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giovedì 9 luglio 2020

"Nel terzo tempo": amore e rugby secondo Renzo Pacini

Il rugby, in Italia, è poco conosciuto e seguito a livello mediatico, per via della soverchiante popolarità del calcio. Ma non manca di appassionati che ne conoscono il valore come scuola di vita. Uno di loro è Renzo Pacini, autore del romanzo che andremo a recensire: Nel terzo tempo  (Edizioni del Boccale, 2018). 
nel terzo tempo renzo pacini
            Pacini è nato a Livorno nel 1950. È stato microbiologo per quarant’anni; ama molto la musica e lo sport. Sempre per i tipi delle Edizioni del Boccale, nel 2017, ha pubblicato Tutto inizia dal basso. Così come il secondo romanzo, esso si ispira a reali esperienze di vita, vissute direttamente o indirettamente. Per quanto riguarda il rugby, lo sguardo di Pacini è stato per molti anni quello di genitore di due giocatori.
            Il titolo della nuova opera allude al fatto che una partita di rugby sia abitualmente giocata in due tempi da quaranta minuti ciascuno. Il “terzo tempo” è il momento conviviale alla fine dell’incontro, in cui le squadre avversarie si dimostrano reciproca stima e riconfermano la solidarietà in nome del comune amore per quello sport. Naturalmente, è questa l’occasione in cui emerge maggiormente lo spessore umano dei giocatori e in cui si creano rapporti. L’autore descrive il “terzo tempo” come momento di grande fascino, che racchiude in nuce tutto il significato di questo sport, assai poco individualistico e celebrativo, fatto di sacrifici e collaborazione. La possibilità di godere di un “terzo tempo” è anche un’occasione di riscatto dall’amarezza della sconfitta: un’occasione che la vita non sempre offre.
            Il romanzo narra di una squadra di serie C1, i Lions Amaranto Livorno, presentandoli in trasferta e diretti verso Gubbio. Da quella scena, emergono lentamente i dettagli della vita da rugbisti e i profili dei giocatori, sia nuovi che veterani... 


[Continua]


Erica Gazzoldi



 Il Simposio - Non è un Paese per... è disponibile su Amazon nei formati Kindle e cartaceo.

giovedì 12 dicembre 2019

Non si può fermare l'estate: intervista con Anton Emilio Krogh



Parlare di estate in questi mesi… Sembrerebbe un paradosso. Eppure, è dovuto, dato che stiamo parlando dell’ultimo romanzo di Anton Emilio Krogh: Non si può fermare l’estate (Mursia, 2018). Avvocato, ma con la passione per la scrittura, aveva già dato alle stampe l’autobiografico  Come me non c’è nessuno (Mursia, 2017). In merito alla sua seconda opera, ci ha rilasciato la seguente intervista. 
anton emilio krogh non si può fermare l'estate

Se posso permettermi: quanto c'è di autobiografico in questo romanzo?  Carlo (che il padre vorrebbe avvocato, ma che ha invece la vocazione alla comunicazione) sembrerebbe somigliare a Lei...

Posso senz’altro dire che, al contrario di Come me non c’è nessuno, il mio romanzo di esordio  autobiografico , il  secondo libro racconta invece  una storia di fantasia.
Questo non esclude che la scrittura possa essere stata contaminata in senso positivo da esperienze ed emozioni personali,  o, comunque, conosciute attraverso terze persone.
Credo infatti che  qualsiasi scrittore trasferisca qualcosa di sé nei propri libri, come probabilmente fanno i registi nei loro film.

Nell'era degli smartphone e dei rapporti "liquidi" (o addirittura "usa e getta"), un'amicizia così reale e così duratura sembrerebbe una rarità... Tu ritieni ancora possibili le relazioni autentiche? Se sì, perché?

Ho sempre coltivato l’amicizia, un sentimento e un valore in cui credo moltissimo, e per questo ho voluto celebrarla in Non si può fermare l’estate. Guardando i giovani e, soprattutto, i giovanissimi di oggi, mi ritengo fortunato per aver vissuto, fino a pochi anni fa, assolutamente libero da dipendenze da smartphone e tablet. Era un mondo in cui ci si conosceva stringendosi la mano e guardandosi negli occhi, un mondo in cui (sia in amicizia che in amore) “rischiavamo” l’incontro  reale, con tutte le sue conseguenze : dall’alchimia più profonda e coinvolgente alla frustrazione del rifiuto o della delusione.
Oggi, l’unico “ rischio” che corriamo è di trovarci soli tra quattro pareti e gli occhi fissi su uno schermo per ore, pieni di amici virtuali e di un’immensa solitudine. Ed è anche di questo che ho voluto raccontare, narrando la lunga estate di tre inseparabili amici che, inevitabilmente, anche a quarant’anni devono fare i conti con questa dipendenza, che ormai non risparmia più nessuno.
L’era digitale ha sottratto moltissimo ai rapporti umani e (ad essere sincero) all’orizzonte non vedo prospettive di “umanizzazione “ troppo confortanti; ma, nonostante tutto,  la mia natura di inguaribile ottimista mi spinge a credere che qualcosa accadrà e comprenderemo quanto abbiamo perso.

Visto che questa è una rivista LGBT, ci parli un po' di Luca: quello che "si veste in modo eccentrico" e "preferisce la compagnia dei ragazzi". Qual è il suo rilievo nella trama? Lo trova rappresentativo del ragazzo gay medio? O stereotipato? O semplicemente... se stesso?


Intervista a cura di Erica Gazzoldi

Continua su Il Simposio - Il coraggio di essere. Disponibile su Amazon nei formati Kindle e paperback. 


venerdì 3 agosto 2018

"Addio, Corry" di Nathan e Chiara Persico


Ho conosciuto Corry anni fa: aveva scritto alla mail della presidenza, perché voleva incontrarci e tesserarsi al Milk. Quando mi disse che era convinto che fossi un uomo biologico, anche se sapevo che forse non era vero, ne rimasi piacevolmente colpito.
Con Corry, per anni, abbiamo condiviso i momenti di confidenza all'interno del Gruppo AMA Relazioni Affettive. Ricordo il giorno che ci informò del cancro: eravamo stupiti di come reagisse in modo energico, gioviale. 
corry scifo milk milano
Corry Scifo

La sua presenza ai gruppi colorava la nostra vita: se Corry aveva tutta questa forza d'animo, come potevamo abbatterci per le nostre peripezie di poco conto, che (trascorso un anno) non avremmo neanche ricordato?
Corry ha sconfitto il cancro e si è aperto alla vita. Mi ricordo quando mi raccontò delle discriminazioni che subì, dopo il suo coming out come ragazzo T, da parte della sua insegnante di ballo e come, invece, ancor prima del coming out, la personal trainer in palestra gli disse: "Con questi esercizi, diventerai bellissima...o forse devo dire bellissimo?" C'era tanto stupore in Corry, tanta gioia: era come se tutto ciò che gli accadesse, per lui, fosse una sorpresa, un momento di gioia.
Ricordo la cena con lui, Sabrina, Martina ed Enrico nel ristorante "A' Putìa" di Loreto. Ricordo quando gli passai il contatto del mio vecchio insegnante di chitarra e ricordo quella volta che dovevamo vederci a casa mia ma mi bidonò, e anche quella sua insistenza ad offrire, quando andavamo al Lecco Milano.
A volte, vorrei tornare indietro e recuperare quell'incontro qui a casa mia, ridere, scherzare, magari suonare, farmi sorprendere dal suo modo di sorprendersi ed emozionarsi per le piccole cose.
Purtroppo, ho saputo della ricaduta troppo tardi e quel caffè da me non ce lo siamo più fatti. Mi sento in colpa, per non aver capito quanto stesse peggiorando e quanto in fretta.
Al Milk, oggi Circolo Rizzo Lari, io, Leonardo e Marco abbiamo cercato di ricordarlo. Corry era una bella persona, una persona speciale, il vero traino del gruppo relazioni affettive, e a suo modo, anche senza bandieroni, Corry è stato attivista più di tutti noi.
Corry ha realizzato il suo sogno: sposarsi in abiti maschili con la sua compagna storica, in ospedale; ma, poche ore dopo, si è addormentato per sempre...

Le commemorazioni al completo sono pubblicate su Il Simposio - L'essenziale è invisibile agli occhi. Disponibile come Kindle e come cartaceo. Chi acquista la versione cartacea può ricevere quella Kindle in omaggio.



mercoledì 13 giugno 2018

"Hoc est corpus meum" di Erica Gazzoldi


Angelo alzò gli occhi, stillanti di sonno, verso lo specchio reclinabile che guardava il suo letto. Tra i colori attorcigliati di un patchwork e il bianco incerto delle lenzuola, gli rispose un’esile ed alta figura in pigiama grigio. 
pietro perugino san sebastiano ermitage
Pietro Perugino, San Sebastiano (1493-94 circa)
Onde arruffate di capelli castani rampicavano sulle spalle e sulla nuca. Gli piaceva tener sciolti i capelli anche sul cuscino. Le guance ceree e affusolate erano velate da un’anima rosa - la stanza era calda e riusciva a dargli un po’ di colore in viso. Gli occhi che lo guardavano erano marroni e perplessi. Altre volte, li aveva trovati languidi. Da ragazza o da bambina, gli veniva da pensare. Si era ripetuto tante volte che “non doveva badare a quegli stupidi luoghi comuni”. Ma non riusciva a liberarsi da un imbarazzo: che quel suo corpo flessuoso, carezzevole e candido dovesse dirsi “di maschio”. Alle soglie del quarto di secolo, quasi non gli cresceva un pelo di barba.
Sceglieva spesso amicizie transgender, quasi per cercare comprensione o conferme. Ma non era detto che riuscisse a riceverne. No, non avrebbe voluto essere un bruto tozzo e peloso. Ma anche all’idea di transizionare, di essere donna, sentiva che non sarebbe stata quella la sua strada.
Amava le ragazze, sia come partner che come modello estetico. Ma non sopportava le contorsioni psicologiche e le fatuità di molte sue coetanee. Coi ragazzi, poi, doveva stare attento. Ci voleva poco a sentirsi dare della “checca” o della “femminuccia”. Naturalmente, non glielo dicevano in faccia. Ma battute e mezze voci, dopo giri tortuosi, arrivavano anche a lui. Gli unici che gli avessero dimostrato un’incrollabile amicizia erano soggetti “insospettabili”: metallari virilissimi, o persone in odore di estremismo politico. Della prima categoria, faceva parte Maurizio. Criniera leonina di capelli mori, barba altrettanto mora e occhi accesi come carboni. Quando non indossava magliette dei suoi gruppi preferiti, optava per camicie scure: perennemente semiaperte (tempo permettendo), a rivelare la vivace peluria sul suo petto olivastro. Da esso, usciva una voce potente e ringhiosa, quando cantava - ma burberamente carezzevole verso gli affetti. Come Angelo.
«Stammi bene, piccolo!» lo salutava sempre, con una misurata pacca sulla spalla e un breve abbraccio. Angelo, per quell’istante, si beava: del calore di Maurizio, del suo cuore sano, della sua figura alta e robusta...

Erica Gazzoldi

Continua su: Il Simposio - Linee che s'intersecano. Disponibile nelle versioni Kindle e paperback.