverà anche una copia elettronica in omaggio.
giovedì 1 novembre 2018
martedì 9 ottobre 2018
"Non Med: percorsi transgender non medicalizzati" di Giulia Terrosi
Domenica
8 aprile 2018, ho partecipato all’evento culturale “Non Med: percorsi
transgender non
medicalizzati”.
Ringrazio Nathan per avermi
invitata. Ritengo sia un tema fondamentale sul percorso verso l’abbattimento di
ogni discriminazione e il raggiungimento di pari diritti e pari dignità per
ogni persona - e che quindi debba avere la massima diffusione. Per questo, tengo
a scrivere questo pezzo con gli interventi che sono stati fatti all’evento,
sperando se ne parli sempre di più.
La
moderatrice era la dottoressa Monica Romano: tra le altre cose, autrice di Diurna,
Storie di ragazze XY e Gender (r)evolution.
Sono
molto contenta di essere qui, in questa associazione, che nasce come “Circolo culturale TBGL Harvey Milk Milano” - e che, a causa della prematura e
improvvisa scomparsa, nel gennaio 2017, dello storico vicepresidente Alessandro Rizzo Lari, ha deciso di
dedicargli il circolo, divenendo quindi “Circolo Culturale TBIGL+ Alessandro
Rizzo Lari”.
Questo è
il primo evento italiano dedicato alla comunità delle persone transgender non
medicalizzate.
Ricordiamo che il termine transgender
è un termine ombrello che raccoglie
tutte le identità ed espressioni di genere non conformi al sesso biologico.
Storicamente, la comunità transgender è sempre stata divisa tra “trans operate”
e “trans non operate”, rifacendosi sempre alla norma sociale. E, anche nella comunità
transgender, c’è una sorta di esclusione
delle persone transgender non medicalizzate, perché esistono moltissime
persone transgender che ritengono che la realtà T non medicalizzata sia una
realtà che non merita attenzione e cittadinanza. Mi fa piacere dire, invece,
che noi dobbiamo combattere questo tipo di visione. Perché la parola “transgender”
ha un senso politico e appartiene a
noi tutti, indipendentemente dalle scelte che abbiamo operato in merito ai
nostri corpi e al nostro percorso di autodeterminazione.
Per cui,
continuiamo, come facciamo da sempre, a metterci in discussione e a mettere in
discussione quelle logiche che ci dividono - e facciamolo con molta umiltà...
Giulia Terrosi
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giovedì 27 settembre 2018
"Psiche e sessualità nelle persone transgender giovani e giovanissime: un approccio medico" di Roberta Ribali
Milano,
2018
Nella
nostra cultura scientifica, allo stato dell’arte di oggi, il binarismo di genere maschio-femmina appare concettualmente da
accantonare, per lasciare posto a un approccio gender-fluid
più corrispondente
alla realtà che tutti noi, che ci confrontiamo da anni con queste tematiche,
ritroviamo nella fenomenologia complessa dei nostri pazienti - e, forse, anche
di noi stessi. I termini “transgender” e “transessuale”
rispecchiano ancora un certo binarismo, che sarebbe meglio accantonare, per
essere pronti ad accogliere adeguatamente tutte le infinite sfumature e le
sfide epistemologiche che la realtà di
fatto ci presenta oggi.
![]() |
| Dr. Roberta Ribali |
Per
quanto riguarda l’identità di genere, attualmente possiamo usare i termini
“disforia di genere “ e “varianza di genere” per denominare due situazioni che
hanno in comune una discrepanza fra il genere cui il Soggetto sente di
appartenere e il genere cui “dovrebbe” appartenere, secondo i criteri dettati
dalle nostre regole sociali, strutturate e stratificate storicamente e
culturalmente .
Diverso è il vissuto individuale: “disforia” indica un malfunzionamento, una sofferenza di cui il soggetto è
portatore, a causa del suo sentire, mentre gender
variant è il caso in cui tale discrepanza è
vissuta individualmente - e soprattutto socialmente - senza evidenti disagi,
come una varianza statistica.
Nemmeno
il sesso biologico è binario. Esistono infinite sindromi complicate, con realtà
cromosomiche eterogenee che danno luogo
a realtà di vita individuali polimorfe e fluide, che vanno sotto la
denominazione generica di intersessualità: è recente il caso di quella bimba
nata XY, con vagina e sindrome di Morris,
che all’età di due anni è stata operata da solerti chirurghi che l’hanno mutilata
dei suoi organi sessuali femminili per ricreare (non so come) un maschietto,
che avrà sicuramente una vita molto, molto difficile…. Ma non è questo il
nostro tema, anche se i criteri che noi medici siamo chiamati a proporre e
seguire sono sostanzialmente simili. Rispettare
lo sviluppo della personalità del bambino, senza costringerlo, con interventi autoritari o peggio
con pasticci medico-chirurgici, a osservare le norme che noi adulti gli
imponiamo, scegliendo per lui/lei, al
suo posto, per soddisfare nostre esigenze, che non sono necessariamente
quelle volute dal soggetto che deve crescere nel rispetto di quello che si
sente realmente...
Dr.
Roberta Ribali- Neuropsichiatra e Psicoterapeuta-
CTU del
Tribunale di Milano per le tematiche di Identità di Genere
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mercoledì 19 settembre 2018
"ICD-11: Fine delle terapie riparative" di Raffaele Yona Ladu
Il 18 giugno 2018, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha
presentato al mondo la versione “stabile” dell’ICD-11, l’undicesima
edizione del suo manuale diagnostico e statistico.
Il suo scopo è rendere confrontabili
le statistiche sulle malattie pubblicate in tutto il mondo: se tutti i medici
del mondo usano i criteri diagnostici stabiliti dal manuale, e le autorità
sanitarie di tutto il mondo pubblicano le statistiche sulla morbilità (quante
persone si ammalano e di cosa) e sulla mortalità (quante persone muoiono e
perché) corredandole dei codici prescritti dal manuale, codeste statistiche
possono essere lette anche da chi non conosce la lingua (basta che riconosca i
codici), e possono essere confrontate tra loro e sommate insieme.
Ho detto che del manuale ICD-11 è stata pubblicata la versione “stabile”: ovvero, la struttura ad albero delle
possibili condizioni da diagnosticare è ormai definitiva e, di ogni condizione,
vengono mostrati (nel sito https://icd.who.int/) i codici ed una breve descrizione. Mancano i criteri
diagnostici dettagliati, che verranno presentati all’Assemblea Mondiale della
Salute nel maggio 2019, quando verrà adottata la versione definitiva del
manuale, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2022 – per dare il tempo alle
autorità sanitarie mondiali di adeguarsi, predisponendo traduzioni, corsi di
aggiornamento, adeguamenti software.
Il manuale non sostituisce certo lo studio della medicina e l’esperienza
sul campo, ma stimola i medici e le organizzazioni sanitarie, nel bene e
talvolta nel male. Se è difficile inventarsi malattie infettive o genericamente
somatiche inesistenti, è più facile riuscirci nel caso dei disturbi mentali o del comportamento, in quanto le cause e gli
effetti raramente appaiono al clinico con l’evidenza con cui un batterio si
vede sul vetrino di un microscopio.
In questo caso il manuale diagnostico-statistico rischia di assorbire gli stereotipi sociali, e di
patologizzare ciò che non fa alcun danno, ma è socialmente disapprovato. Questo
è accaduto in particolare nel campo della sessualità,
in quanto sono state patologizzate in passato condizioni atipiche (che
riguardavano cioè delle minoranze) che non se lo meritavano...
Raffaele Yona Ladu
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mercoledì 12 settembre 2018
"Il Dio pangender" di Raffaele Yona Ladu
Introduzione
Molte divinità sono pangender – tra cui YHWH, il Dio d’Israele. Ne ha
parlato il rabbino Mark Sameth, in una serie di articoli pubblicata sul New
York Times e su Forward. Traduco il primo degli articoli e riassumo gli altri
(che rispondono alle obiezioni ricevute); ogni versetto biblico è linkato al
testo originale ebraico, nel sito della Biblia
Hebraica Stuttgartensia, l’attuale versione di riferimento per chi non è ebreo ortodosso - la Biblia
Hebraica Quinta, che la
sostituirà, è stata pubblicata solo in parte e non è disponibile online.
L’articolo principale: Is God Transgender =
Dio è transgender?
Negli anni Settanta, una mia cugina, Paula Grossman, divenne una delle prime
persone in America a subire la riassegnazione chirurgica del sesso. Come Paul
Monroe Grossman, la cugina Paula era stata un’amata insegnante di musica del
New Jersey. Dopo l’operazione, fu licenziata, e poi perse la causa di
licenziamento illegittimo perché discriminatorio (però il
tribunale sentenziò che lei meritava
una pensione d’invalidità). La storia fece molto scalpore, e mi piace pensare
che oggi sarebbe finita diversamente [1].
Quarant’anni dopo che la Corte Suprema rifiutò di discutere il caso di
Paula nel 1976, continua a svolgersi la storia delle persone transgender.
Questo mese, uno studente delle superiori della Virginia ha perso il diritto ad
usare il bagno che vuole lui quando la
Corte Suprema ha temporaneamente inibito un provvedimento di una corte inferiore [2]. Eppure, per la prima volta si può immaginare una
sentenza del plenum della Corte Suprema che vieti completamente la
discriminazione contro le persone transgender. C’è davvero motivo di speranza,
anche se i pregiudizi sociali non scompaiono dalla sera alla mattina.
Sono un rabbino, e pertanto sono particolarmente rattristato quando si
ricorre ad argomenti religiosi per difendere i pregiudizi sociali – come spesso
accade quando si discutono i diritti delle persone transgender. Infatti, la
Bibbia ebraica, quando letta in originale, offre una visione del genere molto
elastica. Davvero: molto elastica!
In Genesi
3:12 Eva è detta “egli”; in Genesi
9:21, dopo il diluvio, Noè si
scoprì dentro la tenda di “lei”. Genesi
24:16 dice che Rebecca è un
“ragazzo”. Ed in Genesi
1:27 Adamo è detto “loro”...
Note e link
[1] L’articolo è del 2016; il 7 Marzo 2018 una corte federale, in EEOC
v. R.G. & G.R. Harris Funeral Homes, Inc., ha sancito che licenziare una persona che transiziona
viola il Titolo VII della Legge sui Diritti Civili del 1964, che vieta le
discriminazioni per sesso. E non si può usare la religione come scusa: la Legge
sui Diritti Civili esprime l’interesse preminente del governo a non
discriminare, e lo fa nel modo meno gravoso possibile per le credenze religiose
delle persone.
[2] Nel frattempo, si è tentato di fare appello alla Corte Suprema; poiché
però Donald John Trump e Jeff Sessions hanno stabilito che l’interpretazione
governativa della Legge sui Diritti Civili esclude le persone transgender, la
Corte Suprema il 6 marzo 2017 ha
rinviato il caso alle corti inferiori. Ma il 30 Marzo 2017 un’altra corte d’appello federale, in
un caso simile del Wisconsin, ha dato ragione allo studente. Probabilmente la Corte Suprema USA dovrà
decidere in futuro nel merito...
Traduttore
e curatore Raffaele
Yona Ladu
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mercoledì 5 settembre 2018
"Ancora su Sodoma" di Raffaele Yona Ladu
L’articolo di Padre Enrico Proserpio su Sodoma e l’onanismo pubblicato su Il Simposio - Linee che s’intersecano è
fatto molto bene, ma mi permetto di proporre ulteriori considerazioni su
Sodoma, da un punto di vista ebraico.
Un interessante commento alla vicenda di Sodoma è fornito dai Vangeli –
leggiamo Matteo 10:11-15 (versione Nuova Riveduta – come tutte le successive):
11 In qualunque città o villaggio sarete entrati,
informatevi se vi sia là qualcuno degno di ospitarvi, e abitate da lui finché
partirete.
12 Quando entrerete nella casa, salutate.
13 Se quella casa ne è degna, venga la vostra pace su di
essa; se invece non ne è degna, la vostra pace torni a voi.
14 Se qualcuno non vi riceve né ascolta le vostre parole,
uscendo da quella casa o da quella città, scotete la polvere dai vostri piedi.
15 In verità vi dico che il paese di Sodoma e di Gomorra,
nel giorno del giudizio, sarà trattato con meno rigore di quella città.
Matteo 10:11-15 ha il suo parallelo in Luca 10:5-12:
05 In qualunque casa entriate, dite prima: "Pace a
questa casa!"
06 Se vi è lì un figlio di pace, la vostra pace riposerà
su di lui; se no, ritornerà a voi.
07 Rimanete in quella stessa casa, mangiando e bevendo di
quello che hanno, perché l'operaio è degno del suo salario. Non passate di casa
in casa.
08 In qualunque città entriate, se vi ricevono, mangiate
ciò che vi sarà messo davanti,
09 guarite i malati che ci saranno e dite loro: "Il
regno di Dio si è avvicinato a voi".
10 Ma in qualunque città entriate, se non vi ricevono,
uscite sulle piazze e dite:
11 "Perfino la polvere della vostra città che si è
attaccata ai nostri piedi, noi la scotiamo contro di voi; sappiate tuttavia
questo, che il regno di Dio si è avvicinato a voi".
12 Io vi dico che in quel giorno la sorte di Sodoma sarà
più tollerabile della sorte di quella città.
L’accenno a Sodoma non si trova invece in Marco 6:10-11:
10 Diceva loro: «Dovunque sarete entrati in una casa,
trattenetevi lì, finché non ve ne andiate da quel villaggio;
11 e se in qualche luogo non vi ricevono né vi ascoltano,
andando via, scotetevi la polvere dai piedi come testimonianza contro di loro».
Nessuno dei tre vangeli sinottici prende in considerazione la possibilità
che i 12 apostoli siano stuprati da chi non li accoglie, eppure Matteo e Luca
minacciano alle città che li respingono un castigo della stessa qualità e di
maggior gravità di quello di Sodoma...
Raffaele Yona Ladu
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sabato 1 settembre 2018
"L'urlo della mandragora" di Erica Gazzoldi
Alack, alack, is it not like that I,
So early waking - what with loathsome
smells,
And shrieks like mandrakes’ torn out of the
earth,
That living mortals, hearing them, run mad
-
O, if I wake, shall I not be distraught,
Environèd with all these hideous fears […]?
(William Shakespeare, Romeo and
Juliet, IV.III, vv. 45-50)
“Ahimè, ahimè, non è
forse probabile che io,
Svegliandomi così presto
- fra quegli orrendi odori,
E urla, come quelle
della mandragora strappata alla terra,
Tali che i mortali
viventi, nell’udirle, impazziscono -
Oh, se mi sveglierò,
non cadrò nella follia,
circondata da tutti
quei tremendi orrori […]?”
[...]
‘Ashtart finì con cura di spazzare le ultime ceneri dal piccolo
braciere. Raccolse i mozziconi di cera e li sostituì con nuove candele. Alzò
gli occhi sull’immagine in pietra che esse dovevano onorare: la Mata-Jana, la Madre Bifronte. “Madre”,
benché uno dei due volti fosse maschile.
Più cose erano state rinnovate nella Casa delle Janai, nei secoli che erano passati.
Alloggi in mattoni, anziché in incannicciati. Bracieri in metallo. Sculture e
maioliche, dono delle partorienti, dei malati e delle famiglie che avevano
assistito con le loro arti mediche. Ormai, le consorelle Janai non si limitavano più a ricavare antidolorifici dai papaveri.
Avevano una biblioteca e un laboratorio alchemico in piena regola. Ma
quell’antica immagine della Mata-Jana,
sbozzata in un pezzo di roccia, non era mai stata toccata.
“Lei è un dono della Madre Bifronte” aveva detto la Maggiore,
quando ‘Ashtart le era stata affidata dai familiari. Aveva raggiunto l’età
riproduttiva ed era ormai chiaro, sia ai parenti che al villaggio, che quel suo
dirsi ragazza non era il gioco o il
capriccio di un bambino. Lei sapeva che il suo petto non sarebbe mai fiorito e
che avrebbe sempre avuto, fra le gambe, quell’ingombrante e ipersensibile
appendice. Però, almeno, la pubertà non l’aveva rovinata quanto aveva temuto. Aveva sviluppato membra flessuose,
più che robuste; la voce era più bassa, rispetto a quella delle nate femmine, ma aveva una sua sensuale
morbidezza. Peluria e barba le crescevano poco; in compenso, i capelli erano
fiorenti e lunghi, con una bella tinta autunnale. Per quanto riguardava il
nome, le era bastato mutarlo da ‘Ashtar ad ‘Ashtart.
“L’abbiamo cresciuto come si fa con gli altri maschi” aveva
mormorato suo padre alla Jana Maggiore.
“Sono sempre stato presente nella sua educazione. Ha fratelli maschi, amici
maschi. È coraggioso e non fiata davanti alle fatiche. Non capiamo…”
“Una ragazza di ferro” aveva sorriso la sacerdotessa. Così,
‘Ashtart era stata accolta fra le Janai.
Aveva sepolto il proprio corpo efebico nelle lunghe vesti nere, truccato le
palpebre col nerofumo, indossato la collana d’ossa di coniglio per presentarsi
ai capezzali ove era richiesta.
Le sue consorelle non erano arrivate alla Casa allo stesso modo. A
dire il vero, di modi ce n’erano molti - ed erano cambiati nei secoli. Alcune
facevano domanda d’ingresso da giovani. Altre erano già vedove e con figli
cresciuti. Altre ancora fuggivano da violenze domestiche, o (si vociferava)
dalle conseguenze di un delitto commesso. Naturalmente, non si creavano una
famiglia, cosa che sarebbe stata onerosa per la sorellanza. Ma non avevano
precisi divieti sessuali. Semplicemente, coloro che restavano incinte andavano
a vivere col padre del bambino, tornavano dalla famiglia d’origine o
concertavano altri modi per vivere quella nuova situazione. Non che ‘Ashtart si
aspettasse di trovarcisi, beninteso.
Guardò di nuovo l’immagine della Mata-Jana. Maschio e femmina, Cielo e Terra, Vita e Morte, Luce e
Ombra. Un solo essere, una sola realtà, nella differenza degli aspetti.
Ebbe voglia di baciare l’effigie, ma non osò. S’inchinò e,
retrocedendo, uscì dal sacello.
[...]
Il racconto fantasy completo è compreso ne Il Simposio - L'essenziale è invisibile agli occhi. Disponibile nei formati Kindle e paperback. Chi acquisterà la versione cartacea potrà avere anche quella elettronica in omaggio.
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