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venerdì 27 marzo 2020

Le famiglie, non molto “tradizionali”, della Bibbia


Molte chiese cristiane fanno un gran parlare della “famiglia tradizionale”, a volte definita perfino “naturale”, difendendo a spada tratta il modello occidentale di famiglia, quella formata da papà, mamma e figli, che tutti ben conosciamo. Ma siamo proprio sicuri che la tradizione religiosa biblica sia proprio questa? 
famiglie della bibbia
Se leggiamo la Bibbia, anche solo superficialmente, risulta chiaro che i modelli di famiglia sono mutati nel corso dei secoli e che non esiste, quindi, un modello che si possa dire “biblico”.
Le famiglie più diverse da quelle moderne sono quelle più lontane nel tempo, quelle di cui si narra nel libro della Genesi. Molto indicativa è la storia di Giacobbe, detto Israele, padre dei dodici Patriarchi del popolo eletto, dalla quale partiremo.
Isacco aveva due figli, Esaù e Giacobbe. Poiché Esaù aveva preso moglie fra le hittite, scandalizzando la madre, Isacco mandò Giacobbe a prendere moglie fra i suoi:

Poi Rebecca disse a Isacco: «Ho disgusto della mia vita a causa di queste donne hittite: se Giacobbe prende moglie tra le hittite come queste, tra le figlie del paese, a che mi giova la vita?»
Allora Isacco chiamò Giacobbe, lo benedisse e gli diede questo comando: «Tu non devi prender moglie tra le figlie di Canaan. Su, va’ in Paddan-Aram, nella casa di Betuèl, padre di tua madre, e prenditi di là la moglie tra le figlie di Làbano, fratello di tua madre.[1]

Giacobbe obbedisce al padre e parte. Giunto nel paese di Làbano, egli conosce Rachele, figlia dello zio, e se innamora. Ma le cose non vanno esattamente come egli desidera:

Poi Làbano disse a Giacobbe: «Poiché sei mio parente, mi dovrai forse servire gratuitamente? Indicami quale deve essere il tuo salario». Ora Làbano aveva due figlie; la maggiore si chiamava Lia e la più piccola si chiamava Rachele. Lia aveva gli occhi smorti, mentre Rachele era bella di forme e avvenente di aspetto, perciò Giacobbe amava Rachele. Disse dunque: «Io ti servirò sette anni per Rachele, tua figlia minore». Rispose Làbano: «Preferisco darla a te piuttosto che a un estraneo. Rimani con me». Così Giacobbe servì sette anni per Rachele: gli sembrarono pochi giorni tanto era il suo amore per lei. Poi Giacobbe disse a Làbano: «Dammi la mia sposa perché il mio tempo è compiuto e voglio unirmi a lei». Allora Làbano radunò tutti gli uomini del luogo e diede un banchetto. Ma quando fu sera, egli prese la figlia Lia e la condusse da lui ed egli si unì a lei.[2]

Deluso e amareggiato per l’inganno, Giacobbe protesta con il suocero, il quale risponde:

Rispose Làbano: «Non si usa far così nel nostro paese, dare, cioè, la più piccola prima della maggiore. Finisci questa settimana nuziale, poi ti darò anche quest’altra per il servizio che tu presterai presso di me per altri sette anni». Giacobbe fece così: terminò la settimana nuziale e allora Làbano gli diede in moglie la figlia Rachele.[3]

Vediamo già in questi pochi passi diversi elementi in contrasto con ciò che la religione cristiana sostiene oggi in materia di famiglia. Tanto per cominciare, Giacobbe è bigamo. Nel libro della Genesi non troviamo nulla che ci faccia pensare a una condanna della poligamia. Anche Esaù, fratello di Giacobbe, ha più mogli, il che non crea nessun problema ai suoi famigliari...




[1] Genesi, capitolo 27, versetto 46 e capitolo 28, versetti 1 – 2, Bibbia di Gerusalemme, Edizioni Dehoniane Bologna, 2002.
[2] Genesi, capitolo 29, versetti 15 – 23, Bibbia di Gerusalemme, Edizioni Dehoniane Bologna, 2002.
[3] Genesi, capitolo 29, versetti 26 – 30, Bibbia di Gerusalemme, Edizioni Dehoniane Bologna, 2002.

Padre Enrico Proserpio

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martedì 24 dicembre 2019

Intervista con Davis Mc-Yalla: aperture LGBT nel dialogo interreligioso?



Davis Mac-Yalla, religiosamente, è anglicano, è nato in Nigeria ed ha lasciato il paese perché l’essere omosessuale metteva la sua vita in pericolo. Ha fondato nel 2016 ad Accra (Ghana) l’Interfaith Diversity Network of West Africa (https://itdnowa.org), che inquadra i diritti LGBT+ come diritti umani e vuol trasformare le teologie prevalenti in Africa.

Raffaele (ebraicamente Yona) Ladu è un ebreo umanista (http://www.shj.org/) che lavora in una banca di Verona; una diagnosi di autismo lo rende alquanto sensibile alle problematiche LGBTQIA+ ed ha incontrato una prima volta Davis Mac-Yalla a Tel Aviv-Yafo (Israele) nel 2015, alle celebrazioni del 40° di attività di A Wider Bridge (https://awiderbridge.org/), un’organizzazione ebraica americana LGBTQ, affiliata a Keshet Gaavah (il Congresso Mondiale degli Ebrei LGBT+, http://glbtjews.org/), che catalizza un sostegno (non esente da critiche) verso lo stato d’Israele e la sua comunità LGBTQIA+. In quell’occasione, Davis Mac-Yalla perorava la causa dei rifugiati africani a causa della loro identità sessuale.

Luigia Sasso lavora all’ASSL 9 di Verona. Nel 2013, ha sposato Raffaele Yona Ladu. Appartiene alla Chiesa Valdese di Verona, in cui è molto attiva nella diaconia. Una delle sorelle di chiesa ghanesi ha sentito l’ispirazione di invitare Luigia e Raffaele in Ghana per il Natale 2018, e questo ha reso possibile quest’intervista. Le domande senza autore sono di Raffaele. 

cristiani omosessuali


***
Buonasera, Davis. Come mai hai creato la tua organizzazione proprio ad Accra? Ho letto che, nel 2007, si tentò di organizzare una conferenza sull’omosessualità, ma essa fu proibita.

Non la organizzammo noi; noi siamo riusciti a tenerla nel 2017.

Vuol dire questo che in dieci anni è cambiato l’atteggiamento della società ghanese verso l’omosessualità?

Beh, in questo paese l’omosessualità è illegale, quindi le persone devono essere molto caute, riservate ed estremamente guardinghe. Quello che fa l’Interfaith Diversity Network che presiedo è promuovere la giustizia sociale ed i diritti umani attraverso le fedi: il che vuol dire che ci va bene quello che fai, ed il messaggio che vogliamo promuovere è che i diritti umani fanno parte della fede, del proprio credo, e che bisogna radunare gli emarginati e cominciare a parlare della loro situazione. Questo è quello che stiamo facendo; siamo ebrei, cristiani, mussulmani, eccetera, e non conta il tuo background religioso – perché siamo una cosa sola.
Quando organizziamo un’iniziativa, è interreligiosa; non diciamo che è gay od omosessuale, per cui non facciamo le cose clandestinamente, ma ci mettiamo la faccia...

Intervista a cura di Raffaele Yona Ladu


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domenica 22 dicembre 2019

Epidermici orgasmi

 

  Il coraggio di essere… corpo

Ero agli inizi degli anni ’90, quando, giovane frate carmelitano, nella cella del convento carmelitano di Milano, ebbi una profonda rivelazione: nella solitudine della mia stanza, scopersi il piacere sublime dell’epidermico tatto. 
eros orgasmi della pelle


Premessa

Nel libro Teoria del corpo amoroso, il filosofo Michel Onfray scrive: “Il versetto della Prima lettera ai Corinzi insegna: È meglio sposarsi che ardere di passione. 
Questa frase si trova citata, commentata, ripresa, analizzata, sezionata, esaminata in ogni minimo particolare in tutta la letteratura patrologica consacrata ai rapporti tra uomini e donne per almeno mille anni. E noi viviamo ancora secondo questa formula, comprese le coppie laiche, non cristiane, atee, ma educate secondo il modello ideologico dominante” 
(Michel Onfray, Teoria del corpo amoroso. Per un’erotica solare, 2006, Roma, Fazi Editore, p. 91). E poco oltre aggiunge, parlando dell’esaltazione della  verginità come modello di vita proposto dagli autori dei primi secoli della cristianità: “L’abolizione integrale della sessualità implica lo sradicamento assoluto dei desideri, di tutti i desideri, e l’interdizione formale del piacere, di ogni piacere” (idem., p. 92). E conclude dichiarando che “mai una spiritualità collettiva ha lavorato tanto a distruggere il corpo, a negare la vita e screditare la realtà” (idem., p. 96)...


Mario Bonfanti



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giovedì 19 settembre 2019

Il Cristianesimo: una religione rivoluzionaria



Nota introduttiva: questo articolo non parla di tematiche lgbtqia, ma tratta un argomento basilare da cui si può partire per affrontare il rapporto tra le persone e i temi lgbtqia e la religione cristiana. Credo quindi possa tornare utile. 
cristianesimo religione rivoluzionaria

Oggi siamo abituati a vedere nel Cristianesimo una forza conservatrice, spesso bigotta, ostile ai diritti e al progresso. Ciò è sicuramente dovuto all’uso che della religione hanno fatto le varie Chiese (e primariamente quella Cattolica Apostolica Romana) per giustificare le proprie posizioni politiche e il proprio potere. Si intenda, non voglio dire che tutti coloro che nel nome del Cristianesimo hanno inveito contro il progresso, compiendo anche atti violenti (si pensi ai roghi della Santa Inquisizione) fossero in malafede. Sono certo che molti di essi credessero realmente di essere nel giusto, ma ciò non toglie che questo tipo di mentalità e di pensiero derivasse più dal sistema di potere politico, economico e sociale che non dal messaggio evangelico. Questo, infatti, fu, ed è ancora, rivoluzionario, come dimostrano anche alcuni fatti recenti. Nel 2010, per esempio, in occasione della visita pastorale di Benedetto XVI a Palermo fu censurato uno striscione che riportava una frase del Vangelo di Matteo: “La mia casa è casa di preghiera, ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri” (Matteo, capitolo 21, versetto 13). Evidentemente la Scrittura era ritenuta troppo “sconveniente” per la visita del Papa. Un altro esempio lo abbiamo avuto in tempi molto più recenti, quando un ragazzo, era il 3 giugno 2019, si è recato a un comizio di Matteo Salvini con una sciarpa che riportava la scritta “Ama il prossimo tuo come te stesso” (Marco, capitolo 12, versetto 31). Il ragazzo è stato picchiato da alcuni sostenitori del ministro, il quale ha anche deriso la vittima dal palco. Anche per coloro che si ergono a “difensori della fede” e invocano l’aiuto del “Cuore Immacolato di Maria” il Vangelo è troppo scomodo.



La natura rivoluzionaria del Cristianesimo è talmente connaturata al suo messaggio che nemmeno due millenni di tentativi di asservirlo alle logiche del potere sono riusciti a cancellarla. La storia è costellata di credenti che in nome di Cristo si sono ribellati al potere e alla sua prepotenza, contestando l’uso indebito della religione. Alcuni, come Pietro Valdo o Fra Dolcino da Novara, furono condannati come eretici, altri, come San Francesco d’Assisi, ebbero maggior fortuna.
Sull’origine della rivoluzionarietà del Cristianesimo si potrebbe disquisire a lungo, ma credo si possa disegnare un quadro anche con pochi spunti, partendo dall’Antico Testamento e dalla storia...

Padre Enrico Proserpio


Prosegue su Il Simposio - Diamanti. Disponibile on line nella versione Kindle o paperback. Chi ne ordinerà una copia cartacea riceverà quella elettronica in omaggio.





venerdì 2 agosto 2019

Il Simposio - Diamanti




I diamanti… Sfavillanti, preziosi, rari. Evocano immediatamente una vita da star. E di star trabocca effettivamente questo numero: a partire da Madonna, che ha riecheggiato la strage di Orlando nel testo e nel videoclip del brano God Control. 
il simposio rivista diamanti

Per contro al summenzionato “controllo di Dio”, vedremo il cenno al cuore rivoluzionario del Cristianesimo: realtà, illusione od obiettivo? Ma si può pensare anche a un’utopia laica, come quella della dott.ssa Roberta Ribali.
I diamanti sono anche una delle passioni di Roberto Adiamante, uno dei protagonisti della trilogia narrativa A-Diamond. Nata dalla penna di un giovane autore che scrive dietro pseudonimo, racconta la vita dei coniugi Adiamante, marito e marito, che hanno saputo costruirsi la propria favola: riscattarsi dalla povertà e dall’omofobia, costruire un impero della moda, creare un nuovo sport, lanciare uno stile di vita. Ma, anche su questa utopia fiabesca, incombono le ombre del mondo reale…
Come le pietre preziose, brilla anche il desiderio di vivere alla luce del sole: essa emerge nell’opera di Monica Romano dedicata alle persone transgender e al mondo del lavoro (Diurna). La firma dell’autrice, insieme a quelle di Laura Caruso, Nathan Bonnì, Daniele Brattoli e del circolo culturale Rizzo Lari (ex Harvey Milk), compare anche in calce alla lettera aperta alle istituzioni milanesi, circa la condizione delle persone transgender nel capoluogo lombardo.
Lotta politica, elaborazione intellettuale e dignità che contrastano con l’immagine mediatica troppe volte propinata della transessualità. Lo vedremo nell’analisi di una puntata de “Le Iene”, dedicata a un pruriginoso esperimento di Vladimir Luxuria sulla app d’incontri Tinder.
Era un diamante anche Karl Heinrich Ulrichs (1825-1895), pensatore che gettò le basi dell’orgoglio omosessuale: anzi, della consapevolezza e dell’autostima. Ospitiamo qui l’autorevole contributo di Luca Locati Luciani sulla sua figura.
Poi, fotografie sexy e vignette, per ricreare l’occhio con un altro tipo di scintillii…
Ulteriore chicca di questo numero sono le nuove firme di Silvia Molè e Rita Ricciardelli.
Buona lettura!

Il Simposio - Diamanti è disponibile nel formato Kindle e in paperback. Chi ne acquisterà una copia cartacea riceverà la versione ebook in omaggio.


lunedì 1 aprile 2019

Il centurione di Cafarnao: una persona lgbtqia nel Vangelo?


Tra i passi del Santo Vangelo più amati e citati dagli autori cristiani lgbtqia, troviamo sicuramente il passo del centurione di Cafarnao, narrato nel Vangelo di Matteo1: 
il centurione di cafarnao vangelo

Entrato in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava: «Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente». Gesù gli rispose: «Io verrò e lo curerò». Ma il centurione riprese: «Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch’io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Va’, ed egli va; e a un altro: Vieni, ed egli viene, e al mio servo: fa’ questo, ed egli lo fa».
All’udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: «In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande. Ora vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre, ove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, e sia fatto secondo la tua fede». In quell’istante il servo guarì. (Matteo, capitolo 8, versetti 5 – 13)



Per comprendere il perché questo passo abbia attinenza con le tematiche lgbtqia, dobbiamo rifarci al testo originale, scritto in greco antico.
Nel testo originale, il “servo” è definito con il temine παῖς (pais), che ha significati più ampi rispetto alla traduzione italiana scelta dalla Chiesa. Il termine “παῖς”, infatti, designa i ragazzi in età adolescenziale e veniva usato anche per indicare i servitori. Anche in italiano, del resto, il termine “ragazzo” è spesso utilizzato per indicare un cameriere, un servitore, indipendentemente dall’età dello stesso. Tradurre quindi “παῖς” con “servo” è corretto e legittimo, ma anche riduttivo...



1 I testi biblici contenuti in questo articolo sono tratti dalla Bibbia di Gerusalemme, traduzione della CEI, Edizioni Dehoniane Bologna, 2002. 


Padre Enrico Proserpio

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venerdì 9 novembre 2018

"Gender Dei: una questione politica" di Mario Bonfanti


Uno dei temi cari alla teologia queer è non solo l’identità di genere (e orientamento sessuale) di Gesù, ma anche (e più radicalmente) il tema del “genere di Dio”: è maschio? Femmina? O altro?
Un tema non solo “specialistico”, ma che tocca anche la vita delle Chiese cristiane: lo scorso anno, la Chiesa Evangelica Luterana svedese ha aggiornato le proprie linee guida chiedendo al suo clero di utilizzare un linguaggio gender neutral in riferimento all'Ente Supremo, al quale non ci si dovrà più rivolgere al maschile; ma anche nella Chiesa Cattolica sono in atto, da un po’ di tempo a questa parte, dei tentativi di integrare l’immagine maschile di Dio (il 10 settembre 1978 Papa Giovanni Paolo I parlò di Dio come “madre”). 
gender dei mario bonfanti


Il gender: di cosa parliamo?
Negli ultimi anni, attorno alla questione del gender si sono purtroppo addensati pregiudizi e paure che ne hanno completamente traviato il senso. E così, da termine “neutro” e per addetti ai lavori, è divenuta parola calda (se non bollente) da sbandierare a destra e a manca come spauracchio di fantomatiche trame di improbabili lobby gay. Vorrei fare, dunque, un po’ di chiarezza prima di addentrarmi nell’argomento di questo mio contributo.
Nel primo capitolo del recente saggio Sguardi sul genere. Voci in dialogo (un testo che consiglio caldamente a chi voglia acquisire conoscenze scientifiche aggiornate sul tema) Federico Ferrari, Enrico M. Ragaglia e Paolo Rigliano scrivono: “Per genere l’intera comunità scientifica mondiale intende l’insieme delle differenze tra uomini e donne, che ogni società costruisce a partire dalla propria concezione delle differenze tra corpo maschile e femminile. Tali differenze consistono in tutti quei processi – psichici, interpersonali, comportamentali e di presentazione di sé – con i quali le società trasformano i corpi sessuati (maschio/femmina/intersessuale) in identità personali socialmente riconosciute (uomo/donna) e organizzano la divisione dei ruoli e dei compiti tra donne e uomini, differenziandoli dal punto di vista sociale l’uno dall’altra.” (A cura di Paolo Rigliano, Sguardi sul genere. Voci in dialogo, 2018, Milano-Udine, Mimesis Edizioni, p. 24).
Già da questa prima citazione emerge chiaramente come la dimensione sociale e culturale siano radicalmente coinvolte qualora si parli di “genere”...

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mercoledì 5 settembre 2018

"Ancora su Sodoma" di Raffaele Yona Ladu


 L’articolo di Padre Enrico Proserpio su Sodoma e l’onanismo pubblicato su Il Simposio - Linee che s’intersecano è fatto molto bene, ma mi permetto di proporre ulteriori considerazioni su Sodoma, da un punto di vista ebraico. 



Un interessante commento alla vicenda di Sodoma è fornito dai Vangeli – leggiamo Matteo 10:11-15 (versione Nuova Riveduta – come tutte le successive):

11 In qualunque città o villaggio sarete entrati, informatevi se vi sia là qualcuno degno di ospitarvi, e abitate da lui finché partirete.
12 Quando entrerete nella casa, salutate.
13 Se quella casa ne è degna, venga la vostra pace su di essa; se invece non ne è degna, la vostra pace torni a voi.
14 Se qualcuno non vi riceve né ascolta le vostre parole, uscendo da quella casa o da quella città, scotete la polvere dai vostri piedi.
15 In verità vi dico che il paese di Sodoma e di Gomorra, nel giorno del giudizio, sarà trattato con meno rigore di quella città.

Matteo 10:11-15 ha il suo parallelo in Luca 10:5-12:

05 In qualunque casa entriate, dite prima: "Pace a questa casa!"
06 Se vi è lì un figlio di pace, la vostra pace riposerà su di lui; se no, ritornerà a voi.
07 Rimanete in quella stessa casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno del suo salario. Non passate di casa in casa.
08 In qualunque città entriate, se vi ricevono, mangiate ciò che vi sarà messo davanti,
09 guarite i malati che ci saranno e dite loro: "Il regno di Dio si è avvicinato a voi".
10 Ma in qualunque città entriate, se non vi ricevono, uscite sulle piazze e dite:
11 "Perfino la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scotiamo contro di voi; sappiate tuttavia questo, che il regno di Dio si è avvicinato a voi".
12 Io vi dico che in quel giorno la sorte di Sodoma sarà più tollerabile della sorte di quella città.

L’accenno a Sodoma non si trova invece in Marco 6:10-11:

10 Diceva loro: «Dovunque sarete entrati in una casa, trattenetevi lì, finché non ve ne andiate da quel villaggio;
11 e se in qualche luogo non vi ricevono né vi ascoltano, andando via, scotetevi la polvere dai piedi come testimonianza contro di loro».

Nessuno dei tre vangeli sinottici prende in considerazione la possibilità che i 12 apostoli siano stuprati da chi non li accoglie, eppure Matteo e Luca minacciano alle città che li respingono un castigo della stessa qualità e di maggior gravità di quello di Sodoma...

Raffaele Yona Ladu

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lunedì 6 agosto 2018

"L'Altro 'invisibile'" di Mario Bonfanti


Intersezioni tra immigrazione e identità LGBT+

Nel famoso libro di Saint-Exupéry, la volpe dice al piccolo principe: “La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. Così io mi annoio. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Riconoscerò il rumore dei tuoi passi, che sarà diverso da quello di tutti gli altri: gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra; il tuo, invece, mi farà uscire dalla tana, come una musica.” E al termine, salutandolo, pronuncia la famosissima frase, che tutti conosciamo a memoria: “Ecco il mio segreto. È  molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.” (Saint-Exupéry Antoine, Il piccolo principe, New Compton Editori). 


Substantia rerum.
Nella filosofia antica, si utilizzava il termine substantia (traduzione latina dell’hypokeimenon greco) per indicare il fondamento ontologico di un ente: ciò che non muta mai ed è propriamente e primariamente inteso come suo elemento ineliminabile e costitutivo; distinto da ciò che, al contrario, è accessorio, contingente (accidentale - secondo la terminologia aristotelica) e visibile.
Da qui, nel linguaggio comune, l’aggettivo “sostanziale” è divenuto sinonimo di “essenziale".
Il monaco benedettino Willigis Jäger, all’inizio del libro L’eterna saggezza, scrive: “L’esperienza del fondo originario dell’essere, che si compie quale evoluzione non percepibile razionalmente, è «energia-originale» che dà forma a tutte le realtà e le strutture e offre a noi uomini la vera interpretazione della nostra vita.” E, subito dopo, sottolinea che è proprio questo “fondo originario dell’essere” ciò che indichiamo con il termine “Dio”: questa invisibile energia che fa da sostrato originario a tutte le cose e va al di là delle sue visibili e contingenti declinazioni religiose. (Jäger Willigis, Sophia perennis. L’eterna saggezza. Il segreto di tutte le vie spirituali, 2012, Verona Il Segno dei Gabrielli editori).
Potremmo, quindi, porre un’analogia tra l’essenziale di cui parla la volpe ne Il piccolo principe e il termine Dio in tutti i suoi nomi contingenti (Allah, Adonai, Brahman, Deva, Shen, ecc)...

Mario Bonfanti

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martedì 15 maggio 2018

"Queering Jesus" di don Mario Bonfanti


La teologia queer e la sessualità di Gesù.


“Immaginate questo titolo sui giornali: Ieri è stato crocifisso il frocio di Dio”. Così scriveva provocatoriamente la teologa latino-americana Marcella Althaus-Reid, commentando il Vangelo di Marco nell’opera a più mani The Queer Bible Commentary. Poco dopo, aggiungeva: “Nel solco della teologia queer, possiamo vedere come (…) la croce sia il tentativo di uccidere una volta per tutte le molteplici resurrezioni di un Gesù queer”.
Ma… cos’è la teologia queer? 
teologia queer sessualità di gesù



Origini della teologia queer.
Verso la fine degli anni ’60, in America Latina, è sorta una corrente di pensiero teologico (denominata Teologia della Liberazione) che poneva la “prassi di liberazione” come elemento centrale della Chiesa e della riflessione cristiana. Gustavo Gutierrez (uno dei suoi fondatori), nel libro La forza dei poveri (1983), la definiva un “tentativo di interpretare la fede a partire dalla prassi storica concreta, sovversiva e liberatrice, dei poveri di questo mondo, delle classi oppresse, dei gruppi etnici disprezzati, delle culture emarginate”. Da lì proviene l’opzione preferenziale per i poveri – che, da Giovanni Paolo II in poi, è stata sdoganata nella Chiesa cattolica.
Più o meno contemporaneamente alla Teologia della Liberazione, negli Stati Uniti, alcune donne, che si occupavano di teologia in ambito accademico, iniziarono a farsi domande circa quelle che oggi noi chiamiamo questioni di genere; soprattutto, iniziarono a contestare una teologia declinata quasi esclusivamente al maschile. Sorse così la Teologia femminista che, mettendo in luce il ruolo delle donne sia nei Testi Sacri sia nello sviluppo del Cristianesimo, portò anche al recupero in chiave positiva delle categorie della corporeità, sessualità e relazionalità all’interno della trattazione teologica.
Negli anni ’80, è nata la Teologia gay/lesbica che, analogamente alla teologia femminista, partiva dall’esperienza di marginalizzazione delle persone gay e lesbiche. Questa corrente teologica ha impresso una svolta radicale nell’interpretazione di alcuni passaggi biblici, tradizionalmente utilizzati per giustificare la condanna dell’omosessualità...

Mario Bonfanti

Continua su Il Simposio - Linee che s'intersecano. Disponibile in formato Kindle e in paperback. 





domenica 25 febbraio 2018

"La Bibbia e la condanna della prostituzione maschile" di padre Enrico Proserpio

La condanna dell’omosessualità da parte dei testi biblici viene spesso data per scontata. In realtà, tale non è e andrebbe discussa con più profondità. In particolare, è necessario distinguere tra la condanna dell’omosessualità tout court (non così chiara come molti beghini vorrebbero far credere) e la condanna della prostituzione maschile (più definita e netta). Di questo tema mi occuperò in questo articolo, partendo dall’Antico Testamento e vedendone i successivi sviluppi.
 
bibbia condanna omosessualità

La storia narrata nell’Antico Testamento è la storia mitologica del popolo di Israele. Le parti più antiche (Genesi, Esodo…) sono mito vero e proprio, mentre quelle che narrano i fatti di epoche storiche più recenti sono un amalgama di fatti reali, racconti di miracoli e interventi divini.
Ciò che si può notare, al di là dei significati religiosi e spirituali, è la volontà di creare un’identità di popolo a partire da tribù diverse di pastori nomadi. Per far questo, si rese necessaria una storia comune, che desse a tutti il senso dell’appartenenza (la comune discendenza da Abramo) e una cultura fatta di leggi, usanze e comportamenti, oltre che di credenze religiose, che distinguessero gli Israeliti dagli altri popoli.
Ovviamente, la creazione di questa nuova identità e cultura non è stato un atto deliberato e conscio. Si è trattato, piuttosto, di un processo antropologico complesso e lungo, fatto di tradizioni antiche e nuovi elementi che si incontrano, si scontrano, si fondono e si alterano, finendo col creare una cultura organica e strutturata. Lo dimostra la permanenza, nel mito biblico, di elementi provenienti da miti precedenti, come il diluvio universale, già narrato nella mitologia sumera.

Se, poi, si considera che alcuni dei fatti narrati sono stati tramandati oralmente per secoli prima di essere fissati tramite la scrittura, possiamo ben comprendere come mai siano stati alterati e si siano coloriti di elementi divini e miracolosi. Pensiamo, per esempio, all’Esodo. È probabile che le tribù in fuga dall’Egitto abbiano marciato anche di notte, per allontanarsi il più velocemente possibile. Le torce usate per vedere la strada, nei secoli di racconto orale, si sono trasformate nella colonna di fuoco del terribile Dio degli eserciti...

Padre Enrico Proserpio

Continua su: Il Simposio - Incipit vita nova (gennaio 2018). Acquistabile qui.


giovedì 8 febbraio 2018

"Se anche Dio fa coming out" di Gianni Geraci

Il Natale, a pensarci bene, è la celebrazione di un coming out. Lo fa notare la teologa queer Marcela Maria Althaus-Reidt, quando osserva come, dietro al mistero dell'incarnazione, c'è un Dio che dice: «non posso essere Dio, ho un’altra identità, ho bisogno di essere uomo»[1].
E davvero nessuna esperienza di transizione è più radicale e più trasgressiva di quella di un Dio che si incarna e che, nell'incarnarsi, accetta di diventare uomo e maschio.
«Dio nessuno l'ha visto!» afferma l'autore del Vangelo di Giovanni al termine del suo prologo, che, non a caso, esordisce dicendo parlando di qualcosa che non va veduto, ma va ascoltato: quel “verbo” che «era in principio», che «era presso Dio», che «era Dio». E un Dio che è davvero Dio non solo non lo si può vedere, ma non lo si può nemmeno ingabbiare in categorie generate dalla logica umana, come quella dell'esistenza o della non esistenza. 
Matthias Stomer, Natività (1640 circa)
Dio, se c'è, di certo può anche non esistere, lasciava intendere un filosofo, di cui non riporto il nome solo perché romperebbe il climax del discorso[2]. In realtà, lui era ancora più radicale e affermava che il Dio onnipotente della metafisica  può tranquillamente esistere e non esistere nello stesso tempo, visto che l'idea che esistenza e non esistenza siano incompatibili è frutto di una logica, la nostra, che è nata per spiegare le cose di cui facciamo un'esperienza sensibile: esperienza sensibile che non è certo applicabile a un Dio che, a detta di tutta la teologia, se c'è, è trascendente.
Il primo coming out è quindi quello di un Dio che abbandona la libertà della non-logica e decide di esistere e di accettare le leggi della logica razionale.
Proprio perché Dio nessuno l'ha visto, non c'è motivo di pensare che questo stesso Dio sia un Dio personale simile a quello di cui parla la rivelazione cristiana: dall'indefinito Brahman (di cui parlano le Upaniṣad vediche), al Prodigioso Spaghetto Volante (dalle cui appendici sono stati toccati i Pastafariani), sono tantissimi gli Elohim (il termine plurale con cui una delle tradizioni bibliche parla di Dio) che non possono essere classificati come “Iddii” personali...





[1]     Tutti i testi di Marcela Althaus-Reidt sono tratti da Per una teologia "Queer”: http://gruppodelguado.blogspot.it/2012/11/per-una-teologia-queer.html (data di creazione 18/11/2012, ultima consultazione 20/12/2017).

[2]     Si tratta di Santino Caramella che affronta il tema dell'esistenza di Dio nel testo Conoscenza e metafisica, Palermo, 1966

Gianni Geraci

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venerdì 2 febbraio 2018

"Tradizionale? No! Queer" di don Mario Bonfanti

Da alcuni anni a questa parte, l’approssimarsi del Natale si accende di scontri attorno al presepe. E anche a questo giro di boa stiamo assistendo a veri e propri colpi di scena all’italiana: il centro destra nel Veneto chiede (e – ahimè – ottiene) un piano per finanziare il presepe in tutte le scuole; il sindaco di Sesto San Giovanni, in un impeto di generosità, addirittura lo regala; il Consiglio comunale di Orbassano (TO) approva una mozione a tutela della cultura e tradizione cattolica; ecc. Visto che la motivazione addotta è sempre “salvare i nostri valori e le nostre tradizioni”, vorrei fare un po’ di chiarezza sul messaggio e sui valori ben poco tradizionali che il presepe porta con sé.
E lo faccio passando in rassegna i personaggi essenziali nell’allestimento di un presepe che si rispetti.

presepe queer
Un presepe queer?


Il/la bambin* Gesù

Partiamo dal(la) protagonista principale che – secondo la tradizione – compare all’ultimo nel cuore della “notte santa” con un colpo di scena in stile deus ex machina o discesa alla Vanda Osiris – se preferite: il bambino Gesù. Bambino? Ma siamo sicuri che fosse un vero bambino maschio? Se stiamo alla tradizione (e al dogma cattolico), Gesù sarebbe nato da una ragazza, senza nessun concorso umano. Un caso rarissimo di “partenogenesi” umana, come quello che nel 1995 aveva fatto balzare sulla sedia alcuni medici scozzesi alle prese con un bambino con anomalia cromosomica. Un caso molto simile alla nascita di Gesù. Come scrive la teologa femminista Virginia Mollenkott: “Se diamo per assodato che Gesù sia nato da un parto verginale… questo significa che Gesù aveva due cromosomi X (non essendoci stato il contributo di uomo con cromosoma Y). Per cui Gesù era femmina a livello cromosomico con fenotipi maschili”. Stante questi dati, il bambino Gesù, allora, non sarebbe un “vero” maschio, ma una persona transgender. Quindi la tradizione – che i politici suddetti vogliono salvaguardare - metterebbe al centro della scena in bella mostra (e – addirittura – da adorare come “dio”) una trans. Le cose si fanno proprio interessanti. Evviva la tradizione!...

Don Mario Bonfanti

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