Visualizzazione post con etichetta religioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta religioni. Mostra tutti i post

venerdì 2 aprile 2021

Un libro di preghiere LGBT

 Nell’anno 5780/2020, la CCAR Press, casa editrice della CCAR (Central Conference of American Rabbis – la conferenza dei rabbini del movimento ebraico riformato americano), ha pubblicato un supplemento LGBT+ ai suoi libri di preghiera, intitolato “Mishkan Ga’avah : Where Pride Dwells . A Celebration of Jewish LGBTQ Life and Ritual” (disponibile anche su Amazon Kindle) – titolo e sottotitolo possono tradursi “Il santuario dell’orgoglio : Ove dimora l’orgoglio . Una celebrazione della vita e del rituale ebraici LGBTQ”.

Libro di preghiere LGBT

Trattandosi di un supplemento, e non di un libro di preghiera a sé stante, ho voluto acquistare e leggere anche il libro di preghiera “base”, quello che vale per quasi tutti i giorni dell’anno, e si chiama “Mishkan T’filah = Il santuario della preghiera”, pubblicato nel 5767/2007, disponibile anche su Amazon Kindle.

Insieme con esso ho letto il suo commento “Divrei Mishkan T'filah : Delving into the Siddur = Le parole del Mishkan T’filah : Approfondire il Siddur [libro di preghiera per il tempo ordinario]”, pubblicato nel 5777/2017, e disponibile anch’esso su Amazon Kindle.

E scoprirete poi perché ho letto anche il libro “Mishkan R’fuah : Where Healing Resides = Il santuario della guarigione : Dove risiede la guarigione”, pubblicato nel 5772/2012, disponibile anch’esso su Amazon Kindle.

Il libro “Mishkan Ga’avah” è molto interessante in quanto gli autori (rabbin* e laic* di ogni genere, ma LGBT+) hanno voluto predisporre preghiere e riflessioni per ogni momento della vita di una persona LGBT+, ma evidenzia per contrasto i limiti di “Mishkan T’filah”: questo testo infatti non dice nulla di biasimevole, ma finisce con il passare sotto silenzio ciò che è LGBT+...


Raffaele Yona Lâdû


Prosegue su: Il Simposio - Quell* come noi. Disponibile su Amazon come Kindle e cartaceo.

martedì 5 gennaio 2021

Note su Giovanna della Croce (1481-1534)

 Introduzione

Ci sono due monache chiamate Giovanna della Croce, di interesse per le persone LGBT+: Sor Juana Inés de la Cruz (1648-1695), carmelitana scalza prima, dell’Ordine di San Girolamo poi, e Madre Juana de la Cruz Vázquez Gutiérrez (1481 – 1534), francescana. 

giovanna della croce

La prima è stata una delle più grandi poetesse latinoamericane, e molte sue poesie erano dedicate alla nobildonna che amava e frequentava il suo monastero; ma qui parlo brevemente della seconda, elevata nel 2015 al grado di “Venerabile” per decreto di Papa Francesco. “Venerabile” significa che le si riconoscono virtù eroiche, ma per elevarla al rango di “Beata” occorre (normalmente) attribuire un miracolo alla sua intercessione, e per proclamarla “Santa” normalmente ce ne vogliono due. Immagino che i suoi ammiratori si stiano dando da fare.

Non ripeto qui la sua biografia, perché la potete leggere qui in lingua italiana (questa è la pagina originale inglese); in tale biografia ho riscontrato quattro dettagli sorprendenti che mi hanno fatto sospettare dei legami da esplorare con il mondo ebraico.

 

  1. La transizione intrauterina

Per prima cosa, Giovanna della Croce sosteneva di essere stata concepita maschio, ma di essere stata tramutata in femmina prima di nascere per intervento della Vergine Maria, che voleva che ella riformasse una comunità religiosa femminile. La transizione non fu perfetta, non solo per il comportamento (si travestì da uomo per fuggire da un matrimonio sgradito e rifugiarsi nel convento di cui sarebbe poi diventata badessa), ma anche per l’aspetto: la monaca aveva un pomo d’Adamo assai evidente che lei citava come prova del prodigio.

Orbene, un midrash riportato in varie fonti (come Talmud bBerakhot 60a) dice che Lia, moglie di Giacobbe al pari di Rachele, quando le fu rivelato che Giacobbe avrebbe avuto dodici figli maschi che avrebbero fondato ognuno una tribù, fece due conti: lei aveva già generato sei figli maschi, e stava aspettando il settimo; le serve Zilpa e Bila ne avevano già generato altri due ciascuna, portando il totale a dieci. Perciò, fece notare al Signore, se il figlio che ella aveva in grembo era anch’esso maschio, sarebbe stato l’undicesimo, e Rachele avrebbe avuto la possibilità di generare solo un figlio maschio – il dodicesimo, mettendosi in una condizione peggiore di quella delle due serve. L’Eterno ascoltò Lia e cambiò il sesso del bambino da maschio a femmina – così nacque Dina...


Raffaele Yona Ladu


Continua su Il Simposio - Anagrammi. Acquistabile su Amazon come Kindle o in formato cartaceo.

 

"S. Federica": l'autoerotismo come pratica spirituale

 La masturbazione maschile e femminile, pur essendo una pratica comune e diffusa fin dagli albori dell’umanità, ha avuto nei millenni diverse (s)valutazioni a seconda delle epoche e culture. L’origine etimologica del termine "masturbazione" è controversa. Per alcuni deriva dal latino manu stuprare, composto di manu (con la mano) e stuprare (forse da mettere in relazione con stupere, e cioè restare stordito). Altri sostengono che derivi, invece, dall'espressione manu turbare, cioè “agitare con la mano”. 

federica la mano amica

 

Brevi cenni storici.

La prima testimonianza della masturbazione sembra risalire addirittura a 28 000 anni fa: nel 2005 è stato rinvenuto in Germania un fallo di pietra levigata, che è stato interpretato come un antichissimo dildo.

Una statuetta d'argilla risalente al IV millennio a.C. raffigurante una donna nell'atto di masturbarsi è stata ritrovata in un sito templare nell'isola di Malta.

Per gli antichi Egizi, il dio Atum, proprio masturbandosi, diede vita ai primi esseri viventi.

Tra gli antichi greci la masturbazione era considerata un atto naturale. Il filosofo Diogene il Cinico pare la praticasse la masturbazione in pubblico. E Galeno di Pergamo consigliava agli uomini di masturbarsi per regolare la produzione dei liquidi corporei e alle donne per curare i disturbi nervosi. Anche Lucrezio affermava che bisogno cogliere i vantaggi offerti da un uso edonistico del proprio corpo.

Una visione fortemente negativa della masturbazione fu diffusa dalla scienza medica solo fra l'inizio del Settecento e la fine dell'Ottocento. Il medico svizzero Samuel-Auguste Tissot (1728-1797) nel suo libro Onanisme (L'onanismo, ovvero dissertazioni sopra le malattie cagionate dalle polluzioni volontarie) pubblicato in latino nel 1758 e in seguito tradotto in diverse lingue, fu alla base di molte superstizioni, di cui ancora oggi abbiamo tracce, che collegano la masturbazione alla cecità e all'incurvamento della colonna vertebrale.

Solo all'inizio del Novecento, con la nascita della sessuologia, questo pregiudizio negativo fu abbandonato... 

Mario Bonfanti

Continua su Il Simposio - Anagrammi. Acquistabile su Amazon come Kindle o in formato cartaceo.



sabato 26 dicembre 2020

Una trama arcobaleno

 Introduzione

Traduco qui l’intervista a Noam Sienna, PhD, autore del libro “A Rainbow Thread. An Anthology of Queer Jewish Texts from the First Century to 1969 = Una trama arcobaleno. Un’antologia di testi ebraici queer dal Primo Secolo [dell’era volgare] al 1969”. Sebbene il libro sia stato pubblicato (nel maggio 2019) da Print-O-Craft, un piccolo editore di Philadelphia specializzato in Judaica, lo si può ordinare anche su Amazon, e probabilmente anche presso la vostra libreria online preferita.

L’intervista di David A.M. Wilensky è stata pubblicata da Jweekly.com - The Jewish News of Northern California = Le notizie ebraiche [settimanali] della California del Nord il 29 giugno 2020 per lanciare una presentazione virtuale del libro svoltasi il 6 luglio 2020; ho pensato però che fosse il caso di tradurre comunque l’intervista.

Le note tra parentesi quadre sono mie, e quasi tutti i link che trovate nell’intervista li ho aggiunti io – quello che è ovvio per un lettore californiano può non esserlo per noi.

Traduzione 

ebrei queer

L’anno prima che Noam Sienna, 30 anni, si guadagnasse il mese scorso il dottorato in storia ebraica all’University of Minnesota, aveva già pubblicato un libro innovativo. “A Rainbow Thread. An Anthology of Queer Jewish Texts from the First Century to 1969 = Una trama arcobaleno. Un’antologia di testi ebraici queer dal Primo Secolo [dell’era volgare] al 1969” raccoglie fonti primarie di e sugli ebrei queer che risalgono a molto prima di quello che la maggior parte delle persone avrebbe ritenuto possibile. Alcune sono documenti giuridici, altre sono poesie. Vanno dallo scioccante al commovente. E molte non sono mai state pubblicate prima.

Sienna, che vive a Minneapolis, discuterà il libro il 6 luglio ad un evento virtuale sponsorizzato da The Jewish Community Library [at JCCSF – ovvero la biblioteca della comunità ebraica di San Francisco], Afikomen Judaica [un negozio di articoli e libri ebraici a Berkeley], e la congregazione Sha‘ar Zahav [una comunità riformata di San Francisco]...


A cura di Raffaele Yona Ladu


Continua su Il Simposio - Anagrammi. Acquistabile su Amazon come Kindle o in formato cartaceo.

domenica 29 novembre 2020

Il Simposio - Anagrammi

 “Silvia è un anagramma”, sostiene Franco Buffoni nel suo omonimo saggio. Si riferisce alla celebre Silvia leopardiana, il cui nome è un anagramma di “salivi”… ma anche un modo per mascherare il vero interesse sentimentale dell’autore. Perché Leopardi amava un uomo… 

il simposio lgbt anagrammi

            Abbiamo così dedicato questo numero ai modi per “dire e non dire”, alle ambiguità che - in ogni epoca - hanno segnato il modo di parlare delle sessualità non eteroconformi. Veri e propri anagrammi, in cui l’ “innominabile” viene scomposto e mascherato, ma mai taciuto del tutto - perché sarebbe impossibile.

            La strategia più nota è quella menzionata dalla dott.ssa Roberta Ribali, quella del “don’t ask, don’t tell”: ovvero, evitare del tutto il coming out, laddove non è richiesto. È la strategia tipica degli ambienti fintamente “corretti”, laddove il sorriso e la tolleranza nascondono la reale disapprovazione.

            Abbiamo poi forme d’intolleranza che possono essere sia interne che esterne alla comunità LGBT: come la panfobia, la diffidenza e la negazione aprioristica verso la pansessualità come orientamento a sé.

            Inaspettatamente fuori dall’eteronormatività risultano essere le personalità di monache ritenute sante e i contenuti di diversi testi ebraici. Spunta persino “santa Federica”… la famosa “mano amica”, utilizzabile per pratiche spirituali non certo gravose.

            Fra le realtà “innominabili” mascherate tramite “anagrammi”, non possiamo dimenticare transessualità e transgenderismo. È vero che la vista di un ftm (uomo nato femmina) suscita meno scandalo della vista di una donna transessuale? E qual è la risposta a chi si ostina a sostenere il binarismo di generi e sessi? È quello che scoprirete risolvendo i nostri anagrammi.


Il Simposio - Anagrammi è acquistabile su Amazon come Kindle o in formato cartaceo.

sabato 10 ottobre 2020

Abbiamo bisogno di rabbini gay

 Introduzione

Il 27 Maggio 2019/22 Iyyar 5779, il rabbino Daniel Landes (che aveva già ordinato delle donne rabbine ortodosse nel 2016) ha ordinato rabbino a Gerusalemme Daniel Atwood, a cui la Yeshivat Chovevei Torah aveva negato l’ordinazione pur dopo avergli fatto quasi completare il corso di studi. Non è stata data una spiegazione (non sarebbe nemmeno consigliabile motivare pubblicamente i dinieghi, perché si rischia di cadere nella diffamazione o nella “lashon ha-ra‘ = lingua malvagia”), ma l’interessato sostiene che sia stata la risposta dell’istituzione al suo coming out come gay, avvenuto quattro anni fa. 

rabbini gay

Rav Daniel Landes ha ritenuto che non ci fosse motivo per negare a Daniel Atwood la “smikhah = imposizione delle mani, ordinazione”, perciò ha ordinato il primo rabbino ortodosso già dichiaratosi gay (rabbini dichiaratisi dopo l’ordinazione ce n’erano già, a cominciare da Steven Greenberg) ed ha difeso la sua scelta con l’articolo We Orthodox Jews desperately need gay rabbis, che ora vi traduco – le traduzioni di parole ed espressioni ebraiche precedute dall’ “=” sono mie, come le parole tra parentesi quadre, salvo questa: [malvagio], che è dell’autore.

 Traduzione

GERUSALEMME (JTA) — Il 27 Maggio [2019], la Jewish Telegraphic Agency ha riferito che avrei ordinato uno studente rabbinico ortodosso e gay a cui fu negata dalla sua “yeshiva = accademia rabbinica” ortodossa la possibilità di ricevere la “smicha = imposizione delle mani, ordinazione”. Il 27 Maggio [2019] così feci, ordinando rav Daniel Atwood in una cerimonia a cui partecipavano oltre 200 persone.

Sono da molto tempo un rabbino ortodosso, e so che la mia decisione susciterà shock ed esasperazione in molti membri della comunità ortodossa.

Ma so anche che la nostra comunità ha un disperato bisogno di rabbini ortodossi gay, e noi stiamo ignorando questa esigenza della comunità a nostro rischio e pericolo.

Levitico 18:22, che afferma che “Non avrai con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna: è cosa abominevole” [Nuova Riveduta – altre traduzioni cristiane] non è stato cassato dalla Torah. Ma questo precetto biblico non ci dà licenza di ignorare o maltrattare il significativo numero di ebrei attentamente osservanti che sono LGBTQ.

Sfortunatamente, spesso è accaduto proprio questo. L’approccio ortodosso contemporaneo a queste persone, con poche rimarchevoli eccezioni, si è dimostrato inutile o perfino pericoloso...


Raffaele Yona Ladu


Continua su Il Simposio - La libertà del sole. Disponibile su Amazon come Kindle e cartaceo.

mercoledì 24 giugno 2020

Due film di argomento yiddish


Vorrei parlarvi di due film di argomento yiddish: “Der Dybbuk” e “Yentl”. Il primo è una storia d’amore tra due uomini sotto mentite spoglie, il secondo mette in discussione i ruoli di genere nella società ebraico-polacca ottocentesca. Sono film godibilissimi che hanno fatto la storia del cinema ebraico, ma conoscere alcuni dettagli della dottrina cabalistica della reincarnazione aiuta a capirli.
“Der Dybbuk” fu realizzato nel 1937 in Polonia, ed è prezioso anche per la colonna sonora, cantata da Gershon Sirota (1874-1943), un famoso cantore morto nell’Olocausto, e di cui si continuano a comprare i dischi e scaricare le incisioni. Il film si può scaricare da https://www.youtube.com/watch?v=tjy7O9sA1TQ, in una versione con il parlato in yiddish ed i sottotitoli in inglese. 
film di argomento yiddish
La fabula sembra molto semplice: due grandi amici, Nisan e Sendler, si promettono di maritare i loro rispettivi figli tra loro, quando li avranno – però Nisan muore in un naufragio dopo aver concepito un figlio di nome Khanan, ma prima di aver avvertito Sendler, il quale ha una figlia di nome Leah, ma scorda la promessa e, diventato un ricco mercante, cerca per la figlia il marito più ricco possibile.
Khanan, ignaro della promessa, diventa uno studioso non solo della Torah ma anche della Qabbalah, di cui vuole imparare a maneggiare i poteri oscuri, e vagando per la Zona di Residenza russa (da cui gli ebrei non potevano uscire senza un permesso speciale), finisce nello “shtetl = villaggio” di Sendler, dove incontra Leah. Se ne innamora, fors’anche ricambiato, ma il suo amore impossibile lo porta alla morte.
La sua anima non si rassegna e diventa un “dibbuk” che entra nel corpo di Leah, possedendola (si dovrebbe dire “aderisce” a lei, in quanto il verbo “dibbeq”, da cui la parola “dibbuk”, vuol dire “aderire”; dal medesimo verbo deriva la parola “devequt”, con un significato molto più positivo, in quanto rappresenta l’“unione mistica” con Dio), ed impedendole di convolare a nozze con il suo sposo (scelto dal padre)...

Raffaele Yona Ladu


Il Simposio - Non è un Paese per... è disponibile su Amazon nei formati Kindle e cartaceo.

lunedì 1 giugno 2020

Tra capo e piedi: l'ospitalità erotica delle estremità


Fin da quando ero piccolo ho sempre provato una fortissima attrazione per i piedi maschili.
Alle elementari giocavo con un vicino di casa a leccarci i piedi a vicenda; passione, poi, estesa, alle medie, con altri amici di giochi… più o meno erotici e segreti. 
erotismo piedi


Premessa.
Nella nostra società, ovviamente non si può parlare apertamente di queste attrazioni. Il nostro non è certo un paese per persone libere e disinibite. Tutto avviene in gran segreto.
Nel 1998 la scrittrice e giornalista Susanna Schimperna scrisse un libretto dal titolo Feet. L’ossessione erotica per i piedi (Roma, Castelvecchi Editore) in cui raccoglieva testimonianze di questa passione diffusissima anche in Italia. Lo divorai letteralmente, alla ricerca di comprendere qualcosa circa l’origine e il senso di questa mia antica passione. Restai un po’ con la bocca asciutta. In verità mi ero fatto aspettative troppo elevate rispetto a un opuscolo che è, in verità, più una raccolta di dichiarazioni feticistiche che un saggio su questa pratica erotica.
Anni dopo, incontrai il libro Compagni d’amore dello psichiatra e psicoterapeuta Vittorio Lingiardi e vi trovai immediata sintonia e totale corrispondenza sotto diversi aspetti. Ciò che lì era descritto ed esplorato era proprio il mio mondo interiore e intimo. Ne restai affascinato.


Le ali ai piedi: ascesi e caduta.
Entrato in seminario prima e in convento poi, l’attrazione verso le estremità trasferita (o sublimata - scegliete voi l’aggettivo che preferite) al Cristo in croce. E io, Maddalena più o meno penitente, mi immaginavo lì sotto la croce ad adorare quei piedi trafitti.
Scrive a proposito Lingiardi: “La corrente simbolica che lega i piedi feriti all’ascensione… ci ricorda il pedaggio pagato dal Puer: Il prezzo della vista che penetra il Divino (…) è un marchio che segna il rapporto con questo mondo normale dei qui ed ora. Per poter volare si deve zoppicare (…) La sensibilità innata che ci consente di ricevere gli Dei… ci ferisce in continuazione e può ucciderci (Hillmann). Il pericolo è quello di negare il doppio aspetto dell’immagine interna, per cui l’innalzamento celeste richiede il piede ferito”. (Vittorio Lingiardi, Compagni d’amore, 1997, Milano, Raffaello Cortina Editore, p. 98s)
In effetti, in quel periodo, il passaggio adolescenziale e l’idealismo della mia prima gioventù mi portarono in una direzione estremamente angelica, che negava il radicamento con la terra: e “aggrappato” ai piedi del Cristo volavo verso il cielo. Ma, come Icaro, rischiavo ogni volta di piombare miseramente a terra per il calore del Sacro Fuoco Divino. E in effetti precipitavo (o almeno io mi sentivo cadere rovinosamente): in seminario di notte, mi infilavo sotto le coperte dei miei compagni a leccargli segretamente i piedi. E per me era un vero sfracellarmi a terra: dalle stelle (degli eterei cherubini asessuati) alle stalle (del mio carnale desiderio erotico)...

Mario Bonfanti

Il Simposio - Non è un Paese per... è disponibile su Amazon nei formati Kindle e cartaceo.

martedì 12 maggio 2020

Il Simposio - Non è un Paese per...


Non è un paese per… Per chi? Per cosa? L’interruzione lascia un vuoto che pone domande.
Il titolo di questo numero si ispira visibilmente a uno degli articoli contenuti in esso: Non è un Paese per genderqueer. Ma quel “buco” può essere riempito da altri “indesiderati”, normalmente “tollerati” - quella che già Pasolini definiva come forma di condanna più raffinata.
Comprendere le dinamiche di discriminazione e privilegio, innanzitutto, richiede un lavoro di analisi intersezionale della società, che mostri le interconnessioni fra genere, razza, classe, orientamento sessuale e altri elementi. 
il simposio lgbt non è un paese per

A proposito di orientamento sessuale e di genere, vedremo come due film di argomento yiddish affrontino queste tematiche in un modo che è probabilmente inusuale per chiunque stia leggendo in questo momento.
Attraverso un romanzo, conosceremo una storia di maturazione e scoperta di sé da parte di un uomo gay attraverso il rugby.
La nostra rubrica di cinema e spettacolo ci racconterà invece la storia vera di due donne che si sono amate tra mille rischi, nella Germania nazista.
L’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 ci ha invece portati a pubblicare un articolo su quanto le epidemie accentuino le fragilità sociali e la solitudine che già pesano su alcune persone, come le donne transessuali costrette a prostituirsi.
Un sorriso arriva dalle vignette, sebbene si tratti di un sorriso amaro sugli atteggiamenti machisti e sessisti di certi “microcefali”.
Dal “come devono essere le donne” dettato dai “veri maschi” al “come devono essere gli uomini” secondo coloro che vorrebbero “contrastare la dismisura del desiderio maschile”: ci sarà sempre qualcuno che pretenderà di stabilire il “dover essere” del prossimo?
Concludiamo questa carrellata di “indesiderati” con le immagini di chi è “desiderato” certamente: due fotomodelli, esempi di “equilibri” estetici immortalati in fotografia.

Il Simposio - Non è un Paese per... è disponibile su Amazon nei formati Kindle e cartaceo.

venerdì 27 marzo 2020

Le famiglie, non molto “tradizionali”, della Bibbia


Molte chiese cristiane fanno un gran parlare della “famiglia tradizionale”, a volte definita perfino “naturale”, difendendo a spada tratta il modello occidentale di famiglia, quella formata da papà, mamma e figli, che tutti ben conosciamo. Ma siamo proprio sicuri che la tradizione religiosa biblica sia proprio questa? 
famiglie della bibbia
Se leggiamo la Bibbia, anche solo superficialmente, risulta chiaro che i modelli di famiglia sono mutati nel corso dei secoli e che non esiste, quindi, un modello che si possa dire “biblico”.
Le famiglie più diverse da quelle moderne sono quelle più lontane nel tempo, quelle di cui si narra nel libro della Genesi. Molto indicativa è la storia di Giacobbe, detto Israele, padre dei dodici Patriarchi del popolo eletto, dalla quale partiremo.
Isacco aveva due figli, Esaù e Giacobbe. Poiché Esaù aveva preso moglie fra le hittite, scandalizzando la madre, Isacco mandò Giacobbe a prendere moglie fra i suoi:

Poi Rebecca disse a Isacco: «Ho disgusto della mia vita a causa di queste donne hittite: se Giacobbe prende moglie tra le hittite come queste, tra le figlie del paese, a che mi giova la vita?»
Allora Isacco chiamò Giacobbe, lo benedisse e gli diede questo comando: «Tu non devi prender moglie tra le figlie di Canaan. Su, va’ in Paddan-Aram, nella casa di Betuèl, padre di tua madre, e prenditi di là la moglie tra le figlie di Làbano, fratello di tua madre.[1]

Giacobbe obbedisce al padre e parte. Giunto nel paese di Làbano, egli conosce Rachele, figlia dello zio, e se innamora. Ma le cose non vanno esattamente come egli desidera:

Poi Làbano disse a Giacobbe: «Poiché sei mio parente, mi dovrai forse servire gratuitamente? Indicami quale deve essere il tuo salario». Ora Làbano aveva due figlie; la maggiore si chiamava Lia e la più piccola si chiamava Rachele. Lia aveva gli occhi smorti, mentre Rachele era bella di forme e avvenente di aspetto, perciò Giacobbe amava Rachele. Disse dunque: «Io ti servirò sette anni per Rachele, tua figlia minore». Rispose Làbano: «Preferisco darla a te piuttosto che a un estraneo. Rimani con me». Così Giacobbe servì sette anni per Rachele: gli sembrarono pochi giorni tanto era il suo amore per lei. Poi Giacobbe disse a Làbano: «Dammi la mia sposa perché il mio tempo è compiuto e voglio unirmi a lei». Allora Làbano radunò tutti gli uomini del luogo e diede un banchetto. Ma quando fu sera, egli prese la figlia Lia e la condusse da lui ed egli si unì a lei.[2]

Deluso e amareggiato per l’inganno, Giacobbe protesta con il suocero, il quale risponde:

Rispose Làbano: «Non si usa far così nel nostro paese, dare, cioè, la più piccola prima della maggiore. Finisci questa settimana nuziale, poi ti darò anche quest’altra per il servizio che tu presterai presso di me per altri sette anni». Giacobbe fece così: terminò la settimana nuziale e allora Làbano gli diede in moglie la figlia Rachele.[3]

Vediamo già in questi pochi passi diversi elementi in contrasto con ciò che la religione cristiana sostiene oggi in materia di famiglia. Tanto per cominciare, Giacobbe è bigamo. Nel libro della Genesi non troviamo nulla che ci faccia pensare a una condanna della poligamia. Anche Esaù, fratello di Giacobbe, ha più mogli, il che non crea nessun problema ai suoi famigliari...




[1] Genesi, capitolo 27, versetto 46 e capitolo 28, versetti 1 – 2, Bibbia di Gerusalemme, Edizioni Dehoniane Bologna, 2002.
[2] Genesi, capitolo 29, versetti 15 – 23, Bibbia di Gerusalemme, Edizioni Dehoniane Bologna, 2002.
[3] Genesi, capitolo 29, versetti 26 – 30, Bibbia di Gerusalemme, Edizioni Dehoniane Bologna, 2002.

Padre Enrico Proserpio

Continua su Il Simposio - Dietro il velo. Disponibile su Amazon in formato Kindle. Il programma Amazon Kindle è scaricabile gratuitamente.

martedì 24 dicembre 2019

Intervista con Davis Mc-Yalla: aperture LGBT nel dialogo interreligioso?



Davis Mac-Yalla, religiosamente, è anglicano, è nato in Nigeria ed ha lasciato il paese perché l’essere omosessuale metteva la sua vita in pericolo. Ha fondato nel 2016 ad Accra (Ghana) l’Interfaith Diversity Network of West Africa (https://itdnowa.org), che inquadra i diritti LGBT+ come diritti umani e vuol trasformare le teologie prevalenti in Africa.

Raffaele (ebraicamente Yona) Ladu è un ebreo umanista (http://www.shj.org/) che lavora in una banca di Verona; una diagnosi di autismo lo rende alquanto sensibile alle problematiche LGBTQIA+ ed ha incontrato una prima volta Davis Mac-Yalla a Tel Aviv-Yafo (Israele) nel 2015, alle celebrazioni del 40° di attività di A Wider Bridge (https://awiderbridge.org/), un’organizzazione ebraica americana LGBTQ, affiliata a Keshet Gaavah (il Congresso Mondiale degli Ebrei LGBT+, http://glbtjews.org/), che catalizza un sostegno (non esente da critiche) verso lo stato d’Israele e la sua comunità LGBTQIA+. In quell’occasione, Davis Mac-Yalla perorava la causa dei rifugiati africani a causa della loro identità sessuale.

Luigia Sasso lavora all’ASSL 9 di Verona. Nel 2013, ha sposato Raffaele Yona Ladu. Appartiene alla Chiesa Valdese di Verona, in cui è molto attiva nella diaconia. Una delle sorelle di chiesa ghanesi ha sentito l’ispirazione di invitare Luigia e Raffaele in Ghana per il Natale 2018, e questo ha reso possibile quest’intervista. Le domande senza autore sono di Raffaele. 

cristiani omosessuali


***
Buonasera, Davis. Come mai hai creato la tua organizzazione proprio ad Accra? Ho letto che, nel 2007, si tentò di organizzare una conferenza sull’omosessualità, ma essa fu proibita.

Non la organizzammo noi; noi siamo riusciti a tenerla nel 2017.

Vuol dire questo che in dieci anni è cambiato l’atteggiamento della società ghanese verso l’omosessualità?

Beh, in questo paese l’omosessualità è illegale, quindi le persone devono essere molto caute, riservate ed estremamente guardinghe. Quello che fa l’Interfaith Diversity Network che presiedo è promuovere la giustizia sociale ed i diritti umani attraverso le fedi: il che vuol dire che ci va bene quello che fai, ed il messaggio che vogliamo promuovere è che i diritti umani fanno parte della fede, del proprio credo, e che bisogna radunare gli emarginati e cominciare a parlare della loro situazione. Questo è quello che stiamo facendo; siamo ebrei, cristiani, mussulmani, eccetera, e non conta il tuo background religioso – perché siamo una cosa sola.
Quando organizziamo un’iniziativa, è interreligiosa; non diciamo che è gay od omosessuale, per cui non facciamo le cose clandestinamente, ma ci mettiamo la faccia...

Intervista a cura di Raffaele Yona Ladu


Continua su Il Simposio - Il coraggio di essere. Disponibile su Amazon nei formati Kindle e paperback. 


domenica 22 dicembre 2019

Epidermici orgasmi

 

  Il coraggio di essere… corpo

Ero agli inizi degli anni ’90, quando, giovane frate carmelitano, nella cella del convento carmelitano di Milano, ebbi una profonda rivelazione: nella solitudine della mia stanza, scopersi il piacere sublime dell’epidermico tatto. 
eros orgasmi della pelle


Premessa

Nel libro Teoria del corpo amoroso, il filosofo Michel Onfray scrive: “Il versetto della Prima lettera ai Corinzi insegna: È meglio sposarsi che ardere di passione. 
Questa frase si trova citata, commentata, ripresa, analizzata, sezionata, esaminata in ogni minimo particolare in tutta la letteratura patrologica consacrata ai rapporti tra uomini e donne per almeno mille anni. E noi viviamo ancora secondo questa formula, comprese le coppie laiche, non cristiane, atee, ma educate secondo il modello ideologico dominante” 
(Michel Onfray, Teoria del corpo amoroso. Per un’erotica solare, 2006, Roma, Fazi Editore, p. 91). E poco oltre aggiunge, parlando dell’esaltazione della  verginità come modello di vita proposto dagli autori dei primi secoli della cristianità: “L’abolizione integrale della sessualità implica lo sradicamento assoluto dei desideri, di tutti i desideri, e l’interdizione formale del piacere, di ogni piacere” (idem., p. 92). E conclude dichiarando che “mai una spiritualità collettiva ha lavorato tanto a distruggere il corpo, a negare la vita e screditare la realtà” (idem., p. 96)...


Mario Bonfanti



Continua su Il Simposio - Il coraggio di essere. Disponibile su Amazon nei formati Kindle e paperback. 


giovedì 19 settembre 2019

Il Cristianesimo: una religione rivoluzionaria



Nota introduttiva: questo articolo non parla di tematiche lgbtqia, ma tratta un argomento basilare da cui si può partire per affrontare il rapporto tra le persone e i temi lgbtqia e la religione cristiana. Credo quindi possa tornare utile. 
cristianesimo religione rivoluzionaria

Oggi siamo abituati a vedere nel Cristianesimo una forza conservatrice, spesso bigotta, ostile ai diritti e al progresso. Ciò è sicuramente dovuto all’uso che della religione hanno fatto le varie Chiese (e primariamente quella Cattolica Apostolica Romana) per giustificare le proprie posizioni politiche e il proprio potere. Si intenda, non voglio dire che tutti coloro che nel nome del Cristianesimo hanno inveito contro il progresso, compiendo anche atti violenti (si pensi ai roghi della Santa Inquisizione) fossero in malafede. Sono certo che molti di essi credessero realmente di essere nel giusto, ma ciò non toglie che questo tipo di mentalità e di pensiero derivasse più dal sistema di potere politico, economico e sociale che non dal messaggio evangelico. Questo, infatti, fu, ed è ancora, rivoluzionario, come dimostrano anche alcuni fatti recenti. Nel 2010, per esempio, in occasione della visita pastorale di Benedetto XVI a Palermo fu censurato uno striscione che riportava una frase del Vangelo di Matteo: “La mia casa è casa di preghiera, ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri” (Matteo, capitolo 21, versetto 13). Evidentemente la Scrittura era ritenuta troppo “sconveniente” per la visita del Papa. Un altro esempio lo abbiamo avuto in tempi molto più recenti, quando un ragazzo, era il 3 giugno 2019, si è recato a un comizio di Matteo Salvini con una sciarpa che riportava la scritta “Ama il prossimo tuo come te stesso” (Marco, capitolo 12, versetto 31). Il ragazzo è stato picchiato da alcuni sostenitori del ministro, il quale ha anche deriso la vittima dal palco. Anche per coloro che si ergono a “difensori della fede” e invocano l’aiuto del “Cuore Immacolato di Maria” il Vangelo è troppo scomodo.



La natura rivoluzionaria del Cristianesimo è talmente connaturata al suo messaggio che nemmeno due millenni di tentativi di asservirlo alle logiche del potere sono riusciti a cancellarla. La storia è costellata di credenti che in nome di Cristo si sono ribellati al potere e alla sua prepotenza, contestando l’uso indebito della religione. Alcuni, come Pietro Valdo o Fra Dolcino da Novara, furono condannati come eretici, altri, come San Francesco d’Assisi, ebbero maggior fortuna.
Sull’origine della rivoluzionarietà del Cristianesimo si potrebbe disquisire a lungo, ma credo si possa disegnare un quadro anche con pochi spunti, partendo dall’Antico Testamento e dalla storia...

Padre Enrico Proserpio


Prosegue su Il Simposio - Diamanti. Disponibile on line nella versione Kindle o paperback. Chi ne ordinerà una copia cartacea riceverà quella elettronica in omaggio.