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giovedì 8 febbraio 2018

"Se anche Dio fa coming out" di Gianni Geraci

Il Natale, a pensarci bene, è la celebrazione di un coming out. Lo fa notare la teologa queer Marcela Maria Althaus-Reidt, quando osserva come, dietro al mistero dell'incarnazione, c'è un Dio che dice: «non posso essere Dio, ho un’altra identità, ho bisogno di essere uomo»[1].
E davvero nessuna esperienza di transizione è più radicale e più trasgressiva di quella di un Dio che si incarna e che, nell'incarnarsi, accetta di diventare uomo e maschio.
«Dio nessuno l'ha visto!» afferma l'autore del Vangelo di Giovanni al termine del suo prologo, che, non a caso, esordisce dicendo parlando di qualcosa che non va veduto, ma va ascoltato: quel “verbo” che «era in principio», che «era presso Dio», che «era Dio». E un Dio che è davvero Dio non solo non lo si può vedere, ma non lo si può nemmeno ingabbiare in categorie generate dalla logica umana, come quella dell'esistenza o della non esistenza. 
Matthias Stomer, Natività (1640 circa)
Dio, se c'è, di certo può anche non esistere, lasciava intendere un filosofo, di cui non riporto il nome solo perché romperebbe il climax del discorso[2]. In realtà, lui era ancora più radicale e affermava che il Dio onnipotente della metafisica  può tranquillamente esistere e non esistere nello stesso tempo, visto che l'idea che esistenza e non esistenza siano incompatibili è frutto di una logica, la nostra, che è nata per spiegare le cose di cui facciamo un'esperienza sensibile: esperienza sensibile che non è certo applicabile a un Dio che, a detta di tutta la teologia, se c'è, è trascendente.
Il primo coming out è quindi quello di un Dio che abbandona la libertà della non-logica e decide di esistere e di accettare le leggi della logica razionale.
Proprio perché Dio nessuno l'ha visto, non c'è motivo di pensare che questo stesso Dio sia un Dio personale simile a quello di cui parla la rivelazione cristiana: dall'indefinito Brahman (di cui parlano le Upaniad vediche), al Prodigioso Spaghetto Volante (dalle cui appendici sono stati toccati i Pastafariani), sono tantissimi gli Elohim (il termine plurale con cui una delle tradizioni bibliche parla di Dio) che non possono essere classificati come “Iddii” personali...





[1]     Tutti i testi di Marcela Althaus-Reidt sono tratti da Per una teologia "Queer”: http://gruppodelguado.blogspot.it/2012/11/per-una-teologia-queer.html (data di creazione 18/11/2012, ultima consultazione 20/12/2017).

[2]     Si tratta di Santino Caramella che affronta il tema dell'esistenza di Dio nel testo Conoscenza e metafisica, Palermo, 1966

Gianni Geraci

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venerdì 2 febbraio 2018

"Tradizionale? No! Queer" di don Mario Bonfanti

Da alcuni anni a questa parte, l’approssimarsi del Natale si accende di scontri attorno al presepe. E anche a questo giro di boa stiamo assistendo a veri e propri colpi di scena all’italiana: il centro destra nel Veneto chiede (e – ahimè – ottiene) un piano per finanziare il presepe in tutte le scuole; il sindaco di Sesto San Giovanni, in un impeto di generosità, addirittura lo regala; il Consiglio comunale di Orbassano (TO) approva una mozione a tutela della cultura e tradizione cattolica; ecc. Visto che la motivazione addotta è sempre “salvare i nostri valori e le nostre tradizioni”, vorrei fare un po’ di chiarezza sul messaggio e sui valori ben poco tradizionali che il presepe porta con sé.
E lo faccio passando in rassegna i personaggi essenziali nell’allestimento di un presepe che si rispetti.

presepe queer
Un presepe queer?


Il/la bambin* Gesù

Partiamo dal(la) protagonista principale che – secondo la tradizione – compare all’ultimo nel cuore della “notte santa” con un colpo di scena in stile deus ex machina o discesa alla Vanda Osiris – se preferite: il bambino Gesù. Bambino? Ma siamo sicuri che fosse un vero bambino maschio? Se stiamo alla tradizione (e al dogma cattolico), Gesù sarebbe nato da una ragazza, senza nessun concorso umano. Un caso rarissimo di “partenogenesi” umana, come quello che nel 1995 aveva fatto balzare sulla sedia alcuni medici scozzesi alle prese con un bambino con anomalia cromosomica. Un caso molto simile alla nascita di Gesù. Come scrive la teologa femminista Virginia Mollenkott: “Se diamo per assodato che Gesù sia nato da un parto verginale… questo significa che Gesù aveva due cromosomi X (non essendoci stato il contributo di uomo con cromosoma Y). Per cui Gesù era femmina a livello cromosomico con fenotipi maschili”. Stante questi dati, il bambino Gesù, allora, non sarebbe un “vero” maschio, ma una persona transgender. Quindi la tradizione – che i politici suddetti vogliono salvaguardare - metterebbe al centro della scena in bella mostra (e – addirittura – da adorare come “dio”) una trans. Le cose si fanno proprio interessanti. Evviva la tradizione!...

Don Mario Bonfanti

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