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mercoledì 14 luglio 2021

Il Pride 2021!!

 Andavo al Pride, negli anni 90, vestita come mia zia, tacchi bassi e vestito scuro, partecipavo compunta e composta, sentivo di voler dare un messaggio di normalità, di un evento normale, per gente tutta “normale”.

Pride 2021

Erano momenti difficili per le persone LGBT che accorrevano ai primi Pride ed ancora più difficili per chi LGBT non era, o non lo era più di tanto.

Eppure, timidamente, c’era già il concetto del “tutti insieme”: e questo mi sembrava il momento centrale, il messaggio vincente , che già da allora faceva presagire questo bisogno di inclusione che oggi risalta lampante...


Dott.ssa Roberta Ribali


Il Simposio - Arcobaleni è disponibile su Amazon in formato Kindle.


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venerdì 2 ottobre 2020

Perché il Pride ha funzionato

 Samuel Delaney è un noto scrittore di fantascienza omosessuale. Nella sua autobiografia The Motion of Light in Water, ci racconta di un episodio, avvenuto negli anni in cui il moderno movimento LGBT+ doveva ancora spiegare le ali, che ci permette di capire come e perché funzioni il giogo dell’oppressione eteronormativa e in che modo il Pride sia stato e rimanga l’unico modo per liberarcene. 

perché il pride ha funzionato

Siamo negli Stati Uniti, in un tempo in cui gli incontri tra uomini omosessuali avvenivano, per forza di cose, nel buio imbarazzato di un parcheggio, nascosti tra un autotreno e l’altro: giusto per il tempo necessario a strappare un fugace barlume di piacere al chiaro di luna.

Ad un tratto, la sirena ficcanaso della polizia colora lo spiazzo di blu e rosso, mentre Delaney e compagnia fuggono mimetizzandosi tra le ombre fuori dal parcheggio.

Delaney è sorpreso: il giorno seguente, i giornali riporteranno solo una decina di arresti; ma, tra i fuggitivi, lo scrittore conta quasi un centinaio di uomini.

Tra le file di veicoli parcheggiati, era difficile vedere poco più del partner con cui si stava passando la serata e nessuno degli avventori aveva idea di quante persone fossero effettivamente nascoste in quel parcheggio: il numero era semplicemente sbalorditivo...


Marco Sassaro


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giovedì 3 settembre 2020

Esce "Il Simposio - La libertà del sole"

 Il titolo di questo Simposio fa venire in mente l’estate, la stagione del Pride - che, quest’anno, ha dovuto fare i conti con l’emergenza Covid. Pensare e scrivere, a ogni modo, non è interdetto e non diffonde il contagio. Ecco che la nostra esistenza e la nostra visibilità si sono espresse in questi articoli.

           


La libertà del sole… quella di risplendere sotto gli occhi di tutti; quella di creare (grazie alle gocciole d’acqua sospese in aria) i colori dell’arcobaleno: simbolo del movimento LGBT, ma anche famoso per aver accompagnato il motto “Andrà tutto bene”, durante la quarantena.

            Era libero come il sole Freddie Mercury, quando brillava nelle proprie performance. La nostra rubrica di cultura pop parla di Bohemian Rhapsody, il film che (tra diverse polemiche) ha fatto rivivere il suo mito. Della quarantena parla invece l’articolo di Nathan, mostrando cosa essa abbia significato per le persone LGBT: liberazione da dinamiche sociali tossiche (in alcuni casi) e prigione (in altri).

            La prigione peggiore, però, è quella che “nega il sole” di una visibilità rispettata a “minoranze nella minoranza”: come avviene agli asessuali, secondo Aleister Erika Lupano. È una nostra nuova penna, a cui diamo il benvenuto, così come a Giulia Cosmo Fragapane e Marco Sassaro.

Ormai classici (per la nostra rivista) sono invece i pezzi sulla sacralità del piacere: vedremo come l’eros possa farsi “libero” e “solare”.

            Dal godere al dovere: doverose considerazioni sulla proposta di legge contro l’omotransfobia avanzata dall’On. Zan.

            Il riferimento al sole presente nel titolo deve molto all’autore trattato nella nostra rubrica di letteratura: il poeta algerino Jean Sénac, che si firmava proprio con un sole stilizzato e cantava (fra l’altro) dell’ “amante di Helios” (= “sole”, in greco). Questo personaggio è un poeta guerriero che combatte per una terra in cui sia possibile la libertà: libertà dal colonialismo, ma anche dall’omofobia.

            Impossibile sembrerebbe invece il sogno di un Israele contemporaneamente aperto alle realtà LGBT e al rapporto sereno con la comunità palestinese…

            Decisamente meno utopico di quanto non possa sembrare è il potenziale liberatorio del Pride: un’occasione per “uscire dal buio” e vedere realmente “quanti siamo”, in tutta la dirompenza della folla.

            Nonostante la comunità LGBT sia ormai impossibile da ignorare, esistono ancora realtà (come quella degli ebrei ortodossi) che necessitano di affrontare l’esistenza di minoranze sessuali al proprio interno. Possono ancora permettersi di chiudere gli occhi o dovranno… guardare in faccia il sole?

Di certo, la luce della consapevolezza non può fare a meno delle parole, da sempre strumento per delineare nettamente la realtà nella nostra mente. Ecco perché tutte quelle “etichette” all’interno del “cappello LGBT” esistono e servono.

Un solo augurio: siate liberi di esistere… e di splendere.


Disponibile su Amazon come ebook Kindle e cartaceo.

martedì 14 agosto 2018

Discorso di Nathan al Milano Pride 2018


“Come fai ad essere coerente con te stesso quando il tuo corpo dice il contrario di quello che sei?”
Questa frase è tratta da un noto monologo di un famoso pioniere del percorso ftm: Davide Tolu.
Ci sono uomini e donne che sono uomini e che sono donne, senza che il loro aspetto li faccia apparire tali. 
nathan

Molti di questi vorrebbero dichiarare al mondo di esserlo; ma come trovare il coraggio di farlo, in un mondo che basa la definizione sociale di un uomo e di una donna sull’aspetto fisico?
Parlo a tutte le persone sotto a questo palco, che fossero portatrici di un’identità di genere divergente dalle aspettative generate dal proprio corpo.
Quante volte abbiamo provato vergogna a dichiararci uomini, donne, o “altro”, solo perché avremmo dovuto usare una voce acuta per dire “sono un uomo”, o una voce profonda per dire “sono una donna”?
Quante volte i primi a provare imbarazzo in un’affermazione così forte siamo stati noi? Quante volte abbiamo considerato ragionevole il ricevere un “no” ad una richiesta di rispetto della nostra identità di genere?
Io chiedo a voi tutte e tutti di fare questo atto di coraggio, di autodeterminazione, di riuscire a dichiarare al mondo ciò che siete, ciò che siamo.
So benissimo che, differentemente rispetto al percorso tracciato all’estero, di cui l’Argentina e Malta sono solo due dei tanti esempi, dove il cambio del genere e del nome anagrafico è permesso con una semplice richiesta amministrativa, in Italia viene richiesta ancora una medicalizzazione ormonale obbligatoria, e, spesso, un aspetto rassicurante rispetto alle aspettative di genere - quando non anche l’adesione a stereotipi di genere.
Ma, se è vero che la società non cambia senza la spinta delle leggi, le leggi non cambiano mai senza la spinta della società: c’è un’interdipendenza, e la nostra visibilità può fare da volano a questo cambiamento...

Continua su Il Simposio - L'essenziale è invisibile agli occhi. Disponibile come Kindle e come cartaceo. Chi acquista la versione cartacea può ricevere quella Kindle in omaggio.