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martedì 6 luglio 2021

I Glamour Boys

 Premessa

Ancora una volta le persone LGBT+ si rivelano i “canarini nella miniera”. L’espressione nasce dall’uso dei minatori di portare nelle gallerie dei canarini in gabbia: avendo essi un apparato respiratorio ben più efficiente di quello umano, se si sprigionano gas velenosi essi muoiono quando gli umani fanno ancora in tempo a mettersi in salvo. Spero che i moderni rivelatori di gas tossici abbiano reso inutile quest’orrore – non si può dire altrettanto della sensibilità politica dell’umano comune.

I link sono quasi tutti dell’autore, le note tra parentesi quadre mie.

glamour boys

Traduzione

Per il mese della storia LGBT+:

Commemorando i ‘Glamour Boys’ – i parlamentari gay che misero in guardia la Gran Bretagna degli anni Trenta dal nazismo

di Daniel Adamson,

Dottorando in Storia, Università di Durham

Negli anni ’20 e ’30, nell’inibita Gran Bretagna, il comportamento omosessuale era illecito, e tale sarebbe rimasto fino al 1967, quando cambiò la legge in Inghilterra e Galles. Anche se la cultura gay era fiorente, era perlopiù sotterranea, e la comunità gay era obbligata a socializzare con una certa qual segretezza per evitare di essere scoperti e di rischiare la prigione.

Intanto Berlino era emersa dagli anni bui che seguirono la Prima Guerra Mondiale come un faro culturale che irraggiava creatività ed intellettualità, che attraeva pionieri nei campi della scienza, della psicologia, dell’arte e della letteratura. La capitale tedesca era inoltre un focolaio di edonismo in cui fiorivano le libertà sessuali e la cultura gay, ed in cui nuove forme eccitanti di musica e danza contribuivano alla febbrile atmosfera.

Visitando più volte questa metropoli liberale in questo periodo, un piccolo gruppo di giovani parlamentari britannici conservatori – tra cui Ronald Cartland, Anthony Muirhead e Robert Bernays – cominciarono ad assistere alla crescente persecuzione di alcuni gruppi in Germania, tra cui gli omosessuali e gli ebrei.

Questo gruppo di parlamentari conservatori fu spregiativamente chiamato i “Glamour Boys” nel 1938 proprio dal loro capo Neville Chamberlain, allora primo ministro. Chamberlain, che nell’autunno del 1938 sarebbe infine diventato l’architetto dell’appeasement, minacciò perfino quel gruppo di deselection [ovvero, di non ricandidarli alle successive elezioni]. La storia dei Glamour Boys mostra un esempio lampante di come l’establishment politico fosse pronto a denigrare pubblicamente i membri del suo stesso partito.

Eppure, ad onta del rischio di mettere in luce la loro stessa omosessualità in un’epoca in cui era illegale, i Glamour Boys espressero le loro preoccupazioni in parlamento per tutti gli anni ’30. L’ascesa del partito nazista al potere nel 1933 marcò la fine della Repubblica di Weimar che aveva assistito all’esplosione culturale di Berlino. Un giro di vite sulla cultura gay in Germania vide l’arresto degli omosessuali, nonché retate di polizia nei bar e nei night popolari...


Raffaele Yona Ladu


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giovedì 11 marzo 2021

Esce "Il Simposio - Quell* come noi"

 Essere o non essere LGBT? Questo è il problema. Nel senso che, oggigiorno, comprendere chi sia “dentro” o “fuori” la comunità arcobaleno non è d’immediata comprensione. Si moltiplica la tanto contestata varietà di termini, inglesi e non: non binary, genderqueer, genderfluid, asessuali, aromantici, intersessuali… 

Il Simposio lgbt Quell* come noi

È anche alquanto naturale che sia così. La comunità LGBT, come mostra la sua bandiera, è un arcobaleno: un insieme di diversi colori. Oltretutto, una volta scoperchiato il vaso della “diversità sessuale”, è stato impossibile richiudere nell’oblio le varie sfumature dell’orientamento erotico-affettivo e dell’identità di genere.

Abbiamo perciò preso spunto (ritoccandolo ad hoc) dal titolo di un recente saggio di due storici del mondo LGBT, Luca Locati Luciani e Andrea Meroni: Quelle come me. La storia di “Splendori e miserie” di Madame Royale (Varazze 2020, PM Edizioni).

Chi sono quell* come noi? 

Sono quell* che hanno trascorso “adolescenze segrete” d’innamoramenti non eteronormativi, spesso perdendosi successivamente di vista. Sono quell* il cui eros può trovarsi censurato sui social, o che hanno bisogno di libri di preghiere appositi per poter esprimere la propria fede in religioni come l’Ebraismo. Sono quell* che, come le donne lesbiche americane, hanno bisogno di creare e sperimentare “il proprio mondo” all’interno di bar e di luoghi d’incontro appositi. 

Il tutto distinguendosi dai frequentatori di altri “ghetti sessuali”, come “incel” e “redpillati”: questo numero dedica un’analisi anche ai loro movimenti.

La novità più significativa, però, è la nostra rubrica di poesia.

Benvenut* fra noi!


Il Simposio - Quell* come noi è disponibile su Amazon nei formati Kindle e cartaceo.

sabato 2 gennaio 2021

Silvia è un anagramma

 

silvia è un anagramma franco buffoni
Silvia, rimembri ancora

Quel tempo della tua vita mortale,

Quando beltà splendea

Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,

E tu, lieta e pensosa, il limitare

Di gioventù salivi?



 

Questi versi di Giacomo Leopardi (Recanati, 1798 - Napoli, 1837) saranno suonati ben familiari a qualsiasi lettore. In essi, il nome di “Silvia” è un anagramma: quello di “salivi”, la parola in chiusura della strofa. Era anche uno pseudonimo, dato che la dedicataria (la figlia del cocchiere di casa Leopardi) si chiamava Teresa. Oltre a ciò, “Silvia” è un modo obliquo per parlare del senso di esclusione dalle gioie della vita (quelle amorose nella fattispecie) cronicamente provato dal giovane Giacomo. Un’esclusione non dovuta tanto all’aspetto fisico, ma probabilmente alla sua omosessualità, come deduce Franco Buffoni.

            Dopo Due pub, tre poeti e un desiderio (Milano 2019, Marcos y Marcos), il poeta biografo torna ad analizzare le vite e gli scritti di altri tre autori. Una volta occupatosi del mondo anglosassone con George Byron, Oscar Wilde e W.H. Auden, Buffoni è tornato idealmente in Italia, per parlare di Giacomo Leopardi, Giovanni Pascoli ed Eugenio Montale. Essi sono l’argomento del saggio Silvia è un anagramma (Milano 2020, Marcos y Marcos).

            Tutti e tre hanno avuto una vita sentimentale e un rapporto col mondo femminile a dir poco peculiare. Però, nessuno degli accademici che hanno trattato della loro vita ha mai osato ipotizzare apertamente che ciò fosse dovuto all’omosessualità. È quello che l’autore chiama “neutro accademico eterosessuale italiano”: ovvero, il dare per supposto che un grande poeta (ove non esplicitamente indicato) sia eterosessuale, considerando questa opzione come “ovvia” e “normale”. Eppure, comprendere se un autore fosse o meno attratto dalle donne getterebbe luce sul significato di buonissima parte della sua opera, perlomeno laddove essa tratta degli affetti e del suo senso di “diversità” rispetto al resto degli uomini. Lungi dall’essere un pettegolezzo biografico, l’eventuale omosessualità di un poeta sarebbe una chiave d’interpretazione cruciale...


Erica Gazzoldi


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domenica 29 novembre 2020

Il Simposio - Anagrammi

 “Silvia è un anagramma”, sostiene Franco Buffoni nel suo omonimo saggio. Si riferisce alla celebre Silvia leopardiana, il cui nome è un anagramma di “salivi”… ma anche un modo per mascherare il vero interesse sentimentale dell’autore. Perché Leopardi amava un uomo… 

il simposio lgbt anagrammi

            Abbiamo così dedicato questo numero ai modi per “dire e non dire”, alle ambiguità che - in ogni epoca - hanno segnato il modo di parlare delle sessualità non eteroconformi. Veri e propri anagrammi, in cui l’ “innominabile” viene scomposto e mascherato, ma mai taciuto del tutto - perché sarebbe impossibile.

            La strategia più nota è quella menzionata dalla dott.ssa Roberta Ribali, quella del “don’t ask, don’t tell”: ovvero, evitare del tutto il coming out, laddove non è richiesto. È la strategia tipica degli ambienti fintamente “corretti”, laddove il sorriso e la tolleranza nascondono la reale disapprovazione.

            Abbiamo poi forme d’intolleranza che possono essere sia interne che esterne alla comunità LGBT: come la panfobia, la diffidenza e la negazione aprioristica verso la pansessualità come orientamento a sé.

            Inaspettatamente fuori dall’eteronormatività risultano essere le personalità di monache ritenute sante e i contenuti di diversi testi ebraici. Spunta persino “santa Federica”… la famosa “mano amica”, utilizzabile per pratiche spirituali non certo gravose.

            Fra le realtà “innominabili” mascherate tramite “anagrammi”, non possiamo dimenticare transessualità e transgenderismo. È vero che la vista di un ftm (uomo nato femmina) suscita meno scandalo della vista di una donna transessuale? E qual è la risposta a chi si ostina a sostenere il binarismo di generi e sessi? È quello che scoprirete risolvendo i nostri anagrammi.


Il Simposio - Anagrammi è acquistabile su Amazon come Kindle o in formato cartaceo.

sabato 10 ottobre 2020

Abbiamo bisogno di rabbini gay

 Introduzione

Il 27 Maggio 2019/22 Iyyar 5779, il rabbino Daniel Landes (che aveva già ordinato delle donne rabbine ortodosse nel 2016) ha ordinato rabbino a Gerusalemme Daniel Atwood, a cui la Yeshivat Chovevei Torah aveva negato l’ordinazione pur dopo avergli fatto quasi completare il corso di studi. Non è stata data una spiegazione (non sarebbe nemmeno consigliabile motivare pubblicamente i dinieghi, perché si rischia di cadere nella diffamazione o nella “lashon ha-ra‘ = lingua malvagia”), ma l’interessato sostiene che sia stata la risposta dell’istituzione al suo coming out come gay, avvenuto quattro anni fa. 

rabbini gay

Rav Daniel Landes ha ritenuto che non ci fosse motivo per negare a Daniel Atwood la “smikhah = imposizione delle mani, ordinazione”, perciò ha ordinato il primo rabbino ortodosso già dichiaratosi gay (rabbini dichiaratisi dopo l’ordinazione ce n’erano già, a cominciare da Steven Greenberg) ed ha difeso la sua scelta con l’articolo We Orthodox Jews desperately need gay rabbis, che ora vi traduco – le traduzioni di parole ed espressioni ebraiche precedute dall’ “=” sono mie, come le parole tra parentesi quadre, salvo questa: [malvagio], che è dell’autore.

 Traduzione

GERUSALEMME (JTA) — Il 27 Maggio [2019], la Jewish Telegraphic Agency ha riferito che avrei ordinato uno studente rabbinico ortodosso e gay a cui fu negata dalla sua “yeshiva = accademia rabbinica” ortodossa la possibilità di ricevere la “smicha = imposizione delle mani, ordinazione”. Il 27 Maggio [2019] così feci, ordinando rav Daniel Atwood in una cerimonia a cui partecipavano oltre 200 persone.

Sono da molto tempo un rabbino ortodosso, e so che la mia decisione susciterà shock ed esasperazione in molti membri della comunità ortodossa.

Ma so anche che la nostra comunità ha un disperato bisogno di rabbini ortodossi gay, e noi stiamo ignorando questa esigenza della comunità a nostro rischio e pericolo.

Levitico 18:22, che afferma che “Non avrai con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna: è cosa abominevole” [Nuova Riveduta – altre traduzioni cristiane] non è stato cassato dalla Torah. Ma questo precetto biblico non ci dà licenza di ignorare o maltrattare il significativo numero di ebrei attentamente osservanti che sono LGBTQ.

Sfortunatamente, spesso è accaduto proprio questo. L’approccio ortodosso contemporaneo a queste persone, con poche rimarchevoli eccezioni, si è dimostrato inutile o perfino pericoloso...


Raffaele Yona Ladu


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giovedì 10 settembre 2020

Bohemian Rhapsody

Freddie Mercury (e non Freddy, cosa che fa arrabbiare tantissimo i suoi fan!) rivive in Bohemian Rapsody, biopic dagli incassi milionari e in grado di suscitare nello spettatore forti emozioni. Brividi, lacrime, commozione - ma anche dissenso. Sì, perché chi conosce bene i Queen non ammette errori: Freddie ha incontrato il suo compagno in un locale gay e non durante un party; Freddie ha scoperto di essere sieropositivo nel 1988 e non prima del Live Aid... 

bohemian rhapsody film

Su Youtube, è possibile trovare innumerevoli video recensioni e, sotto i filmati, fiumi e fiumi di parole. C’è chi ha apprezzato il film, chi non lo considera degno di nota, chi tornerebbe a vederlo altre dieci volte e chi invece ha scoperto Freddie e i Queen grazie alla magia del cinema.

Bohemian Rapsody è un capolavoro?

Il film, nonostante le imprecisioni, trascina e scorre veloce, tra canzoni indimenticabili e scene rese immortali dalla - vera - voce di Mister Mercury...


Luca Foglia Leveque


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giovedì 9 luglio 2020

"Nel terzo tempo": amore e rugby secondo Renzo Pacini

Il rugby, in Italia, è poco conosciuto e seguito a livello mediatico, per via della soverchiante popolarità del calcio. Ma non manca di appassionati che ne conoscono il valore come scuola di vita. Uno di loro è Renzo Pacini, autore del romanzo che andremo a recensire: Nel terzo tempo  (Edizioni del Boccale, 2018). 
nel terzo tempo renzo pacini
            Pacini è nato a Livorno nel 1950. È stato microbiologo per quarant’anni; ama molto la musica e lo sport. Sempre per i tipi delle Edizioni del Boccale, nel 2017, ha pubblicato Tutto inizia dal basso. Così come il secondo romanzo, esso si ispira a reali esperienze di vita, vissute direttamente o indirettamente. Per quanto riguarda il rugby, lo sguardo di Pacini è stato per molti anni quello di genitore di due giocatori.
            Il titolo della nuova opera allude al fatto che una partita di rugby sia abitualmente giocata in due tempi da quaranta minuti ciascuno. Il “terzo tempo” è il momento conviviale alla fine dell’incontro, in cui le squadre avversarie si dimostrano reciproca stima e riconfermano la solidarietà in nome del comune amore per quello sport. Naturalmente, è questa l’occasione in cui emerge maggiormente lo spessore umano dei giocatori e in cui si creano rapporti. L’autore descrive il “terzo tempo” come momento di grande fascino, che racchiude in nuce tutto il significato di questo sport, assai poco individualistico e celebrativo, fatto di sacrifici e collaborazione. La possibilità di godere di un “terzo tempo” è anche un’occasione di riscatto dall’amarezza della sconfitta: un’occasione che la vita non sempre offre.
            Il romanzo narra di una squadra di serie C1, i Lions Amaranto Livorno, presentandoli in trasferta e diretti verso Gubbio. Da quella scena, emergono lentamente i dettagli della vita da rugbisti e i profili dei giocatori, sia nuovi che veterani... 


[Continua]


Erica Gazzoldi



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mercoledì 24 giugno 2020

Due film di argomento yiddish


Vorrei parlarvi di due film di argomento yiddish: “Der Dybbuk” e “Yentl”. Il primo è una storia d’amore tra due uomini sotto mentite spoglie, il secondo mette in discussione i ruoli di genere nella società ebraico-polacca ottocentesca. Sono film godibilissimi che hanno fatto la storia del cinema ebraico, ma conoscere alcuni dettagli della dottrina cabalistica della reincarnazione aiuta a capirli.
“Der Dybbuk” fu realizzato nel 1937 in Polonia, ed è prezioso anche per la colonna sonora, cantata da Gershon Sirota (1874-1943), un famoso cantore morto nell’Olocausto, e di cui si continuano a comprare i dischi e scaricare le incisioni. Il film si può scaricare da https://www.youtube.com/watch?v=tjy7O9sA1TQ, in una versione con il parlato in yiddish ed i sottotitoli in inglese. 
film di argomento yiddish
La fabula sembra molto semplice: due grandi amici, Nisan e Sendler, si promettono di maritare i loro rispettivi figli tra loro, quando li avranno – però Nisan muore in un naufragio dopo aver concepito un figlio di nome Khanan, ma prima di aver avvertito Sendler, il quale ha una figlia di nome Leah, ma scorda la promessa e, diventato un ricco mercante, cerca per la figlia il marito più ricco possibile.
Khanan, ignaro della promessa, diventa uno studioso non solo della Torah ma anche della Qabbalah, di cui vuole imparare a maneggiare i poteri oscuri, e vagando per la Zona di Residenza russa (da cui gli ebrei non potevano uscire senza un permesso speciale), finisce nello “shtetl = villaggio” di Sendler, dove incontra Leah. Se ne innamora, fors’anche ricambiato, ma il suo amore impossibile lo porta alla morte.
La sua anima non si rassegna e diventa un “dibbuk” che entra nel corpo di Leah, possedendola (si dovrebbe dire “aderisce” a lei, in quanto il verbo “dibbeq”, da cui la parola “dibbuk”, vuol dire “aderire”; dal medesimo verbo deriva la parola “devequt”, con un significato molto più positivo, in quanto rappresenta l’“unione mistica” con Dio), ed impedendole di convolare a nozze con il suo sposo (scelto dal padre)...

Raffaele Yona Ladu


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lunedì 9 marzo 2020

I 10 travel blogger LGBT che dovresti seguire su Instagram

Viaggiare può avere diversi significati, cosicché anche il viaggio visto da una prospettiva LGBT può contenere innumerevoli sfumature. Dal dandy al backpacker, dalla diva all’escursionista solitario, qui troverai i 10 profili Instagram che dovresti seguire!

@thegaytraveler 





Giornalista freelance, @thegaytraveler risiede nella capitale degli Stati Uniti, Washington D.C , e ama mettersi in viaggio per le mete più disparate dispensando consigli ai suoi numerosi followers. Raccomandato in particolare a chi ama il buon cibo e la bella vita… con un pizzico di trasgressione!

@thegayhomeless



Zaino in spalla e budget ristretto, @thegayhomeless è continuamente in viaggio cercando di vivere a stretto contatto con la gente del luogo. Dai canali di Amsterdam agli slum delle Filippine, passando per le strade in tumulto di Hong Kong, chi ama l’avventura non se lo può perdere...



Damiano Dario Ghiglino


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giovedì 12 dicembre 2019

Non si può fermare l'estate: intervista con Anton Emilio Krogh



Parlare di estate in questi mesi… Sembrerebbe un paradosso. Eppure, è dovuto, dato che stiamo parlando dell’ultimo romanzo di Anton Emilio Krogh: Non si può fermare l’estate (Mursia, 2018). Avvocato, ma con la passione per la scrittura, aveva già dato alle stampe l’autobiografico  Come me non c’è nessuno (Mursia, 2017). In merito alla sua seconda opera, ci ha rilasciato la seguente intervista. 
anton emilio krogh non si può fermare l'estate

Se posso permettermi: quanto c'è di autobiografico in questo romanzo?  Carlo (che il padre vorrebbe avvocato, ma che ha invece la vocazione alla comunicazione) sembrerebbe somigliare a Lei...

Posso senz’altro dire che, al contrario di Come me non c’è nessuno, il mio romanzo di esordio  autobiografico , il  secondo libro racconta invece  una storia di fantasia.
Questo non esclude che la scrittura possa essere stata contaminata in senso positivo da esperienze ed emozioni personali,  o, comunque, conosciute attraverso terze persone.
Credo infatti che  qualsiasi scrittore trasferisca qualcosa di sé nei propri libri, come probabilmente fanno i registi nei loro film.

Nell'era degli smartphone e dei rapporti "liquidi" (o addirittura "usa e getta"), un'amicizia così reale e così duratura sembrerebbe una rarità... Tu ritieni ancora possibili le relazioni autentiche? Se sì, perché?

Ho sempre coltivato l’amicizia, un sentimento e un valore in cui credo moltissimo, e per questo ho voluto celebrarla in Non si può fermare l’estate. Guardando i giovani e, soprattutto, i giovanissimi di oggi, mi ritengo fortunato per aver vissuto, fino a pochi anni fa, assolutamente libero da dipendenze da smartphone e tablet. Era un mondo in cui ci si conosceva stringendosi la mano e guardandosi negli occhi, un mondo in cui (sia in amicizia che in amore) “rischiavamo” l’incontro  reale, con tutte le sue conseguenze : dall’alchimia più profonda e coinvolgente alla frustrazione del rifiuto o della delusione.
Oggi, l’unico “ rischio” che corriamo è di trovarci soli tra quattro pareti e gli occhi fissi su uno schermo per ore, pieni di amici virtuali e di un’immensa solitudine. Ed è anche di questo che ho voluto raccontare, narrando la lunga estate di tre inseparabili amici che, inevitabilmente, anche a quarant’anni devono fare i conti con questa dipendenza, che ormai non risparmia più nessuno.
L’era digitale ha sottratto moltissimo ai rapporti umani e (ad essere sincero) all’orizzonte non vedo prospettive di “umanizzazione “ troppo confortanti; ma, nonostante tutto,  la mia natura di inguaribile ottimista mi spinge a credere che qualcosa accadrà e comprenderemo quanto abbiamo perso.

Visto che questa è una rivista LGBT, ci parli un po' di Luca: quello che "si veste in modo eccentrico" e "preferisce la compagnia dei ragazzi". Qual è il suo rilievo nella trama? Lo trova rappresentativo del ragazzo gay medio? O stereotipato? O semplicemente... se stesso?


Intervista a cura di Erica Gazzoldi

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mercoledì 11 dicembre 2019

Uccisi dall'omofobia anni '90: American Crime Story



Una recensione personale e appassionata di American Crime Story: L’assassinio di Gianni Versace, pensata per chi l’ha già vista e vuole riflettere su nuove chiavi di lettura, o per chi vuole vederla, ma non ha paura di incappare in alcuni particolari prima della sua visione. 
andrew cunanan assassinio gianni versace

Ho iniziato a seguire Ryan Murphy ancor prima di sapere che lo stavo seguendo: Nip/Tuck ha avuto un ruolo centrale negli anni che hanno preceduto il mio coming out, ma anche la scoperta di me stesso.
Gli anni seguenti, ho potuto apprezzare altre sue opere, come Glee e Pose.
È stato per puro caso che la mia attenzione è andata ad una delle sue opere più recenti: American Crime Story: L’assassinio di Gianni Versace, appartenente ad una serie antologica che, nel suo primo capitolo, ha trattato il caso di O.J. Simpson.

Non è stato solo perché non sono indifferente al fascino di Darren Criss, attore interessante da tanti punti di vista: i lineamenti particolari dovuti alle sue origini filippine e irlandesi (anche se non ama essere definito per questo), il fatto che conosca la lingua italiana (ha studiato ad Arezzo: forse, questo dato ha contribuito a fargli avere questa parte, anche se l’attore aveva già lavorato con Murphy), e, infine, il dato curioso che riguarda la sua vita personale: è un eterosessuale quasi “specializzato” in ruoli di uomini gay.
L’altro motivo per cui questa serie ha richiamato il mio interesse è il fatto che il caso Versace me lo ricordo bene: avevo 13 anni; era l’estate che divideva la mia infanzia dalla mia adolescenza e ingresso al liceo e i media insistevano in modo morboso sull’omosessualità di vittima e carnefice.
A colpirmi non era tanto Versace, quanto il giovane assassino. Per me, erano nuove tante parole: “gigolò di lusso”, “serial killer di omosessuali”. Nonostante le parole della stampa, o forse anche per l’omofobia contenuta in esse, non riuscivo a vedere Cunanan come carnefice. Qualcosa, dentro di me, mi faceva vedere entrambi come vittime di un mondo che non dava loro libertà e legittimità come persone omosessuali, in quegli anni in cui “gay”, nella mia testa, era solo un “campanello” che risuonava e che non sapevo ancora quanto potesse appartenermi.
Poi, però, ho dimenticato questo caso mediatico, anche quando poi sono entrato come attivista nella comunità LGBT...



Nathan


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martedì 3 settembre 2019

Da Urano con orgoglio: la storia di Karl Heinrich Ulrichs


karl heinrich ulrichs
Karl Heinrich Ulrichs

Il 28 giugno di quest’anno, si sono celebrati i 50 anni da quella che è giustamente vista come una delle pietre miliari nella costruzione di un moderno movimento di liberazione LGBTI+. Quell’atto di ribellione da parte di persone trans*, gay, lesbiche, bisessuali contro l’ennesimo controllo di polizia dalle modalità omotransfobiche. In questo caso all’interno dello Stonewall Inn, locale situato nel Greenwich Village di New York. Non fu la prima protesta di questo tipo e non pose nemmeno fine ai raid polizieschi in locali frequentati da persone LGBTI+. Contribuì però sicuramente al risveglio in molte di queste persone di uno spirito ribelle, non più disposto ad aspettare inerme che la società potesse cambiare atteggiamento nei loro confronti, ma intenzionate ad essere loro le artefici di un cambiamento della società stessa. Il lungo cammino di liberazione che avrebbe portato ai Moti dello Stonewall Inn era però iniziato oltre un secolo prima e con modi che oggi potrebbero apparire superati, ma che all’epoca furono altrettanto rivoluzionari. 
Nel corso del XIXesimo secolo, infatti, un numero considerevole di intellettuali, scienziati, medici europei cercò di combattere contro i pregiudizi e le leggi apertamente omotransfobiche in vigore presso la stragrande maggioranza delle nazioni del Vecchio Continente.  
Tra le figure più importanti per la nascita di quello che oggi è indicato come movimento pre-omofilo, ovvero il primo movimento di liberazione delle persone omosessuali (ma aggiungerei anche delle persone trans*, in alcuni casi), ci fu il tedesco Karl Heinrich Ulrichs, nato il 28 agosto del 1825 nel villaggio di Westerfeld, nella Germania nord occidentale, all'epoca facente parte del Regno di Hannover.


Sin da giovanissimo capì di provare attrazione per persone dello stesso sesso e, nel 1839, all'età di quattordici anni, ebbe il suo primo rapporto sessuale con il suo istruttore di equitazione.
Dopo essersi laureato in diritto e teologia all'Università di Göttingen nel 1846, completò i suoi studi in storia all'Università di Berlino. Trovò poi lavoro come consulente legale ufficiale presso la corte distrettuale di Hildesheim, sempre nel Regno di Hannover; ma, nel 1859, venne licenziato proprio a causa della sua omosessualità.
Tre anni dopo, prese coraggio e decise di rivelare il proprio orientamento sessuale alla famiglia e agli amici. Nello stesso periodo, iniziò anche a scrivere, sotto lo pseudonimo di Numa Numantius, i suoi primi cinque saggi, raccolti nel volume Forschungen über das Rätsel der mannmännlichen Liebe (Studi sugli enigmi dell'amore tra uomo ed uomo)... 


Luca Locati Luciani


Prosegue su Il Simposio - Diamanti. Disponibile on line nella versione Kindle o paperback. Chi ne ordinerà una copia cartacea riceverà quella elettronica in omaggio.

mercoledì 28 agosto 2019

L'amore è la nostra resistenza: la trilogia "A-Diamond"



Chi non ha mai sognato, almeno per una volta, di vivere in un mondo perfetto? Di trovare un luogo ove qualsiasi dolore e ingiustizia scompaiano? Nella letteratura, com’è risaputo, questo è possibile senza le delusioni e gli effetti collaterali delle utopie reali. È il motivo che ha animato un giovane autore, noto con lo pseudonimo di S. R. R. Adiamante. È il creatore della trilogia A-Diamond, di cui esamineremo il Libro Primo: L’amore è la nostra resistenza  (luglio 2018, Amazon Kindle Direct Publishing Project). 
a-diamond adiamante

Questo romanzo si apre con la presentazione di un marchio di moda: A-Diamond, appunto. Il suo logo mostra un’elegante “A” sovrapposta a un diamante. La lettera è simbolo di quanto sta in cima, all’inizio di ogni elenco alfabetico; la pietra preziosa rimanda all’eccellenza, ma anche alla passione collezionistica del bellissimo Roberto Adiamante. Lui e il marito Giancarlo si sono creati quel cognome, che hanno trasmesso ai figli Alwin e Gardenia. Così pure si sono creati una vita da favola: una griffa di moda, come abbiamo detto, ma anche uno sport di loro invenzione, l’Acrobatic Ball. Come recita il nome (“palla acrobatica”), è un gioco di squadra in cui il punteggio è deciso dalla destrezza e dalla complessità delle mosse effettuate dai giocatori.


I coniugi Adiamante hanno anche edificato una loro capitale, Adiamanta, riqualificando l’area della loro principale sede aziendale. La loro epopea gronda denaro, naturalmente: è inutile negare l’importanza delle disponibilità finanziarie nel realizzare un’utopia. Nemmeno un sognatore come S. R. R. Adiamante può negarla. Ma, come tutti gli eroi positivi che si rispettino, Roberto e Giancarlo sono partiti dal nulla: dalla povertà e da situazioni famigliari difficili. Dato che un sogno non è mai tale se rimane per pochi, gli Adiamante reinvestono buona parte delle loro cospicue entrate in mecenatismo, in progetti ecologici e umanitari. Hanno anche un loro ambasciatore, il russo Sasha, che si occupa di intervenire in caso di violazione dei diritti umani. Compito rischioso, che gli è spesso costato l’incarcerazione e la tortura. Rivederlo vivo non è mai scontato. Come se non bastasse, l’ambasciatore ha una predilezione per amori tormentati, verso anime spezzate. Sui corpi, da buon pansessuale, non ha spesso da eccepire: ma li preferisce “imperfetti”, lontani da un canone stereotipato di bellezza...

Erica Gazzoldi

Prosegue su Il Simposio - Diamanti. Disponibile on line nella versione Kindle o paperback. Chi ne ordinerà una copia cartacea riceverà quella elettronica in omaggio.



giovedì 6 giugno 2019

La Patata Bollente di Steno compie 40 anni


la patata bollente stenoGandi, ovvero Bernardo Mambelli, è un ex pugile sempre in lotta con la bilancia. Il suo cuore, nobile e generoso, palpita per la boxe e per il sindacato di cui fa parte. Ama il buon cibo e la sua bellissima Maria, addetta alla mensa della fabbrica di vernici in cui lavora come operaio. In casa di Bernardo, abbondano i simboli del comunismo e i ritratti di Stalin. Insomma, il signor Mambelli è un uomo – e comunista – tutto d’un pezzo. Sa sempre farsi valere, non sopporta i soprusi dei dirigenti e, ovviamente, odia i fascisti. 
Una sera, dopo un acceso litigio con la fidanzata e alcuni amici, soccorre Claudio, un ragazzo preso di mira da alcuni militanti di estrema destra. Gandi, con pugni da perfetto boxer, stende i fascisti e si prende cura del giovane malcapitato. Claudio, pieno di lividi e dolorante, trova riparo a casa di Bernardo. Se il ragazzo è stato preso di mira dai fascisti, di sicuro è una brava persona, un compagno...
Bernardo, con stupore, scoprirà che il giovane Claudio appartiene ad un’altra fazione malvista dalla destra: non è comunista, ma omosessuale. Può un operaio di sinistra ospitare un gay senza ritrovarsi nell’imbarazzo di dover dare spiegazioni ad amici, fidanzata e vicinato?...

Luca Foglia Leveque



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lunedì 8 aprile 2019

Mysterious Skin: viaggio nella dimensione del dolore



Il DVD di questo film va tenuto tra le mani come una minuscola astronave aliena, proveniente dal più profondo e oscuro spazio. Il viaggio di Mysterious Skin, con i suoi 100 minuti circa, inizia nell’estate del 1981. Brian Lackey, bimbo timido e insicuro, perde continuamente sangue dal naso. L’ultimo ricordo, prima delle continue emorragie, lo colloca sul campo da baseball, in una giornata piovosa e grigia. La madre, preoccupata, ha già la soluzione in mano: niente più baseball, sport che poco si addice al suo pulcino. Per Brian, testimone dell’apparizione di un disco volante, il sangue che soventemente sgorga dalle sue narici è la conseguenza di un incontro ravvicinato.


mysterious skin dvdNeil McCormick, coetaneo di Brian, è il campione della squadra di baseball: i Panthers. L’allenatore, approfittando della scarsa presenza della madre del piccolo sportivo, donna egocentrica e poco attenta, passa molto tempo con il campioncino... 
Il coach e Neil vanno al cinema, giocano ai videogame, mangiano pizza e cereali per bambini. Quello che potrebbe sembrare un legame quasi paterno, in realtà, nasconde le attenzioni - morbose e squallide - dell’allenatore. L’uomo si approfitta di Neil, della sua ingenuità, lasciando nel cuore del ragazzino un buco pronto ad essere riempito di cinismo e disprezzo per il mondo.
Qualche anno dopo, nel pieno dell’adolescenza, le strade di Brian e Neil stanno per incrociarsi nuovamente. I due vivono a pochi chilometri di distanza, eppure non si sono mai più rivisti.
Brian, divenuto un nerd occhialuto e ossessionato dagli extraterrestri, cercherà ad ogni costo la verità sul suo passato. Perdeva sangue dal naso perché rapito dagli alieni? I suoi ricordi, intrisi di una luce blu e di mani gigantesche che lo accarezzano, sono frutto della fantasia o sono una realtà dalle dita lunghe e adunche?
Neil, giovane uomo che sogna New York, si prostituisce nel parchetto della sua cittadina. Vuole fuggire lontano dal paesino del Kansas dov’è cresciuto, nella speranza di cambiare e forse dimenticare...



Luca Foglia Leveque

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