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venerdì 27 marzo 2020

Le famiglie, non molto “tradizionali”, della Bibbia


Molte chiese cristiane fanno un gran parlare della “famiglia tradizionale”, a volte definita perfino “naturale”, difendendo a spada tratta il modello occidentale di famiglia, quella formata da papà, mamma e figli, che tutti ben conosciamo. Ma siamo proprio sicuri che la tradizione religiosa biblica sia proprio questa? 
famiglie della bibbia
Se leggiamo la Bibbia, anche solo superficialmente, risulta chiaro che i modelli di famiglia sono mutati nel corso dei secoli e che non esiste, quindi, un modello che si possa dire “biblico”.
Le famiglie più diverse da quelle moderne sono quelle più lontane nel tempo, quelle di cui si narra nel libro della Genesi. Molto indicativa è la storia di Giacobbe, detto Israele, padre dei dodici Patriarchi del popolo eletto, dalla quale partiremo.
Isacco aveva due figli, Esaù e Giacobbe. Poiché Esaù aveva preso moglie fra le hittite, scandalizzando la madre, Isacco mandò Giacobbe a prendere moglie fra i suoi:

Poi Rebecca disse a Isacco: «Ho disgusto della mia vita a causa di queste donne hittite: se Giacobbe prende moglie tra le hittite come queste, tra le figlie del paese, a che mi giova la vita?»
Allora Isacco chiamò Giacobbe, lo benedisse e gli diede questo comando: «Tu non devi prender moglie tra le figlie di Canaan. Su, va’ in Paddan-Aram, nella casa di Betuèl, padre di tua madre, e prenditi di là la moglie tra le figlie di Làbano, fratello di tua madre.[1]

Giacobbe obbedisce al padre e parte. Giunto nel paese di Làbano, egli conosce Rachele, figlia dello zio, e se innamora. Ma le cose non vanno esattamente come egli desidera:

Poi Làbano disse a Giacobbe: «Poiché sei mio parente, mi dovrai forse servire gratuitamente? Indicami quale deve essere il tuo salario». Ora Làbano aveva due figlie; la maggiore si chiamava Lia e la più piccola si chiamava Rachele. Lia aveva gli occhi smorti, mentre Rachele era bella di forme e avvenente di aspetto, perciò Giacobbe amava Rachele. Disse dunque: «Io ti servirò sette anni per Rachele, tua figlia minore». Rispose Làbano: «Preferisco darla a te piuttosto che a un estraneo. Rimani con me». Così Giacobbe servì sette anni per Rachele: gli sembrarono pochi giorni tanto era il suo amore per lei. Poi Giacobbe disse a Làbano: «Dammi la mia sposa perché il mio tempo è compiuto e voglio unirmi a lei». Allora Làbano radunò tutti gli uomini del luogo e diede un banchetto. Ma quando fu sera, egli prese la figlia Lia e la condusse da lui ed egli si unì a lei.[2]

Deluso e amareggiato per l’inganno, Giacobbe protesta con il suocero, il quale risponde:

Rispose Làbano: «Non si usa far così nel nostro paese, dare, cioè, la più piccola prima della maggiore. Finisci questa settimana nuziale, poi ti darò anche quest’altra per il servizio che tu presterai presso di me per altri sette anni». Giacobbe fece così: terminò la settimana nuziale e allora Làbano gli diede in moglie la figlia Rachele.[3]

Vediamo già in questi pochi passi diversi elementi in contrasto con ciò che la religione cristiana sostiene oggi in materia di famiglia. Tanto per cominciare, Giacobbe è bigamo. Nel libro della Genesi non troviamo nulla che ci faccia pensare a una condanna della poligamia. Anche Esaù, fratello di Giacobbe, ha più mogli, il che non crea nessun problema ai suoi famigliari...




[1] Genesi, capitolo 27, versetto 46 e capitolo 28, versetti 1 – 2, Bibbia di Gerusalemme, Edizioni Dehoniane Bologna, 2002.
[2] Genesi, capitolo 29, versetti 15 – 23, Bibbia di Gerusalemme, Edizioni Dehoniane Bologna, 2002.
[3] Genesi, capitolo 29, versetti 26 – 30, Bibbia di Gerusalemme, Edizioni Dehoniane Bologna, 2002.

Padre Enrico Proserpio

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lunedì 1 luglio 2019

I sei generi del Talmud


Mi lamento spesso di dover combattere su due fronti. In questo caso, il primo fronte è quello di chi sostiene il binarismo dei sessi e dei generi come se fosse intrinseco alla civiltà “giudaico-cristiana”, senza rendersi conto che la realtà ebraica (perlomeno) è assai più complicata. L’altro fronte è quello di chi, per troppo entusiasmo, dice che i generi del Talmud sono 8 anziché 6. 
talmud gender
Breve spiegazione di cos’è il “Talmud = Studio”: gli Ebrei sostengono che, sul Sinai, Mosè ricevé non solo la “Torah scritta”, ovvero il Pentateuco, ma anche una “Torah orale” che completasse, commentasse e talvolta correggesse la “Torah scritta”. I biblisti che non sono ebrei ortodossi sono giunti da tempo alla conclusione che il Pentateuco non fu dettato tutto in una volta circa 1.300 anni prima di Cristo ed è semplicemente plausibile che, prima e dopo la redazione definitiva del Pentateuco (probabilmente eseguita su richiesta delle autorità persiane, che esigevano che ogni popolazione del loro impero multiculturale redigesse un codice delle loro leggi e tradizioni, che fosse di guida ai satrapi che dovevano governarle), ci siano state tradizioni che non furono messe per iscritto, ma hanno continuato a tramandarsi ed arricchirsi, dando luogo alla cosiddetta “Torah orale”.


Nel 2° secolo dopo Cristo, Giuda il Principe ordinò che la “Torah orale” fosse messa per iscritto, in quanto, dopo la distruzione del Tempio e la crescita della Diaspora ebraica, il rischio che fosse dimenticata divenne molto concreto. Questa trascrizione fu chiamata “Mishnah = Ripetizione”. Essa diede luogo a molte elucubrazioni e commenti, che furono infine raccolti in quella che viene detta “Gemarah = Compimento”. Di “Gemarot” ce ne sono due: una redatta in Mesopotamia, una in Terra d’Israele/Palestina – prima che entrambe le regioni fossero conquistate dagli arabi nel 7° Secolo EV. Esse, accompagnate alla “Mishnah”, danno luogo al “Talmud babilonese” (il più autorevole) ed al “Talmud palestinese/gerosolimitano”.
Il Talmud ed il Midrash (raccolte di commenti sempre provenienti dalla “Torah orale”) sono per gli ebrei rabbaniti (quasi tutti gli ebrei di oggi – le eccezioni che conosco sono i caraiti e gli etiopi) fonti autorevoli per commentare la Bibbia e decidere come comportarsi; il problema che voglio affrontare nell’articolo è il sistema dei generi nel Talmud.
La maggior parte delle persone è uomo o donna cisgender e l’Ebraismo informa il suo sistema giuridico a questa dualità. Si rende però anche conto che non tutte le persone si possono ricondurre ad essa: oltre ai maschi ed alle femmine cis, il Talmud riconosce quattro categorie di persone che potremmo oggi definire “generi di intersessuali”... 


Raffaele Yona Ladu


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lunedì 1 aprile 2019

Il centurione di Cafarnao: una persona lgbtqia nel Vangelo?


Tra i passi del Santo Vangelo più amati e citati dagli autori cristiani lgbtqia, troviamo sicuramente il passo del centurione di Cafarnao, narrato nel Vangelo di Matteo1: 
il centurione di cafarnao vangelo

Entrato in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava: «Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente». Gesù gli rispose: «Io verrò e lo curerò». Ma il centurione riprese: «Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch’io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Va’, ed egli va; e a un altro: Vieni, ed egli viene, e al mio servo: fa’ questo, ed egli lo fa».
All’udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: «In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande. Ora vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre, ove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, e sia fatto secondo la tua fede». In quell’istante il servo guarì. (Matteo, capitolo 8, versetti 5 – 13)



Per comprendere il perché questo passo abbia attinenza con le tematiche lgbtqia, dobbiamo rifarci al testo originale, scritto in greco antico.
Nel testo originale, il “servo” è definito con il temine παῖς (pais), che ha significati più ampi rispetto alla traduzione italiana scelta dalla Chiesa. Il termine “παῖς”, infatti, designa i ragazzi in età adolescenziale e veniva usato anche per indicare i servitori. Anche in italiano, del resto, il termine “ragazzo” è spesso utilizzato per indicare un cameriere, un servitore, indipendentemente dall’età dello stesso. Tradurre quindi “παῖς” con “servo” è corretto e legittimo, ma anche riduttivo...



1 I testi biblici contenuti in questo articolo sono tratti dalla Bibbia di Gerusalemme, traduzione della CEI, Edizioni Dehoniane Bologna, 2002. 


Padre Enrico Proserpio

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sabato 23 marzo 2019

La seconda piaga dei no gender


Genesi 1:27 (“Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina”) è un brano biblico spesso usato per dimostrare che, nel progetto divino, prima del peccato di Adamo, sessi e generi dovevano essere solo due e che, pertanto, intersessualità, fluidità di genere, transessualità sono conseguenza di quel peccato, demoniache sul piano religioso e patologiche sul piano medico. 
genesi maschio e femmina li creò

Una teologa evangelica, Megan DeFranza, autrice di Sex Difference in Christian Theology: Male, Female, and Intersex in the Image of God, e che creato il sito https://www.intersexandfaith.org/ con Lianne Simon, intersessuale, ha confutato elegantemente tale lettura.

Leggiamo Genesi 1:20-23 (le traduzioni sono della Nuova Riveduta):

20 Poi Dio disse: «Producano le acque in abbondanza esseri viventi, e volino degli uccelli sopra la terra per l'ampia distesa del cielo».
21 Dio creò i grandi animali acquatici e tutti gli esseri viventi che si muovono, e che le acque produssero in abbondanza secondo la loro specie, e ogni volatile secondo la sua specie. Dio vide che questo era buono.
22 Dio li benedisse dicendo: «Crescete, moltiplicatevi e riempite le acque dei mari, e si moltiplichino gli uccelli sulla terra».
23 Fu sera, poi fu mattina: quinto giorno.



Genesi 1:24-31:

24 Poi Dio disse: «Produca la terra animali viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici della terra, secondo la loro specie». E così fu.
25 Dio fece gli animali selvatici della terra secondo le loro specie, il bestiame secondo le sue specie e tutti i rettili della terra secondo le loro specie. Dio vide che questo era buono.
26 Poi Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbiano dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».
27 Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina.
28 Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra».
29 Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che fa seme sulla superficie di tutta la terra, e ogni albero fruttifero che fa seme; questo vi servirà di nutrimento.
30 A ogni animale della terra, a ogni uccello del cielo e a tutto ciò che si muove sulla terra e ha in sé un soffio di vita, io do ogni erba verde per nutrimento». E così fu.
31 Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono. Fu sera, poi fu mattina: sesto giorno.

Ora, facciamoci questa domandina: quando ha creato Dio le rane?
Esse sono animali anfibi, che vivono la loro vita larvale in acqua e quasi tutta quella adulta sulla terra. Secondo i versetti citati, se noi le consideriamo animali acquatici, sono state create il quinto giorno; se le consideriamo animali terrestri, il sesto giorno.
La Bibbia, da sola, non ci fa uscire dall’aporia, non ci dà la risposta. E questo non perché l’autore biblico ignorasse le rane: sono la seconda piaga d’Egitto (Esodo 8:1-14; Salmi 78:45 e 105:30).
Dobbiamo accusare l’autore biblico di negligenza? Non mi pare il caso. Più probabile è che egli non intendesse creare una tassonomia esaustiva dei viventi. Poiché le rane ci sono sì in Terra d’Israele/Palestina, ma non è facile trovarle (oggi meno di un tempo, perché gli inglesi prima e gli israeliani poi hanno bonificato diverse paludi, per eradicare la malaria ed avere nuove terre da coltivare), avrà pensato che si potessero trascurare nella sua classificazione delle creature di Dio. Sarebbe stato più grave trascurare le creature più familiari ai suoi lettori.
Lo stesso ragionamento si può applicare a Genesi 1:27. Megan DeFranza parla nel suo blog di “dimorfismo non-stretto”, in cui si citano i generi più comuni, maschile e femminile, ma non si intende negare l’esistenza o la dignità di chi esce da questa dicotomia. Il fatto che sia biblicamente impossibile stabilire se le rane siano state create il quinto o il sesto giorno non le rende animali inesistenti o demoniaci...

Raffaele Yona Ladu

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martedì 11 dicembre 2018

"Isacco e Giuseppe transpatriarchi" di Raffaele Yona Ladu


Mario Bonfanti aveva organizzato alcuni anni fa per la Metropolitan Community Church (una chiesa protestante, con confessione di fede di tipo luterano, molto LGBTQIA+-friendly) di Milano un ciclo di conferenze sul “coming out” dei personaggi biblici. Non partecipai alle conferenze, ma il tema mi ispirò a scrivere qualcosa sul patriarca Isacco, che vi offro in versione riveduta, insieme a osservazioni sul patriarca Giuseppe, sempre rivedute.
jacob and rachel william dyce
Giacobbe e Rachele, di William Dyce (1853)
Un tempo, udii un rabbino dire che Isacco, nella Bibbia, era schiacciato tra la fama del padre Abraamo e del figlio Giacobbe. Credo che egli avesse torto, se non altro per un motivo molto semplice: il prototipo del “Servo sofferente”, che si troverà nel Secondo Isaia (in particolare in Isaia 52-53), è lui. 
Nella “teologia” ebraica, una fonte inesauribile di benedizione per il popolo d’Israele sono i “meriti dei padri”, tra cui il principale è la “legatura di Isacco” descritta in Genesi 22:1-19. Fu merito sia per Abraamo che per Isacco, che acconsentirono l’uno a sacrificare e l’altro a lasciarsi sacrificare perché così aveva chiesto loro Dio.
Come osserva Ebrei 11:17-19, quella di Abraamo non fu obbedienza pronta, cieca ed assoluta, ma la fiducia che Dio non si era rimangiato la promessa di Genesi 17:19, ovvero che Abramo avrebbe avuto una discendenza attraverso Isacco, con cui Dio avrebbe stretto un patto eterno – quindi, ragionò Abraamo, Dio avrebbe fatto in modo che Isacco non morisse, oppure risuscitasse.
Un’altra cosa che è stata notata di Isacco è che probabilmente era cresciuto con una disabilità (a cui si aggiungerà la cecità che consentirà a Rebecca e Giacobbe di beffarlo in Genesi 27:1-29). Tra i vari argomenti a favore, il più convincente mi pare l’osservazione di Genesi 24:67: Isacco si era appena sposato con Rebecca, ma viveva ancora nella tenda di sua madre Sara – cosa molto strana, per un adulto del suo popolo.
Isacco, dunque, non è un riempitivo della narrazione e le letture tipologiche cristiane che vedono in lui il “tipo” di Gesù mostrano perlomeno gran fiuto...

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mercoledì 12 settembre 2018

"Il Dio pangender" di Raffaele Yona Ladu


Introduzione

Molte divinità sono pangender – tra cui YHWH, il Dio d’Israele. Ne ha parlato il rabbino Mark Sameth, in una serie di articoli pubblicata sul New York Times e su Forward. Traduco il primo degli articoli e riassumo gli altri (che rispondono alle obiezioni ricevute); ogni versetto biblico è linkato al testo originale ebraico, nel sito della Biblia Hebraica Stuttgartensia, l’attuale versione di riferimento per chi non è ebreo ortodosso - la Biblia Hebraica Quinta, che la sostituirà, è stata pubblicata solo in parte e non è disponibile online. 



Negli anni Settanta, una mia cugina, Paula Grossman, divenne una delle prime persone in America a subire la riassegnazione chirurgica del sesso. Come Paul Monroe Grossman, la cugina Paula era stata un’amata insegnante di musica del New Jersey. Dopo l’operazione, fu licenziata, e poi perse la causa di licenziamento illegittimo perché discriminatorio (però il tribunale sentenziò che lei meritava una pensione d’invalidità). La storia fece molto scalpore, e mi piace pensare che oggi sarebbe finita diversamente [1].
Quarant’anni dopo che la Corte Suprema rifiutò di discutere il caso di Paula nel 1976, continua a svolgersi la storia delle persone transgender. Questo mese, uno studente delle superiori della Virginia ha perso il diritto ad usare il bagno che vuole lui quando la Corte Suprema ha temporaneamente inibito un provvedimento di una corte inferiore [2]. Eppure, per la prima volta si può immaginare una sentenza del plenum della Corte Suprema che vieti completamente la discriminazione contro le persone transgender. C’è davvero motivo di speranza, anche se i pregiudizi sociali non scompaiono dalla sera alla mattina.
Sono un rabbino, e pertanto sono particolarmente rattristato quando si ricorre ad argomenti religiosi per difendere i pregiudizi sociali – come spesso accade quando si discutono i diritti delle persone transgender. Infatti, la Bibbia ebraica, quando letta in originale, offre una visione del genere molto elastica. Davvero: molto elastica!
In Genesi 3:12 Eva è detta “egli”; in Genesi 9:21, dopo il diluvio, Noè si scoprì dentro la tenda di “lei”. Genesi 24:16 dice che Rebecca è un “ragazzo”. Ed in Genesi 1:27 Adamo è detto “loro”...


Note e link


[1] L’articolo è del 2016; il 7 Marzo 2018 una corte federale, in EEOC v. R.G. & G.R. Harris Funeral Homes, Inc., ha sancito che licenziare una persona che transiziona viola il Titolo VII della Legge sui Diritti Civili del 1964, che vieta le discriminazioni per sesso. E non si può usare la religione come scusa: la Legge sui Diritti Civili esprime l’interesse preminente del governo a non discriminare, e lo fa nel modo meno gravoso possibile per le credenze religiose delle persone.

[2] Nel frattempo, si è tentato di fare appello alla Corte Suprema; poiché però Donald John Trump e Jeff Sessions hanno stabilito che l’interpretazione governativa della Legge sui Diritti Civili esclude le persone transgender, la Corte Suprema il 6 marzo 2017 ha rinviato il caso alle corti inferiori. Ma il 30 Marzo 2017 un’altra corte d’appello federale, in un caso simile del Wisconsin, ha dato ragione allo studente. Probabilmente la Corte Suprema USA dovrà decidere in futuro nel merito...

Traduttore e curatore Raffaele Yona Ladu

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mercoledì 5 settembre 2018

"Ancora su Sodoma" di Raffaele Yona Ladu


 L’articolo di Padre Enrico Proserpio su Sodoma e l’onanismo pubblicato su Il Simposio - Linee che s’intersecano è fatto molto bene, ma mi permetto di proporre ulteriori considerazioni su Sodoma, da un punto di vista ebraico. 



Un interessante commento alla vicenda di Sodoma è fornito dai Vangeli – leggiamo Matteo 10:11-15 (versione Nuova Riveduta – come tutte le successive):

11 In qualunque città o villaggio sarete entrati, informatevi se vi sia là qualcuno degno di ospitarvi, e abitate da lui finché partirete.
12 Quando entrerete nella casa, salutate.
13 Se quella casa ne è degna, venga la vostra pace su di essa; se invece non ne è degna, la vostra pace torni a voi.
14 Se qualcuno non vi riceve né ascolta le vostre parole, uscendo da quella casa o da quella città, scotete la polvere dai vostri piedi.
15 In verità vi dico che il paese di Sodoma e di Gomorra, nel giorno del giudizio, sarà trattato con meno rigore di quella città.

Matteo 10:11-15 ha il suo parallelo in Luca 10:5-12:

05 In qualunque casa entriate, dite prima: "Pace a questa casa!"
06 Se vi è lì un figlio di pace, la vostra pace riposerà su di lui; se no, ritornerà a voi.
07 Rimanete in quella stessa casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno del suo salario. Non passate di casa in casa.
08 In qualunque città entriate, se vi ricevono, mangiate ciò che vi sarà messo davanti,
09 guarite i malati che ci saranno e dite loro: "Il regno di Dio si è avvicinato a voi".
10 Ma in qualunque città entriate, se non vi ricevono, uscite sulle piazze e dite:
11 "Perfino la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scotiamo contro di voi; sappiate tuttavia questo, che il regno di Dio si è avvicinato a voi".
12 Io vi dico che in quel giorno la sorte di Sodoma sarà più tollerabile della sorte di quella città.

L’accenno a Sodoma non si trova invece in Marco 6:10-11:

10 Diceva loro: «Dovunque sarete entrati in una casa, trattenetevi lì, finché non ve ne andiate da quel villaggio;
11 e se in qualche luogo non vi ricevono né vi ascoltano, andando via, scotetevi la polvere dai piedi come testimonianza contro di loro».

Nessuno dei tre vangeli sinottici prende in considerazione la possibilità che i 12 apostoli siano stuprati da chi non li accoglie, eppure Matteo e Luca minacciano alle città che li respingono un castigo della stessa qualità e di maggior gravità di quello di Sodoma...

Raffaele Yona Ladu

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lunedì 23 luglio 2018

Il Simposio LGBT: L'essenziale è invisibile agli occhi

il simposio lgbt copertina luglio 2018“Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. Questo è il celebre segreto che la volpe confida al Piccolo Principe, dopo che lui l’ha “addomesticata”: ovvero, ha saputo costruire con pazienza un legame. Questa capacità permette di rendere unica una volpe fra centomila volpi, una rosa fra centomila rose… Perché rivela l’essenza di una persona, quella che non può essere riprodotta sotto forma di maschere e stereotipi.
Abbiamo scelto questa citazione, perché l’Invisibile è il tema che unisce più o meno tutto questo numero de Il Simposio. È ben presente l’ “invisibilità” sociale dell’identità di genere, quando non supportata da un aspetto fisico corrispondente alle aspettative. A essa, fa da contraltare la sempre maggiore volontà di visibilità da parte di persone transgender anche non medicalizzate. Perché, se non si apre la bocca per notificare la propria esistenza, non possono nemmeno aprirsi il cuore e la società per accoglierla. 
L’Invisibile è anche spirituale e religioso: torna così la questione di Sodoma e Gomorra, insieme a quella dell’alterità. Utilizzeremo la narrativa fantasy per mostrare cosa significhi portare dentro di sé un’identità che il corpo vorrebbe esprimere, trasformandosi. Un autorevole intervento illustra la situazione di bambini e adolescenti transgender. 
Poi, grazie a un film, rifletteremo sul conflitto fra la verità dei sentimenti e dettami di un’ideologia, peraltro abbracciata volontariamente. 
Prima di tutto questo, però, menzioneremo una “presenza invisibile” preziosa: quella di Corry Scifo, che ha abbandonato il mondo fisico - ma mai il sorriso, a dispetto di tutto.


Il Simposio LGBT - L'essenziale è invisibile agli occhi è disponibile come Kindle e come paperback. Chi comprerà la versione cartacea potrà avere anche quella Kindle in omaggio.

mercoledì 18 luglio 2018

"Sodomia e onanismo: storia di due fraintendimenti" di Enrico Proserpio

john martin the destruction of sodom and gomorrah
John Martin, The Destruction of Sodom and Gomorrah (1852)
L'interpretazione delle Sacre Scritture non è cosa semplice e dà spesso adito a diatribe sul reale significato di un passo o di un versetto. Anche il metodo interpretativo, il modo con cui si guarda al testo, è cambiato molto di epoca in epoca: dall'interpretazione letterale si è passati a quella simbolica e allegorica e, infine, all'approccio storicistico. Proprio perché nulla è certo nell'interpretazione delle Scritture, credo sia opportuno ripassare i brani che, in qualche modo, influenzano la morale riguardo le tematiche LGBTQIA. Che si sia o meno credenti, la morale, cristiana in generale e cattolico-romana in particolare, influenza la nostra vita e ci nega diritti e dignità. Ecco perché ritengo utile per tutti una riflessione sul messaggio biblico riguardo la morale. Solo così potremo combattere il pregiudizio di certi credenti con i loro stessi mezzi, sul loro stesso campo di battaglia. Al pregiudizio non bisogna dare tregua. Va sconfitto e stanato ovunque si annidi.
Buona lettura. 

Sodomia

Per “sodomia” si intende l'atto di penetrazione anale. Spesso, tale termine viene usato come sinonimo di “omosessualità” o di “sesso omosessuale”, soprattutto con riferimento all'omosessualità maschile. Si tratta di un uso errato. Anche le coppie eterosessuali possono compiere sodomia.
Il termine viene dalla Bibbia, in particolare dal Genesi, dove si narra l'episodio della distruzione della città di Sodoma:

I due angeli arrivarono a Sodoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sodoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra. E disse: «Miei signori, venite in casa del vostro servo: vi passerete la notte, vi laverete i piedi e poi, domattina, per tempo, ve ne andrete per la vostra strada.» Quelli risposero: «No, passeremo la notte sulla piazza.» Ma egli insistette tanto che vennero da lui ed entrarono nella sua casa. Egli preparò per loro un banchetto, fece cuocere gli azzimi e così mangiarono. Non si erano ancora coricati, quand'ecco gli uomini della città, cioè gli abitanti di Sodoma, si affollarono intorno alla casa, giovani e vecchi, tutto il popolo al completo. Chiamarono Lot e gli dissero: «Dove sono quegli uomini che sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi, perché possiamo abusarne!» ...

Padre Enrico Proserpio

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martedì 15 maggio 2018

"Queering Jesus" di don Mario Bonfanti


La teologia queer e la sessualità di Gesù.


“Immaginate questo titolo sui giornali: Ieri è stato crocifisso il frocio di Dio”. Così scriveva provocatoriamente la teologa latino-americana Marcella Althaus-Reid, commentando il Vangelo di Marco nell’opera a più mani The Queer Bible Commentary. Poco dopo, aggiungeva: “Nel solco della teologia queer, possiamo vedere come (…) la croce sia il tentativo di uccidere una volta per tutte le molteplici resurrezioni di un Gesù queer”.
Ma… cos’è la teologia queer? 
teologia queer sessualità di gesù



Origini della teologia queer.
Verso la fine degli anni ’60, in America Latina, è sorta una corrente di pensiero teologico (denominata Teologia della Liberazione) che poneva la “prassi di liberazione” come elemento centrale della Chiesa e della riflessione cristiana. Gustavo Gutierrez (uno dei suoi fondatori), nel libro La forza dei poveri (1983), la definiva un “tentativo di interpretare la fede a partire dalla prassi storica concreta, sovversiva e liberatrice, dei poveri di questo mondo, delle classi oppresse, dei gruppi etnici disprezzati, delle culture emarginate”. Da lì proviene l’opzione preferenziale per i poveri – che, da Giovanni Paolo II in poi, è stata sdoganata nella Chiesa cattolica.
Più o meno contemporaneamente alla Teologia della Liberazione, negli Stati Uniti, alcune donne, che si occupavano di teologia in ambito accademico, iniziarono a farsi domande circa quelle che oggi noi chiamiamo questioni di genere; soprattutto, iniziarono a contestare una teologia declinata quasi esclusivamente al maschile. Sorse così la Teologia femminista che, mettendo in luce il ruolo delle donne sia nei Testi Sacri sia nello sviluppo del Cristianesimo, portò anche al recupero in chiave positiva delle categorie della corporeità, sessualità e relazionalità all’interno della trattazione teologica.
Negli anni ’80, è nata la Teologia gay/lesbica che, analogamente alla teologia femminista, partiva dall’esperienza di marginalizzazione delle persone gay e lesbiche. Questa corrente teologica ha impresso una svolta radicale nell’interpretazione di alcuni passaggi biblici, tradizionalmente utilizzati per giustificare la condanna dell’omosessualità...

Mario Bonfanti

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domenica 25 febbraio 2018

"La Bibbia e la condanna della prostituzione maschile" di padre Enrico Proserpio

La condanna dell’omosessualità da parte dei testi biblici viene spesso data per scontata. In realtà, tale non è e andrebbe discussa con più profondità. In particolare, è necessario distinguere tra la condanna dell’omosessualità tout court (non così chiara come molti beghini vorrebbero far credere) e la condanna della prostituzione maschile (più definita e netta). Di questo tema mi occuperò in questo articolo, partendo dall’Antico Testamento e vedendone i successivi sviluppi.
 
bibbia condanna omosessualità

La storia narrata nell’Antico Testamento è la storia mitologica del popolo di Israele. Le parti più antiche (Genesi, Esodo…) sono mito vero e proprio, mentre quelle che narrano i fatti di epoche storiche più recenti sono un amalgama di fatti reali, racconti di miracoli e interventi divini.
Ciò che si può notare, al di là dei significati religiosi e spirituali, è la volontà di creare un’identità di popolo a partire da tribù diverse di pastori nomadi. Per far questo, si rese necessaria una storia comune, che desse a tutti il senso dell’appartenenza (la comune discendenza da Abramo) e una cultura fatta di leggi, usanze e comportamenti, oltre che di credenze religiose, che distinguessero gli Israeliti dagli altri popoli.
Ovviamente, la creazione di questa nuova identità e cultura non è stato un atto deliberato e conscio. Si è trattato, piuttosto, di un processo antropologico complesso e lungo, fatto di tradizioni antiche e nuovi elementi che si incontrano, si scontrano, si fondono e si alterano, finendo col creare una cultura organica e strutturata. Lo dimostra la permanenza, nel mito biblico, di elementi provenienti da miti precedenti, come il diluvio universale, già narrato nella mitologia sumera.

Se, poi, si considera che alcuni dei fatti narrati sono stati tramandati oralmente per secoli prima di essere fissati tramite la scrittura, possiamo ben comprendere come mai siano stati alterati e si siano coloriti di elementi divini e miracolosi. Pensiamo, per esempio, all’Esodo. È probabile che le tribù in fuga dall’Egitto abbiano marciato anche di notte, per allontanarsi il più velocemente possibile. Le torce usate per vedere la strada, nei secoli di racconto orale, si sono trasformate nella colonna di fuoco del terribile Dio degli eserciti...

Padre Enrico Proserpio

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