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martedì 6 luglio 2021

I Glamour Boys

 Premessa

Ancora una volta le persone LGBT+ si rivelano i “canarini nella miniera”. L’espressione nasce dall’uso dei minatori di portare nelle gallerie dei canarini in gabbia: avendo essi un apparato respiratorio ben più efficiente di quello umano, se si sprigionano gas velenosi essi muoiono quando gli umani fanno ancora in tempo a mettersi in salvo. Spero che i moderni rivelatori di gas tossici abbiano reso inutile quest’orrore – non si può dire altrettanto della sensibilità politica dell’umano comune.

I link sono quasi tutti dell’autore, le note tra parentesi quadre mie.

glamour boys

Traduzione

Per il mese della storia LGBT+:

Commemorando i ‘Glamour Boys’ – i parlamentari gay che misero in guardia la Gran Bretagna degli anni Trenta dal nazismo

di Daniel Adamson,

Dottorando in Storia, Università di Durham

Negli anni ’20 e ’30, nell’inibita Gran Bretagna, il comportamento omosessuale era illecito, e tale sarebbe rimasto fino al 1967, quando cambiò la legge in Inghilterra e Galles. Anche se la cultura gay era fiorente, era perlopiù sotterranea, e la comunità gay era obbligata a socializzare con una certa qual segretezza per evitare di essere scoperti e di rischiare la prigione.

Intanto Berlino era emersa dagli anni bui che seguirono la Prima Guerra Mondiale come un faro culturale che irraggiava creatività ed intellettualità, che attraeva pionieri nei campi della scienza, della psicologia, dell’arte e della letteratura. La capitale tedesca era inoltre un focolaio di edonismo in cui fiorivano le libertà sessuali e la cultura gay, ed in cui nuove forme eccitanti di musica e danza contribuivano alla febbrile atmosfera.

Visitando più volte questa metropoli liberale in questo periodo, un piccolo gruppo di giovani parlamentari britannici conservatori – tra cui Ronald Cartland, Anthony Muirhead e Robert Bernays – cominciarono ad assistere alla crescente persecuzione di alcuni gruppi in Germania, tra cui gli omosessuali e gli ebrei.

Questo gruppo di parlamentari conservatori fu spregiativamente chiamato i “Glamour Boys” nel 1938 proprio dal loro capo Neville Chamberlain, allora primo ministro. Chamberlain, che nell’autunno del 1938 sarebbe infine diventato l’architetto dell’appeasement, minacciò perfino quel gruppo di deselection [ovvero, di non ricandidarli alle successive elezioni]. La storia dei Glamour Boys mostra un esempio lampante di come l’establishment politico fosse pronto a denigrare pubblicamente i membri del suo stesso partito.

Eppure, ad onta del rischio di mettere in luce la loro stessa omosessualità in un’epoca in cui era illegale, i Glamour Boys espressero le loro preoccupazioni in parlamento per tutti gli anni ’30. L’ascesa del partito nazista al potere nel 1933 marcò la fine della Repubblica di Weimar che aveva assistito all’esplosione culturale di Berlino. Un giro di vite sulla cultura gay in Germania vide l’arresto degli omosessuali, nonché retate di polizia nei bar e nei night popolari...


Raffaele Yona Ladu


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giovedì 18 marzo 2021

Quelle come me

 Per quelle come me,

Splendori e miserie di madame royale
Da: Shivaproduzioni.com

la notte ha mille se…

se c’è o se non c’è,

si va o non si va?

… e se si va, però,

non si sa mai con chi!


Così canta Ada Mori, interpretando un brano di Fiorenzo Carpi: Quelle come me. La chiave d’interpretazione è l’inserimento della canzone nella colonna sonora di Splendori e miserie di Madame Royale (1970; regia di Vittorio Caprioli). “Madame Royale” è il nome assunto dall’attempato omosessuale Alessio Pandora (Ugo Tognazzi), quando può manifestare la propria personalità vestendosi da nobile settecentesca alle feste che organizza in casa. Insomma, “quelle come lei” sono coloro che la società condanna come “checche”, “invertiti” o “effeminati”. Coloro che - vestiti da donna o meno - sognano l’uomo della propria vita, cercandolo nottetempo in battuage pieni di promesse… ma anche di pericoli. Proprio un incontro notturno costerà ad Alessio tutta la propria esistenza [...]

Splendori e miserie di Madame Royale è una pellicola contestata, ma nondimeno storica e coraggiosa per l’epoca. Tanto da aver meritato un saggio a essa dedicato: Quelle come me. La storia di “Splendori e miserie” di Madame Royale (Varazze 2020, PM Edizioni). L’hanno firmato due nomi significativi della storiografia LGBT: Andrea Meroni e Luca Locati Luciani. La prefazione è di Vieri Razzini e il volume ha visto la collaborazione di Giovanbattista Brambilla. Contiene interviste con Franca Valeri, Ricky Tognazzi, Pier Luigi Pizzi e altri...

Erica Gazzoldi




Prosegue su: Il Simposio - Quell* come noi. Disponibile su Amazon come Kindle e cartaceo.

lunedì 16 marzo 2020

Due pub, tre poeti e un desiderio


“Omosessualità” e “letteratura” sono due termini spesso accostati: probabilmente, perché l’arte è proprio il portale ideale da cui far emergere le proprie pulsioni senza essere accusati di squallore. O perché agli artisti la censura del senso comune concede più facilmente di poter essere “diversi”, “tanto si sa che sono strani” (come vuole un luogo comune).
            Comunque sia, alcuni fra i più illustri personaggi notoriamente omosessuali sono poeti. A tre di loro, Franco Buffoni ha voluto dedicare un volumetto biografico: Due pub, tre poeti e un desiderio. Per i cinquant’anni di Stonewall (1969-2019) e la nascita dei Pride  (Milano 2019, Marcos y Marcos). 
franco buffoni due pub tre poeti e un desiderio
            I tre poeti sono: George Gordon Byron (1788-1824); Oscar Wilde (1854-1900); Wystan Hugh Auden (1907-1973). Come recita la quarta di copertina, le loro vicende vengono narrate da Buffoni come se le loro tre vite fossero una sola. Ebbero in comune il fatto di essere “poeti e uomini d’azione, grandi narcisisti e personaggi pubblici: presero coraggiose posizioni politiche e civili e le difesero, vennero esaltati, adorati, ma conobbero anche l’esilio e la polvere” (dalla quarta di copertina). L’unione delle loro biografie è anche uno scorcio di storia dell’Inghilterra: come ricorda l’autore, qui l’omofobia è attualmente un reato, ma (fino a cinquant’anni fa) era reato l’omosessualità.
            Dei due pub, uno (ovviamente) è lo Stonewall Inn di Christopher Street a New York, che diede il proprio nome ai primi moti di liberazione delle minoranze sessuali (1969). L’altro è lo White Swan di Vere Street a Londra. Qui, l’8 luglio 1810, la polizia fece irruzione e trovò il rev. John Church intento a celebrare un matrimonio fra due uomini. Ecco cosa si celava dietro l’esclusività del locale, che era riservato a clienti “iniziati”: la possibilità di incontri omosessuali per uomini. Ne derivarono due esecuzioni capitali precedute da gogna e una serie di condanne al carcere duro, sempre precedute da gogna. Quest’ultima era una pena particolarmente dura per chi era accusato di sodomia: i passanti, ben lungi dall’essere indulgenti come poteva avvenire in altri casi, amavano scagliarsi contro gli omosessuali così esposti, sfigurandoli e provocando loro gravi ferite, se non la morte. Non parliamo poi dei conseguenti suicidi, dei figli costretti a cambiare cognome, delle famiglie ridotte in miseria. Di tutto questo parla Buffoni. Due pub, due simboli della condizione delle minoranze sessuali, fra repressione e ribellione. Quanto al desiderio, non c’è bisogno di spiegare quale sia: è l’attrazione erotica per le persone del proprio sesso...

Erica Gazzoldi


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martedì 3 settembre 2019

Da Urano con orgoglio: la storia di Karl Heinrich Ulrichs


karl heinrich ulrichs
Karl Heinrich Ulrichs

Il 28 giugno di quest’anno, si sono celebrati i 50 anni da quella che è giustamente vista come una delle pietre miliari nella costruzione di un moderno movimento di liberazione LGBTI+. Quell’atto di ribellione da parte di persone trans*, gay, lesbiche, bisessuali contro l’ennesimo controllo di polizia dalle modalità omotransfobiche. In questo caso all’interno dello Stonewall Inn, locale situato nel Greenwich Village di New York. Non fu la prima protesta di questo tipo e non pose nemmeno fine ai raid polizieschi in locali frequentati da persone LGBTI+. Contribuì però sicuramente al risveglio in molte di queste persone di uno spirito ribelle, non più disposto ad aspettare inerme che la società potesse cambiare atteggiamento nei loro confronti, ma intenzionate ad essere loro le artefici di un cambiamento della società stessa. Il lungo cammino di liberazione che avrebbe portato ai Moti dello Stonewall Inn era però iniziato oltre un secolo prima e con modi che oggi potrebbero apparire superati, ma che all’epoca furono altrettanto rivoluzionari. 
Nel corso del XIXesimo secolo, infatti, un numero considerevole di intellettuali, scienziati, medici europei cercò di combattere contro i pregiudizi e le leggi apertamente omotransfobiche in vigore presso la stragrande maggioranza delle nazioni del Vecchio Continente.  
Tra le figure più importanti per la nascita di quello che oggi è indicato come movimento pre-omofilo, ovvero il primo movimento di liberazione delle persone omosessuali (ma aggiungerei anche delle persone trans*, in alcuni casi), ci fu il tedesco Karl Heinrich Ulrichs, nato il 28 agosto del 1825 nel villaggio di Westerfeld, nella Germania nord occidentale, all'epoca facente parte del Regno di Hannover.


Sin da giovanissimo capì di provare attrazione per persone dello stesso sesso e, nel 1839, all'età di quattordici anni, ebbe il suo primo rapporto sessuale con il suo istruttore di equitazione.
Dopo essersi laureato in diritto e teologia all'Università di Göttingen nel 1846, completò i suoi studi in storia all'Università di Berlino. Trovò poi lavoro come consulente legale ufficiale presso la corte distrettuale di Hildesheim, sempre nel Regno di Hannover; ma, nel 1859, venne licenziato proprio a causa della sua omosessualità.
Tre anni dopo, prese coraggio e decise di rivelare il proprio orientamento sessuale alla famiglia e agli amici. Nello stesso periodo, iniziò anche a scrivere, sotto lo pseudonimo di Numa Numantius, i suoi primi cinque saggi, raccolti nel volume Forschungen über das Rätsel der mannmännlichen Liebe (Studi sugli enigmi dell'amore tra uomo ed uomo)... 


Luca Locati Luciani


Prosegue su Il Simposio - Diamanti. Disponibile on line nella versione Kindle o paperback. Chi ne ordinerà una copia cartacea riceverà quella elettronica in omaggio.

mercoledì 20 giugno 2018

" 'Vecchi" gay contro 'giovani' queer: ma sarà vero?" di Erica Gazzoldi


È nota l’intervista rilasciata da Giovanni Dall’Orto ad Arcigay Catania, intitolata Tractatus logicus-queerophobicus (disponibile on line: è stata pubblicata su Facebook , ma è ritrovabile anche qui). In essa, Dall’Orto accusa il pensiero queer di “nominalismo”: la dottrina per cui non esisterebbero enti reali, ma unicamente i segni linguistici corrispondenti. (Vedasi “nominalismo” su Treccani.it). Secondo lui, il pensiero queer moltiplicherebbe a dismisura sigle e nomi di orientamenti e identità di genere, perché sarebbe incapace di distinguere il pensiero astratto dalla realtà e pretenderebbe dunque che il linguaggio contenesse in sé la totalità delle differenze. 
nathan vignetta LG contro BTQ
Vignetta di Nathan

Quest'ideologia obbliga a un inseguimento nevrotico e mai concluso di nuove sigle, di nuove letterine, di nuove oppressioni, da aggiungere a “lgbt”. Ogni mattina un queer si sveglia sapendo che dovrà inventare una nuova letterina da aggiungere alla sigla, poi però ogni sera un queer prima di andare a dormire userà la sigla “lgbt+” per non dover passare il resto della notte a ricopiare tutto il risultato della passeggiata del gatto sulla tastiera.L'uso sempre più diffuso di “lgbt+” è una chiarissima confutazione della ragionevolezza del modo di agire queer. Che ha iniziato ad aggiungere letterine perché proclamava che non si poteva contenere tutta la diversità del mondo omosessuale in una parola sola, scoprendo troppo tardi che anche “lgbt” è comunque una parola, e quindi ha dovuto continuare ad ampliarla fino a renderla inutilizzabile nel mondo reale.Siamo così arrivati a inventare una parola che contiene tutta questa incontenibile e ineffabile diversità in un ridicolo “eccetera”, in un risibile “+”. Patetico.Se i queer non fossero mostruosamente ignoranti sul funzionamento della lingua, come sono, avrebbero saputo che lo sforzo di raggiungere l'assoluta esaustività è vano, perché il linguaggio umano non funziona come pensano, o come vogliono, loro.La lingua è una mappa, che si limita a dirci in che punto è situata la cosa o il concetto di cui stiamo parlando. Una parola è un segnale, un segnalibro, su quella mappa. Nient'altro:una mappa non potrà mai essere il territorio, perché una mappa che ha lo stesso livello di dettaglio del territorio è il territorio stesso...
Erica Gazzoldi

Continua su Il Simposio - Linee che s'intersecano. Disponibile nelle versioni Kindle e paperback.


domenica 25 febbraio 2018

"La Bibbia e la condanna della prostituzione maschile" di padre Enrico Proserpio

La condanna dell’omosessualità da parte dei testi biblici viene spesso data per scontata. In realtà, tale non è e andrebbe discussa con più profondità. In particolare, è necessario distinguere tra la condanna dell’omosessualità tout court (non così chiara come molti beghini vorrebbero far credere) e la condanna della prostituzione maschile (più definita e netta). Di questo tema mi occuperò in questo articolo, partendo dall’Antico Testamento e vedendone i successivi sviluppi.
 
bibbia condanna omosessualità

La storia narrata nell’Antico Testamento è la storia mitologica del popolo di Israele. Le parti più antiche (Genesi, Esodo…) sono mito vero e proprio, mentre quelle che narrano i fatti di epoche storiche più recenti sono un amalgama di fatti reali, racconti di miracoli e interventi divini.
Ciò che si può notare, al di là dei significati religiosi e spirituali, è la volontà di creare un’identità di popolo a partire da tribù diverse di pastori nomadi. Per far questo, si rese necessaria una storia comune, che desse a tutti il senso dell’appartenenza (la comune discendenza da Abramo) e una cultura fatta di leggi, usanze e comportamenti, oltre che di credenze religiose, che distinguessero gli Israeliti dagli altri popoli.
Ovviamente, la creazione di questa nuova identità e cultura non è stato un atto deliberato e conscio. Si è trattato, piuttosto, di un processo antropologico complesso e lungo, fatto di tradizioni antiche e nuovi elementi che si incontrano, si scontrano, si fondono e si alterano, finendo col creare una cultura organica e strutturata. Lo dimostra la permanenza, nel mito biblico, di elementi provenienti da miti precedenti, come il diluvio universale, già narrato nella mitologia sumera.

Se, poi, si considera che alcuni dei fatti narrati sono stati tramandati oralmente per secoli prima di essere fissati tramite la scrittura, possiamo ben comprendere come mai siano stati alterati e si siano coloriti di elementi divini e miracolosi. Pensiamo, per esempio, all’Esodo. È probabile che le tribù in fuga dall’Egitto abbiano marciato anche di notte, per allontanarsi il più velocemente possibile. Le torce usate per vedere la strada, nei secoli di racconto orale, si sono trasformate nella colonna di fuoco del terribile Dio degli eserciti...

Padre Enrico Proserpio

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venerdì 23 febbraio 2018

"Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si Trans-forma" di Leonardo Davide Meda

Spesso, parliamo di questioni odierne, di novità, di come sia  diventato il mondo, della nuova dimensionalità dei fatti che circondano noi e gli organi di comunicazione e informazione, nonché della politica e della cronaca, dei fatti e delle teorie. 
tutto si trans-forma leonardo meda

Da frasi fatte ad alta componente populista siamo sempre stati afflitti, come: "Si stava meglio quando si stava peggio", "giovani d'oggi", "ai miei tempi non era così"; così come di teorie platoniche, per le quali la vita sembra avere una ciclicità continua: dal meglio, si degenererebbe sempre nel peggio e ogni ciclo avrebbe un inizio positivo, che tenderà al peggioramento e alla rinascita.
Spesso, risulta più semplice addebitare ad un ancestrale cambiamento sistemico ogni forma di peggioramento delle condizioni, che siano essi diritti, status quo sociali, poteri politici o esigenze personali. Tuttavia, analizzando anche i peggiori accadimenti della storia, si evidenzia spesso un acutizzarsi di fatti negativi che, se messi sotto un'ipotetica lente di ingrandimento, risultano poi dimostrarsi estensioni di fatti preesistenti. Situazioni che avevano ottime premesse e che, per qualche strana congiuntura, si uniscono e danno vita ad accadimenti di cui tutto potremmo dire, tranne che fossero inaspettati.
Tra gli esempi eclatanti ,potremmo citare il grande incendio di Londra del 1666, evidenziando come le case fossero in materiale ligneo da secoli e come di roghi la storia fosse già satura.
Altro esempio: il concetto di evoluzione della specie, che (dal Rinascimento in avanti) ha posto l'essere umano al centro dell’universo come essere razionale, passando per la ricerca che, dall'Illuminismo alle scoperte di Lamark, hanno portato Darwin a formulare la sua teoria in maniera ben supportata da studi precedenti e ben delineati. Senza nulla togliere al grande biologo e alla rivoluzionarietà dei suoi testi.
Cosi pure le persecuzioni nazi-fasciste, che si appoggiarono a secolari odi: l'antisemitismo fu anche più radicato negli Stati Uniti , rispetto alla Germania, negli anni 20 del '900; e così anche la famosa legge anti-omosessualità, chiamata "Paragrafo 175", del 1871, che subì una quasi-abrogazione nel 1929...



Leonardo Davide Meda

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mercoledì 21 febbraio 2018

"Queeriodicals e lo storico percorso di rivendicazione delle persone LGBT" - Intervista con Luca Locati Luciani

L’esposizione milanese, prima del genere in Italia, ripercorre 147 anni di lotte per l’uguaglianza attraverso l’editoria LGBT. Intervista con Luca Locati Luciani, curatore della mostra.

queeriodicals milano
Inversions, Francia,  n. 2, 15 dicembre 1924. 


Queeriodicals, editoria periodica LGBT dal 1870 ad oggi è stata una mostra che ha ripercorso 147 anni di editoria LGBT e ha testimoniato un cammino di rivendicazione lungo oltre un secolo.
L’esposizione, prima nel suo genere nel nostro paese, era costituita da un centinaio di pezzi provenienti dalla collezione di Luca Locati Luciani, rigorosamente originali. La mostra si è tenuta nei prestigiosi spazi della Biblioteca Sormani a Milano dall’1 al 16 settembre 2017, ed è stata inaugurata con un convegno moderato da Marco Albertini, con Giovanni Dall’Orto, storico LGBT, Sara Di Giovanni, responsabile dell’archivio del Cassero di Bologna, Felix Cossolo, fondatore di importanti riviste LGBT italiane, Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, e naturalmente Luca Locati Luciani.
Il nome Queeriodicals è la fusione di periodicals (editoria periodica) con queer, il termine ombrello preso in prestito dal mondo anglosassone per identificare la comunità, le tematiche e le rivendicazioni LGBT. Proprio grazie al percorso della mostra, le visitatrici e i visitatori hanno scoperto come, in oltre un secolo di lotte, si siano continuamente evolute le parole per dirsi. Parole usate tutti i giorni, di cui però spesso viene ignorata l’origine, e parole ormai scomparse dal quotidiano: da terzo sesso a LGBT, passando per omosessuale, omofilo, gay e lesbiche e approdare a queer.
Ho intervistato Luca Locati Luciani, curatore di Queeriodicals, e ideatore della collezione.
                                                        
La tua collezione è il frutto di molti anni di lavoro e di ricerche: Queeriodicals ha messo in mostra decine e decine di periodici. Ce ne sono alcuni ai quali sei più legato?

In fondo, sono legato a tutti i periodici che sono stati esposti. Ma, se dovessi scegliere una testata in particolare, sicuramente sarebbe la francese Inversions: una rivista nata a Parigi nel 1924, e chiusa definitivamente nel 1925, a causa di un processo per oltraggio al pudore, nel quale due dei fondatori vennero condannati a tre mesi di carcere ciascuno...

 Intervista a cura di Riccardo Strappaghetti

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