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martedì 12 maggio 2020

Il Simposio - Non è un Paese per...


Non è un paese per… Per chi? Per cosa? L’interruzione lascia un vuoto che pone domande.
Il titolo di questo numero si ispira visibilmente a uno degli articoli contenuti in esso: Non è un Paese per genderqueer. Ma quel “buco” può essere riempito da altri “indesiderati”, normalmente “tollerati” - quella che già Pasolini definiva come forma di condanna più raffinata.
Comprendere le dinamiche di discriminazione e privilegio, innanzitutto, richiede un lavoro di analisi intersezionale della società, che mostri le interconnessioni fra genere, razza, classe, orientamento sessuale e altri elementi. 
il simposio lgbt non è un paese per

A proposito di orientamento sessuale e di genere, vedremo come due film di argomento yiddish affrontino queste tematiche in un modo che è probabilmente inusuale per chiunque stia leggendo in questo momento.
Attraverso un romanzo, conosceremo una storia di maturazione e scoperta di sé da parte di un uomo gay attraverso il rugby.
La nostra rubrica di cinema e spettacolo ci racconterà invece la storia vera di due donne che si sono amate tra mille rischi, nella Germania nazista.
L’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 ci ha invece portati a pubblicare un articolo su quanto le epidemie accentuino le fragilità sociali e la solitudine che già pesano su alcune persone, come le donne transessuali costrette a prostituirsi.
Un sorriso arriva dalle vignette, sebbene si tratti di un sorriso amaro sugli atteggiamenti machisti e sessisti di certi “microcefali”.
Dal “come devono essere le donne” dettato dai “veri maschi” al “come devono essere gli uomini” secondo coloro che vorrebbero “contrastare la dismisura del desiderio maschile”: ci sarà sempre qualcuno che pretenderà di stabilire il “dover essere” del prossimo?
Concludiamo questa carrellata di “indesiderati” con le immagini di chi è “desiderato” certamente: due fotomodelli, esempi di “equilibri” estetici immortalati in fotografia.

Il Simposio - Non è un Paese per... è disponibile su Amazon nei formati Kindle e cartaceo.

sabato 23 marzo 2019

La seconda piaga dei no gender


Genesi 1:27 (“Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina”) è un brano biblico spesso usato per dimostrare che, nel progetto divino, prima del peccato di Adamo, sessi e generi dovevano essere solo due e che, pertanto, intersessualità, fluidità di genere, transessualità sono conseguenza di quel peccato, demoniache sul piano religioso e patologiche sul piano medico. 
genesi maschio e femmina li creò

Una teologa evangelica, Megan DeFranza, autrice di Sex Difference in Christian Theology: Male, Female, and Intersex in the Image of God, e che creato il sito https://www.intersexandfaith.org/ con Lianne Simon, intersessuale, ha confutato elegantemente tale lettura.

Leggiamo Genesi 1:20-23 (le traduzioni sono della Nuova Riveduta):

20 Poi Dio disse: «Producano le acque in abbondanza esseri viventi, e volino degli uccelli sopra la terra per l'ampia distesa del cielo».
21 Dio creò i grandi animali acquatici e tutti gli esseri viventi che si muovono, e che le acque produssero in abbondanza secondo la loro specie, e ogni volatile secondo la sua specie. Dio vide che questo era buono.
22 Dio li benedisse dicendo: «Crescete, moltiplicatevi e riempite le acque dei mari, e si moltiplichino gli uccelli sulla terra».
23 Fu sera, poi fu mattina: quinto giorno.



Genesi 1:24-31:

24 Poi Dio disse: «Produca la terra animali viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici della terra, secondo la loro specie». E così fu.
25 Dio fece gli animali selvatici della terra secondo le loro specie, il bestiame secondo le sue specie e tutti i rettili della terra secondo le loro specie. Dio vide che questo era buono.
26 Poi Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbiano dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».
27 Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina.
28 Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra».
29 Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che fa seme sulla superficie di tutta la terra, e ogni albero fruttifero che fa seme; questo vi servirà di nutrimento.
30 A ogni animale della terra, a ogni uccello del cielo e a tutto ciò che si muove sulla terra e ha in sé un soffio di vita, io do ogni erba verde per nutrimento». E così fu.
31 Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono. Fu sera, poi fu mattina: sesto giorno.

Ora, facciamoci questa domandina: quando ha creato Dio le rane?
Esse sono animali anfibi, che vivono la loro vita larvale in acqua e quasi tutta quella adulta sulla terra. Secondo i versetti citati, se noi le consideriamo animali acquatici, sono state create il quinto giorno; se le consideriamo animali terrestri, il sesto giorno.
La Bibbia, da sola, non ci fa uscire dall’aporia, non ci dà la risposta. E questo non perché l’autore biblico ignorasse le rane: sono la seconda piaga d’Egitto (Esodo 8:1-14; Salmi 78:45 e 105:30).
Dobbiamo accusare l’autore biblico di negligenza? Non mi pare il caso. Più probabile è che egli non intendesse creare una tassonomia esaustiva dei viventi. Poiché le rane ci sono sì in Terra d’Israele/Palestina, ma non è facile trovarle (oggi meno di un tempo, perché gli inglesi prima e gli israeliani poi hanno bonificato diverse paludi, per eradicare la malaria ed avere nuove terre da coltivare), avrà pensato che si potessero trascurare nella sua classificazione delle creature di Dio. Sarebbe stato più grave trascurare le creature più familiari ai suoi lettori.
Lo stesso ragionamento si può applicare a Genesi 1:27. Megan DeFranza parla nel suo blog di “dimorfismo non-stretto”, in cui si citano i generi più comuni, maschile e femminile, ma non si intende negare l’esistenza o la dignità di chi esce da questa dicotomia. Il fatto che sia biblicamente impossibile stabilire se le rane siano state create il quinto o il sesto giorno non le rende animali inesistenti o demoniaci...

Raffaele Yona Ladu

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mercoledì 13 giugno 2018

"Hoc est corpus meum" di Erica Gazzoldi


Angelo alzò gli occhi, stillanti di sonno, verso lo specchio reclinabile che guardava il suo letto. Tra i colori attorcigliati di un patchwork e il bianco incerto delle lenzuola, gli rispose un’esile ed alta figura in pigiama grigio. 
pietro perugino san sebastiano ermitage
Pietro Perugino, San Sebastiano (1493-94 circa)
Onde arruffate di capelli castani rampicavano sulle spalle e sulla nuca. Gli piaceva tener sciolti i capelli anche sul cuscino. Le guance ceree e affusolate erano velate da un’anima rosa - la stanza era calda e riusciva a dargli un po’ di colore in viso. Gli occhi che lo guardavano erano marroni e perplessi. Altre volte, li aveva trovati languidi. Da ragazza o da bambina, gli veniva da pensare. Si era ripetuto tante volte che “non doveva badare a quegli stupidi luoghi comuni”. Ma non riusciva a liberarsi da un imbarazzo: che quel suo corpo flessuoso, carezzevole e candido dovesse dirsi “di maschio”. Alle soglie del quarto di secolo, quasi non gli cresceva un pelo di barba.
Sceglieva spesso amicizie transgender, quasi per cercare comprensione o conferme. Ma non era detto che riuscisse a riceverne. No, non avrebbe voluto essere un bruto tozzo e peloso. Ma anche all’idea di transizionare, di essere donna, sentiva che non sarebbe stata quella la sua strada.
Amava le ragazze, sia come partner che come modello estetico. Ma non sopportava le contorsioni psicologiche e le fatuità di molte sue coetanee. Coi ragazzi, poi, doveva stare attento. Ci voleva poco a sentirsi dare della “checca” o della “femminuccia”. Naturalmente, non glielo dicevano in faccia. Ma battute e mezze voci, dopo giri tortuosi, arrivavano anche a lui. Gli unici che gli avessero dimostrato un’incrollabile amicizia erano soggetti “insospettabili”: metallari virilissimi, o persone in odore di estremismo politico. Della prima categoria, faceva parte Maurizio. Criniera leonina di capelli mori, barba altrettanto mora e occhi accesi come carboni. Quando non indossava magliette dei suoi gruppi preferiti, optava per camicie scure: perennemente semiaperte (tempo permettendo), a rivelare la vivace peluria sul suo petto olivastro. Da esso, usciva una voce potente e ringhiosa, quando cantava - ma burberamente carezzevole verso gli affetti. Come Angelo.
«Stammi bene, piccolo!» lo salutava sempre, con una misurata pacca sulla spalla e un breve abbraccio. Angelo, per quell’istante, si beava: del calore di Maurizio, del suo cuore sano, della sua figura alta e robusta...

Erica Gazzoldi

Continua su: Il Simposio - Linee che s'intersecano. Disponibile nelle versioni Kindle e paperback.