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giovedì 2 aprile 2020

Interazione tra andrologo e psicosessuologo medico nell’ambito delle disfunzioni sessuali


Negli anni ’70, nella nostra società è apparso prorompente il bisogno, da parte di uomini e donne, di ripensare alla propria identità. Si è aperta a quell’epoca tutta una serie di feconde riflessioni psicologiche, antropologiche e sociologiche sulla sessualità, sulla consapevolezza del corpo e sulla gestione della salute, intesa in un’accezione ampia e con una visione unitaria psicofisica dell’essere umano. Il maschio, in particolare, ha sentito la necessità di ridefinire se stesso e la propria virilità, e quindi di avere cura di sé, del suo corpo e del suo benessere. 
andrologia e psicosessuologia
Così è nata l’Andrologia, la scienza medica che studia approfonditamente le patologie dell’apparato riproduttivo maschile, componente centrale della virilità, e che si propone anche di integrare quest’ultima nell’arco della vita sessuale e relazionale dell’uomo. In particolare, affronta temi che toccano nel vivo l’intimità del maschio, quali l’infertilità e le disfunzioni sessuali (ad esempio, la disfunzione erettile, l’eiaculazione precoce e il desiderio sessuale ipoattivo) Negli ultimi anni questa disciplina si è definita e sviluppata ed oggi dispone di sofisticate indagini diagnostiche, farmaci specifici e terapie psicosessuologiche in grado di prevenire, diagnosticare e curare le patologie e i disagi ad essa correlati. Il disturbo fisico dev’essere inquadrato in una visione globale dell’individuo che tenga necessariamente conto del suo orientamento sessuale e di tutti i fattori psicologici, relazionali e sociali che lo riguardano. Il campo coperto dall’Andrologia è pertanto molto vasto e affine a molti altri settori della medicina e della psicologia, che lo specialista deve conoscere a fondo per poter affrontare correttamente tutte le problematiche che possono presentarsi...


Dott.ssa Roberta Ribali

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mercoledì 25 dicembre 2019

La (mia) perizia psichiatrica per le persone transgender



Premetto che avevo partecipato, all’epoca, alla stesura della Legge 164/82: erano tempi in cui il paternalismo ancora si manifestava con una certa evidenza (come , ad es., nei confronti delle donne che volevano abortire). Per quanto riguardava le persone transgender, si tendeva a voler  delegare l’ultima parola sulle loro decisioni a Giudici e Medici competenti.
Questa impostazione non mi piaceva e, nelle mie relazioni peritali, oggi come allora, ritengo che sia necessario valutare le capacità decisionali di una persona transgender  e di lasciare solo a questa  piena libertà di decidere. 
perizia psichiatrica transgender
Ho  scritto perizie da allora e ho seguito l’evoluzione sia del costume sociale che del pensiero giuridico.   Una volta, si parlava di capacità di intendere e di volere; oggi si preferisce  invece  parlare di capacità decisionali. 
Nel caso di persone maggiorenni, ben  informate e  in grado di decidere autonomamente, ritengo che spetti a loro e solo a loro scegliere la strada su cui desiderano proseguire la propria esistenza.
È chiaro che è forse la decisione più importante di una vita, che necessita di informazioni esaurienti, dettagliate, scientificamente valide. Tali informazioni saranno valutate approfonditamente dal Soggetto e l’esaminatore potrà aiutarlo a raccogliere tutti i dettagli e a verificare che tutto sia stato considerato.
Poi, da una posizione di totale neutralità, si lascerà la decisione finale  al Soggetto.
Per quanto riguarda la presenza o l’assenza di manifestazioni psicopatologiche tali da poter inficiare tale decisione, il discorso è altrettanto complesso.
Alcune psicopatologie gravi possono pesantemente interferire con una decisione di transizione: situazioni deliranti complicate, più o meno manifeste, possono determinare confusione, ambivalenza, percorsi  contraddittori, azioni incongrue e dannose.
Certamente, nella maggioranza dei casi che capitano sotto la mia osservazione, non si manifestano psicopatologie gravi: non si considerano tali le manifestazioni nevrotiche di disagio, disforia e ansia, ma devono essere invece portati alla luce i sintomi psicotici che interferiscono strutturalmente con la possibilità di una decisione ragionata...

Dott.ssa Roberta Ribali



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domenica 23 dicembre 2018

"...Siamo tutti transgender!" di Roberta Ribali


“Tutto ciò che può essere detto si può dire chiaramente…” L. Wittgenstein

Tutto è cominciato in seduta, da una frase di un paziente che diceva: «… perché vede, dottoressa, noi transessuali…»  (e, poi, poche parole su una situazione che non ricordo). È stata l’espressione “noi transessuali” a suonarmi stonata, come lo stridere della lama di un coltello sulla porcellana.
Tutto lì…. 
fluidità di genere
Prima di tutto, ho provato la sensazione di essere esclusa immotivatamente e ingiustamente da qualcosa di umano. Come quando mi si dice, ad esempio: «Noi ebrei siamo perseguitati. Noi neri siamo discriminati». Io mi irrito: anch’io, anche noi tutti umani possiamo essere e siamo perseguitati. Anche noi donne siamo perseguitate. Anche noi psichiatri siamo oggetto di pregiudizio. Anche noi automobilisti, noi vegetariani, noi che siamo della riva sinistra del Po, noi mancini, noi epilettici, noi ecc. ecc. possiamo essere diversi, discriminati, in negativo o in
positivo … (Magari anch’io sono un po’ ebrea… Una trisavola vivace di origine
mitteleuropea, chissà. E poi, da piccola ho avuto un febbrone e le convulsioni…un po’ epilettica sono stata anch’io. Vegetariana lo sono diventata, ecc. ecc., appunto).
Noi, noi, noi: e voi. Contrapposti, diversi appunto per quanto riguarda una peculiare caratteristica che “noi” abbiamo e “voi” no.
Si tende comunque a fare parecchia confusione: alcune caratteristiche – poche- sono
effettivamente esclusivo appannaggio di alcuni; ma, spesso, si preferisce, più o meno consapevolmente, creare insiemi artificiosi e falsi. Questo allo scopo di scorporare da noi stessi qualche cosa che faticheremmo a riconoscerci addosso: meglio proiettarlo sull’altro, creando categorie fittizie e spurie, anche se non sempre facilmente identificate o smascherabili. Su tali categorie, si fabbricano “film personali” a valanga, in apparenza logici, ma, in realtà, solo immaginifici, in quanto spesso basati su punti di partenza campati in aria.
Torniamo al “noi transessuali”.
Si studia che l’identità sessuale di un essere umano si forma precocemente. Il piccolo essere umano, appena nato, si ritrova già con un’appartenenza sessuale attribuita sulla base di un’ispezione agli organi genitali esterni: per l’adulto che decide, all’interno di un sistema linguistico adeguato e binario, i giochi sono fatti...

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sabato 22 dicembre 2018

"Maschi selvatici e donne sottomesse" di Enrico Proserpio

Mi ero riproposto di comprare e leggere il libro Sposati e sii sottomessa di Costanza Miriano, per poter adeguatamente conoscere le idee di questi integralisti che imperversano con le loro accuse di complotto contro le famigerate “lobby gay”. Mentre navigavo sul web, però, ho letto uno status della Miriano, ripubblicato da qualche mio contatto acebook, nel quale l'autrice diceva di essere impegnata nella lettura del libro Il maschio selvatico 2 di Claudio Risé. Ho acquistato quindi anche questo libro, per avere un quadro più completo.

Il maschio selvatico 2

Cominciamo dunque con il libro di Claudio Risé, psicologo e professore universitario, specializzato negli studi sul “maschile”. Il libro in questione fu scritto e pubblicato già nel 1993. La versione attuale è quella rivista, aggiornata e ampliata, motivo per cui nel titolo compare il numero “2”.


costanza miriano claudio risé


Il maschio selvatico è l'archetipo dell'uomo, la sua natura intima, naturale, l'incontro con la quale è necessario per una crescita equilibrata e sana dell'individuo di genere maschile. Questo confronto però è problematico, soprattutto perché la nostra società tende a reprimere l'aspetto selvatico, sia per pregiudizio, che per interesse da parte del potere nel nascondere ciò che renderebbe libero l'uomo. Secondo Risé la società, strutturata e basata sul potere di pochi, ha necessità di reprimere la natura selvatica del maschio per assoggettarlo alla volontà di chi governa. Il maschio selvatico è infatti bastante a se stesso, non richiede conferme e non accetta un'autorità che lo limiti. Per questo, la cultura tende a trattare negativamente gli istinti e le emozioni, per imporre uno schema artefatto e funzionale al sistema stesso. Nel nostro mondo consumista, siamo portati dalla propaganda sociale e dalla pubblicità a credere che tutto ciò che ci serve per essere felici sia avere beni da consumare. Per questo, il sistema economico cerca di cambiare l'uomo, di imporre un mutamento antropologico utile agli scopi delle grandi aziende e della politica. Ciò si contrappone, nella psiche degli uomini, alle necessità radicali e naturali dell'uomo, che il sistema cerca di sostituire con i beni materiali e i consumi. Tale sostituzione è però insufficiente e non funziona. Così il maschio rimane insoddisfatto, precipitando in un meccanismo di sempre maggior desiderio di beni materiali o in uno stato di depressione... 

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venerdì 21 dicembre 2018

"La pedofilia non è orientamento sessuale" di Raffaele Yona Ladu

Di tanto in tanto, vedo tornare alla carica su Facebook due tipi di persone. Il primo è quello che vorrebbe inserire la pedofilia tra le minoranze sessuali che si tutelano a vicenda, unendosi nella sigla LGBTQIA+. Il secondo è quello di chi non aspetta altro per ripetere che omosessualità e pedofilia sono strettamente legate e che legalizzare la prima porterà necessariamente a legalizzare anche la seconda. 
pedofilia orientamento sessuale

Mi sono già occupato del problema, sia nel mio blog personale che nel blog di Lieviti, e provo a riassumere ed approfondire quello che scrissi.
Innanzitutto, le ambiguità che ci sono state in passato nel movimento LGBTQIA+ nei confronti della pedofilia ci sono costate assai care; ognuno di noi è iscritto ad un’associazione LGBTQIA+ (chi non lo è ancora è pregato di farlo, in nome della liberazione sessuale anche delle persone etero cis e binarie), e la federazione mondiale di queste associazioni è l’ILGA (non ha voluto cambiare la sigla, ma ora si autodefinisce: International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association = Associazione Internazionale Lesbica, Gay, Bisessuale, Trans ed Intersex).
All’ILGA sono iscritte oltre 1.200 associazioni in 132 paesi – anche Lieviti. La quota annuale per le associazioni italiane (i paesi più poveri godono di uno sconto) è di 150,00 Euro – che permettono di avere una prospettiva internazionale e partecipare a numerose occasioni di formazione.
L’ILGA è un’ONG fondata nel 1978; nel 1993, era stata ammessa all’ECOSOC (United Nations Economic and Social Council = Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite), come membro consultivo, sotto il coordinamento della Divisione ONG del Dipartimento Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite – i membri consultivi attualmente (2016) sono 5.083.
Ma, nel 1994, l’omofobo americano Jesse Helms approfittò del fatto che all’ILGA erano iscritti la NAMBLA e due gruppi di pedofili per farla sospendere dall’ECOSOC. L’ILGA sostiene, in questa pagina del suo sito, che ha sempre combattuto lo sfruttamento sessuale di chiunque da parte di chiunque e non si era accorta di chi si era portata in casa; in ogni caso, già nel 1990 l’ILGA aveva dichiarato che i bimbi hanno il diritto di essere protetti dallo sfruttamento e dall’abuso sessuale, e dal coinvolgimento nella prostituzione e nella pornografia...

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giovedì 27 settembre 2018

"Psiche e sessualità nelle persone transgender giovani e giovanissime: un approccio medico" di Roberta Ribali


Milano, 2018

Nella nostra cultura scientifica, allo stato dell’arte di oggi, il binarismo  di genere maschio-femmina  appare concettualmente  da  accantonare, per lasciare posto a un approccio gender-fluid più corrispondente alla realtà che tutti noi, che ci confrontiamo da anni con queste tematiche, ritroviamo nella fenomenologia complessa dei nostri pazienti - e, forse, anche di noi stessi.  I termini “transgender” e “transessuale” rispecchiano ancora un certo binarismo, che sarebbe meglio accantonare, per essere pronti ad accogliere adeguatamente tutte le infinite sfumature e le sfide epistemologiche  che la realtà di fatto ci presenta oggi. 
dr. roberta ribali psicoterapeuta
Dr. Roberta Ribali

Per quanto riguarda l’identità di genere, attualmente possiamo usare i termini “disforia di genere “ e “varianza di genere” per denominare due situazioni che hanno in comune una discrepanza fra il genere cui il Soggetto sente di appartenere e il genere cui “dovrebbe” appartenere, secondo i criteri dettati dalle nostre regole sociali, strutturate e stratificate storicamente e culturalmente .
 Diverso è il vissuto individuale: “disforia” indica un malfunzionamento, una sofferenza di cui il soggetto è portatore, a causa del suo sentire, mentre gender variant è il caso in cui tale discrepanza è vissuta individualmente - e soprattutto socialmente - senza evidenti disagi, come una varianza statistica.

Nemmeno il sesso biologico è binario. Esistono infinite sindromi complicate, con realtà cromosomiche  eterogenee che danno luogo a realtà di vita individuali polimorfe e fluide, che vanno sotto la denominazione  generica di intersessualità: è recente il caso di quella bimba nata XY, con vagina e  sindrome di Morris, che all’età di due anni è stata operata da solerti chirurghi che l’hanno mutilata dei suoi organi sessuali femminili per ricreare (non so come) un maschietto, che avrà sicuramente una vita molto, molto difficile…. Ma non è questo il nostro tema, anche se i criteri che noi medici siamo chiamati a proporre e seguire sono sostanzialmente simili. Rispettare lo sviluppo della personalità del bambino, senza costringerlo, con interventi autoritari o peggio con pasticci medico-chirurgici, a osservare le norme che noi adulti gli imponiamo, scegliendo per lui/lei, al  suo posto, per soddisfare nostre esigenze, che non sono necessariamente quelle volute dal soggetto che deve crescere nel rispetto di quello che si sente realmente...

Dr. Roberta Ribali- Neuropsichiatra e Psicoterapeuta-
CTU del Tribunale di Milano per le tematiche di Identità di Genere

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martedì 13 febbraio 2018

"Sempre più prove di un legame tra GD ed ASD" di Raffaele Yona Ladu

Nell’ultimo decennio, sono state raccolte sempre più prove di una superiore prevalenza di Disturbo dello Spettro Autistico (ASD) e di tratti autistici tra i bambini e gli adulti con disforia di genere, ovvero incongruenza tra il genere che una persona esperisce o esprime e quello assegnatole alla nascita. L’ASD è caratterizzato da difficoltà nell’interazione sociale e nella comunicazione, nonché da strutture di comportamento ristrette e ripetitive. Si stima che circa l’1-2% della popolazione rientri nei criteri diagnostici per l’ASD, gli uomini circa due volte più delle donne.
Il legame potenziale tra l’ASD e la Disforia di Genere era stato notato dai ricercatori già nel 1981, quando notarono che circa il 10% di trenta bambini con diagnosi clinica di autismo aveva problemi a rispondere ad una domanda sull’identità di genere (“Sei un bambino od una bambina?”), a cui meno dell’1% dei loro coetanei neurotipici faticherebbe a rispondere. 
autismo e disforia di genere

Sono seguite diverse vignette cliniche che descrivevano casi individuali di persone che presentavano sia disforia di genere che tratti dello spettro autistico, ma solo negli anni dal 2010 in poi è iniziata una ricerca più sistematica sull’argomento. Da allora, almeno nove studi su più grande scala sono stati pubblicati nella letteratura medica e psicologica, svolti in diversi paesi occidentali (USA, Regno Unito, Canada, Finlandia, Olanda), con soggetti di diverse età (bambini, adolescenti ed adulti), e tecniche di misurazione dell’ASD (scale di autodescrizione, misure riferite dai genitori, diagnosi stabilite da clinici).
In tutti questi studi, praticamente senza eccezione, la prevalenza di ASD o tratti autistici va dal 5% al 54% tra le persone con disforia di genere, risulta significativamente superiore a quella nella popolazione generale. (I singoli studi ed i loro risultati sono brevemente riassunti, in ordine cronologico, al termine dell’articolo).
Si sono proposte diverse ipotesi distinte per spiegare l’accresciuta correlazione tra identità di genere e tratti dello spettro autistico... 

Zhana Vrangalova
Collaboratrice di Forbes
nel campo della sessualità e nella salute sessuale
(le opinioni di lei sono solo sue)
Pubblicato originariamente qui.

Traduzione a cura di Raffaele Yona Ladu

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